Caso Suarez, spunta il nome di Paratici: la Juve aveva fretta di ingaggiare il giocatore

24/09/2020 – La Juventus ha provato a corrompere i vertici dell’Università per stranieri di Perugia per organizzare un esame farsa a sostegno di Luis Suarez? E chi materialmente ha organizzato la prova? L’avvocatessa Maria Turco? O c’è qualcun altro dietro di lei? Ci sono nuove intercettazioni che metterebbero in imbarazzo uno dei massimi dirigenti della Juve, Fabio Paratici, il quale non sarebbe indagato. «Promuovete Suarez» sarebbe la considerazione, per non dire il consiglio, che Paratici avrebbe fatto con Maurizio Oliviero, rettore della Statale di Perugia. Quest’ultimo, al telefono con il suo quasi omonimo Simone Olivieri, direttore generale dell’Università per stranieri di Perugia, avrebbe quindi caldeggiato la promozione dell’attaccante uruguaiano: «Dobbiamo aiutarlo». Oliviero e Olivieri sono entrambi tifosi bianconeri e nella loro conversazione emerge l’interesse di Perugia nel sostenere il club bianconero. Al momento gli unici ad aver ricevuto un avviso di garanzia per concorso in corruzione sono il rettore dell’Università per stranieri di Perugia Giuliana Grego Bolli e Simone Olivieri. Ma, evidentemente, una domanda si impone perché laddove c’è un sospettato corrotto ci deve essere un sospettato corruttore. Chi è dunque il corruttore?

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La procura guidata da Raffaele Cantone, ex capo dell’Anticorruzione e il Nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme gialle stanno lavorando per capire se davvero c’è stata un’opera di corruzione, di cui al momento non esistono prove, o se si tratta invece di un caso di sudditanza psicologica da parte dell’università nei confronti della Juve e dell’attaccante uruguaiano. L’avvocatessa Turco respinge categoricamente qualsiasi ipotesi corruttiva e ribadisce di non aver sollecitato alcuna corsia preferenziale.

Al rettore Giuliana Grego Bolli e al direttore generale Simone Olivieri sono stati, invece, contestati gli articoli 110 e 319 e proprio quest’ultimo descrive l’ipotesi di reato del concorso in corruzione, punendo chiunque «riceva denaro o altra utilità o ne accetti la promessa per compiere un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio». Nell’avviso di garanzia non si allude a un fatto specifico, ma nel mirino della procura di Perugia c’è l’organizzazione della sessione straordinaria ad hoc per Suarez. Gli investigatori inoltre continuano a indagare alla ricerca di riscontri a supporto delle accuse di rivelazione di segreto d’ufficio e falso ipotizzate per la prova sostenuta dal calciatore. Che è consistita nella descrizione di due scene di vita familiare (una mamma che aiutava il figlio nei compiti e una coppia al supermercato) e nell’elencare le diverse abitudini dell’Uruguay e dell’Italia. All’attaccante è stato anche chiesto di domandare in italiano a un ipotetico vicino di casa dove andare in gita la domenica. Tutto pilotato. Almeno secondo inquirenti e investigatori.

Caso Suárez: ecco cosa rischiano le persone coinvolte
Ma non finisce qui: la Procura delle Federcalcio ha aperto un fascicolo sull’esame farsa sostenuto dal Luis Suarez. Il capo della procura della Federcalcio, Giuseppe Chinè, ha chiesto anche gli atti dell’indagine della magistratura ordinaria di Perugia. Al momento Suarez non rischia nulla dal punto di vista della giustizia ordinaria, perché la sua posizione è configurata nel caso di colui che beneficia di un illecito commesso da altre persone. Diversa è, invece, la sorte dei manager e docenti dell’Ateneo. A ricevere l’avviso di garanzia sono stati il rettore dell’università, Giuliana Grego Bolli, il direttore generale Simone Olivieri, l’esaminatore Lorenzo Rocca, Stefania Spina, la professoressa incaricata di preparare Suarez per il test, e Cinzia Campagna, che aveva il compito di predisporre l’attestato di livello B1 per il centravanti uruguaiano.

Indagati per falso ideologico in atto pubblico e rivelazione di segreti d’ufficio, per il primo reato rischiano una pena da 1 a 6 anni, per il secondo da 2 a 5 anni. Ben più grave sarebbe l’ipotesi di corruzione, per Grego Bolli e Olivieri, che prevede una reclusione da 6 a 10 anni. Per i cinque indagati c’è anche il rischio di sospensione dall’attività nell’ateneo. Il Ministero dell’Università e della Ricerca sta valutando se inviare gli ispettori a Perugia e presto potrebbe potrebbe essere avviata un’inchiesta disciplinare. – [FONTE]
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