Draghi, McKinsey consulente per il Recovery Plan: reazione dei politici italiani

07/03/2021 – Il governo Draghi ha istituito una nuova task force composta da consulenti esterni che aiuterà l’esecutivo italiano a realizzare il Recovery Plan destinato a declinare l’utilizzo dei fondi europei nel Paese. La notizia ha generato sgomento e proteste tra gli esponenti del mondo politico. Il contratto di consulenza affidato alla McKinsey sotto il nuovo Governo Draghi ha scatenato più di una polemica. Ma non è la prima volta che la multinazionale statunitense lavora per conto dello Stato Italiano. Il gigante americano delle consulenze strategiche ha lavorato insieme al Mef già negli scorsi anni: la Mc Kinsey era infatti consulente abituale del Tesoro e ha addirittura ridisegnato la sua organizzazione al doppio della cifra ora contestata. La prima determina fu firmata durante il governo gialloverde nel febbraio del 2019, quando ministro dell’Economia era Giovanni Tria, ma i pagamenti sono stati effettuati dal governo successivo quello giallorosso, con ministro Roberto Gualtieri. Non è quindi una novità introdotta da Draghi. All’epoca si determinava infatti “di avviare la procedura di affidamento diretto su M.E.P.A. della fornitura dei servizi relativi al progetto interdirezionale di analisi volto ad accrescere la performance organizzativa del Dipartimento del Tesoro, ai sensi dell’art. 36, comma 2, lett. a) del D.Lgs. 50/2016 alla società McKinsey & Company inc. Italy – Piazza Duomo 31, 20122 Milano Partita IVA:00805970159 – tramite trattativa diretta sul M.E.P.A. Bando “Servizi” – Categoria Merceologica “Servizi di supporto specialistico”.

Sulla questione è arrivato una nota di chiarimento del MEF: “L’attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali “Next Generation” già predisposti dagli altri paesi dell’Unione Europea e un supporto tecnico-operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano. Il contratto con McKinsey ha un valore di 25mila euro +IVA ed è stato affidato ai sensi dell’art. 36, comma 2, del Codice degli Appalti, ovvero dei cosiddetti contratti diretti “sotto soglia”. Le informazioni relative al contratto saranno rese pubbliche, come avviene per tutti gli altri contratti del genere, nel rispetto della normativa sulla trasparenza”.

“Si precisa – proseguono da via XX Settembre – che la governance del PNRR italiano è in capo alle Amministrazioni competenti e alle strutture del MEF che si avvalgono di personale interno degli uffici. McKinsey, così come altre società di servizi che regolarmente supportano l’Amministrazione nell’ambito di contratti attivi da tempo e su diversi progetti in corso, non è coinvolta nella definizione dei progetti del PNRR. Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia. L’Amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del PNRR”.

Oltre a quanto comunicato dal Mef è arrivato un messaggio su Twitter dal ministro per i Rapporti col Parlamento, Federico D’Incà: “Il Mef ha chiarito che la governance del PNRR è nelle mani delle amministrazioni pubbliche competenti e McKinsey non ha alcun ruolo nella definizione del RecoveryPlan. Ora stop alle polemiche e avanti con il lavoro, non è il momento di ulteriori fratture”. – FONTE

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