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Maxi sequestro al Papeete. “Evasione fiscale”: contestati mancati pagamenti per oltre 500mila euro
novembre 1, 2020 Ambiente e salute

01/11/2020 – Gli anni sono quelli che vanno dal 2013 al 2016. Non ancora gli anni più ruggenti per il Papeete beach di Milano Marittima e per la vicina discoteca Villapapeete. Matteo Salvini, che già frequentava quei lidi, non era ancora un ministro degli Interni alla consolle. E le crisi di governo balneari erano solo roba da prima Repubblica. Ma questa volta la politica non c’entra: protagoniste sono semmai le due società omonime che gestiscono i due locali. Perché è su di loro che il Gip del Tribunale di Ravenna ha disposto, su richiesta della Procura, un sequestro preventivo per equivalente pari a una cifra totale di 526mila euro. Il decreto prevede, qualora nei conti non ci sia sufficiente capienza, una compensazione con i conti della legale rappresentante delle due srl, R. C., sorella dell’europarlamentare della Lega M. Casanova a sua volta socio nell’attività imprenditoriale rivierasca e molto amico di Salvini. E qui si ritorna agli anni 2013-2016: perché ipotesi dell’accusa è che la donna in quel periodo, in qualità di titolare dei due blasonati locali, per evadere le imposte abbia usato fatture false in quanto relative a operazioni considerate inesistenti: il sequestro compensa la presunta evasione.

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La donna, attraverso il suo avvocato Ermanno Cicognani, ha già presentato richiesta di riesame per chiedere di annullare tutto. Anche il fratello europarlamentare respinge ogni possibile maneggio contabile: “Siamo una delle aziende più controllate d’Italia su tutti i fronti – precisa al telefono – si figuri se abbiamo mai cercato scappatoie fiscali o di altra natura. Per quanto riguarda il personale, cerchiamo di avere meno incombenze gestionali possibili: per questo ci eravamo rivolti alla Mib Service. Ma abbiamo sempre versato tutto e alla luce del sole, Iva compresa. E le posso garantire che non abbiamo mai guadagnato nulla rivolgendoci a loro”.

Qui si arriva all’indagine madre: quella scattata dopo un accertamento fiscale aperto dalle Fiamme Gialle nel 2017 sulla Mib appunto, srl ravennate nata nel 2010 con il dichiarato scopo di affiancare gli imprenditori nella gestione delle loro attività e che invece, almeno secondo i Pm, avrebbe virato verso un collaudato sistema per frodare il fisco attraverso un complesso meccanismo di assunzioni ritenute fittizie. Tante, secondo l’accusa, sarebbero state le aziende sparse in più regioni d’Italia ad avere tratto vantaggio dall’uso delle fatture considerate false per un ammontare complessivo tra il 2013 e il 2017 stimato in 5,6 milioni di euro distribuiti su ben 122 contratti. Tra cui appunto Papeete e Villapapeete. – [FONTE]
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