Report 04/01/2021, Le menti raffinatissime: Dalla Strage di Bologna alle bombe del ’92-’94

05/01/2021 – Report dedica una puntata speciale alla trattativa Stato-mafia, alle stragi del 1992 e quelle del 1993 per cui sono indagati dalla Procura di Firenze anche Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Con testimonianze inedite e documenti esclusivi verrà ricostruito per la prima volta in televisione il ruolo ricoperto da alcuni settori delle istituzioni nelle stragi del 1992 e in quelle degli anni precedenti. Un filo nero collegherebbe infatti l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 alle bombe di Capaci e via D’Amelio in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Mafia, massoneria, terroristi di destra e servizi segreti deviati avrebbero contribuito per anni ad organizzare e ad alimentare una strategia stragista che puntava alla destabilizzazione della democrazia nel nostro paese.

Lo raccontano a Report magistrati, collaboratori di giustizia e protagonisti dei piani eversivi. Report farà luce sul ruolo inconfessabile ricoperto dagli uomini dello Stato nella pianificazione e nell’esecuzione delle stragi. Una verità a cui probabilmente era arrivato Paolo Borsellino. Quando viene ucciso in via D’Amelio, sparisce l’agenda rossa che portava sempre con sé, dove conservava tutti gli appunti sulle indagini da lui svolte in prima persona sulla strage di Capaci. Che fine ha fatto l’agenda rossa di Paolo Borsellino? Grazie a testimonianze esclusive, Report è in grado di aggiungere un tassello importante alla ricostruzione della vicenda.

NINO DI MATTEO: “IL PRESIDENTE SCALFARO MENTÌ”
Il magistrato Nino Di Matteo: «Sulla sostituzione di Nicolò Amato con Adalberto Capriotti al vertice del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il presidente Oscar Luigi Scalfaro ha mentito» video: https://fb.watch/2PVPv85_v8/
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– I volti delle 5 donne che avrebbero partecipato alle stragi di via Palestro a Milano e via dei Georgofili. Gli identikit furono realizzati subito dopo l’esplosione delle bombe. Le donne raffigurate nella foto nr6 e nella nr11 (che per per la prima volta rendiamo pubblica) sono state viste subito prima della strage nei pressi di via dei georgofili il 27 maggio del 1993. La donna nella nr6 è stata notata da un portiere di un palazzo mentre era a bordo di una mercedes che si è fermata davanti a due uomini che aspettavano sul marciapiede. Dalla mercedes ne è scesa la donna che si è avvicinata ai due uomini, ha bestemmiato e li ha invitati a sbrigarsi. Quindi i due uomini hanno caricato sulla mercedes una grossa borsa da viaggio sul sedile posteriore e l’auto è ripartita seguita da un Fiorino, lo stesso modello di furgone usato poi per la strage. Le altre tre donne bionde sono state invece viste nei pressi di via Palestro poco prima dell’esplosione della bomba. Una di loro è stata riconosciuta all’interno di una Fiat Uno nei pressi della museo di arte contemporanea. Qui lo stesso modello di auto è stato usato poco dopo per compiere l’attentato. Secondo la pista investigativa le cinque donne sarebbero esponenti di quei servizi deviati che potrebbero aver avuto un ruolo centrale negli attentati del 1993.

Tra il 1990 e il 1994 centinaia di telefonate anonime arrivano alle sedi dei giornali. Una sigla, la Falange Armata, invia minacce a politici e giornalisti e rivendica omicidi e attentati tra cui le bombe di Capaci e via d’Amelio del 92 e le stragi di Firenze, Roma e Milano del 93. Ma chi sono i falangisti? Erano uomini dello Stato? Video: https://fb.watch/2PVtfE8MLH/
CONTINUA A LEGGERE >>  LE MENTI RAFFINATISSSIME, VIDEO COMPLETO:
«L’agenda rossa di Borsellino? Nelle mani dei boss ma non solo…» Le dichiarazioni a Report di Salvatore Baiardo, l’uomo che ha coperto la latitanza dei fratelli Graviano, potente famiglia mafiosa oggi accusata della strage di via D’amelio,
Salvatore Baiardo, l’uomo che ha coperto la latitanza dei fratelli Graviano, potente famiglia mafiosa oggi accusata della strage di via D’amelio, in un’intervista esclusiva a Report su Rai 3, dichiara che l’agenda rossa sottratta dall’ auto in fiamme del giudice Borsellino sarebbe finita anche (e non solo) nelle mani dei Graviano, e che sarebbe stata al centro di un incontro ad alti livelli che si sarebbe svolto a Orta. VIDEO:



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