“Giorgia Meloni fece avere 35mila euro a un clan di nomadi per la campagna elettorale”, la rivelazione di un pentito alla Dda di Roma

06/03/2021 – Dal verbale segreto spunta il nome della leader di FdI. Parla A. R., collaboratore di giustizia: “I soldi consegnati in contanti dentro a una busta del pane davanti al distributore di fronte al bar Shangri-la all’Eur”. L’uomo della Meloni ci salutò dicendo: “Io a voi nun ve conosco. Nun v’ho mai dato gnente”.

“Maietta ha detto alla Meloni che c’era bisogno di pagare i ragazzi presenti per la campagna elettorale e la Meloni ha risposto: ‘Dì a questi ragazzi che ne parlino con il mio segretario’ “. Quei ragazzi erano quelli di un clan di Latina. Un clan che la Dda di Roma considera mafioso. E’ un’accusa pesante quella fatta dal collaboratore di giustizia A. R. davanti ai pm antimafia romani, Corrado Fasanelli e Luigia Spinelli .da tre anni impegnati in una serie di indagini su alcune famiglie di origine nomade radicate nel capoluogo pontino, legate a doppio filo ai Casamonica, e che per gli inquirenti hanno messo su delle vere e proprie associazioni per delinquere di stampo mafioso.
Pasquale Maietta e Giorgia Meloni

Inchieste in cui a più riprese sono emersi rapporti tra pezzi di politica e malavita e che ora vedono un pentito tirare in ballo la stessa presidente di Fratelli d’Italia, sostenendo che nel 2013 fece avere al clan Travali, colpito nei giorni scorsi da 19 arresti, 35mila euro per comprare voti e attaccare manifesti a favore di quello che all’epoca era l’astro nascente del partito, Pasquale Maietta, commercialista, ex presidente del Latina Calcio ed ex tesoriere alla Camera di FdI, amico di vecchia data del boss Costantino Cha Cha Di Silvio, coinvolto nell’inchiesta “Don’t touch”, relativa all’organizzazione criminale messa in piedi da quest’ultimo, imputato nel processo “Olimpia”, relativo a tre organizzazioni criminali che sarebbero state costituite nel capoluogo pontino all’ombra del Comune quando era sindaco il collega di partito ed ex consigliere regionale Giovanni Di Giorgi, e imputato nel processo “Arpalo”, per cui venne anche arrestato, incentrato su un vasto giro di denaro frutto di evasione fiscale riciclato in Svizzera…  Continua su Fonte

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