L’inchiesta dell’Antimafia sulle Regionali. “Pronto 1 milione per comprare i voti”. Il superteste accusa il capo della Lega

07/03/2021 – Nei verbali di interrogatorio, il collaboratore di giustizia racconta le manovre di Angelo Tripodi, ora numero uno della lista Salvini in Regione. “Durante un incontro nel 2016 mi disse che puntava ad essere eletto consigliere nel Lazio”.

Accuse a Giorgia Meloni e non solo. Dagli atti d’indagine dell’inchiesta “Reset”, che a Latina venti giorni fa ha portato all’arresto di 19 esponenti del clan di origine nomade Travali, emergono anche altre dichiarazioni fatte dal pentito A. R. sui big della politica.

Il collaboratore di giustizia, le cui rivelazioni da tre anni sono al centro di delicate inchieste, arresti, processi e condanne per quella che viene considerata la mafia pontina legata ai Casamonica di Roma, ha sostenuto di aver incontrato la leader di Fratelli d’Italia insieme all’ex deputato P. M., di aver avuto 35mila euro da quest’ultima, tramite un uomo di fiducia, per la campagna elettorale che portò all’elezione alla Camera dello stesso M., ma ha anche parlato dell’attuale capogruppo della Lega in Regione, A. T..

Il pentito ha riferito ai magistrati della Dda di Roma di un faccia a faccia con l’esponente del partito di Matteo Salvini dopo le elezioni comunali del 2016 nel capoluogo pontino, quando l’attuale consigliere regionale, candidato a sindaco con Forza Nuova, La Destra e alcune civiche, venne sconfitto.


T. puntava al consiglio regionale del Lazio – ha affermato Riccardo – dicendo che aveva un milione di euro da destinare all’acquisto dei voti ” . Il pentito ha poi assicurato: “Lo disse a me nel 2016 dopo che perse le elezioni comunali”. Già nell’inchiesta antimafia denominata ” Alba Pontina”, relativa al clan Di Silvio, era spuntato fuori il nome di T..

Era emerso che alcuni esponenti delle famiglie di origine nomade, in occasione delle comunali 2016, avrebbero acquistato voti per lui, chiedendo agli elettori di indicare come preferenza quella per il capolista di una delle civiche che lo sostenevano, Roberto Bergamo. Su quest’ultima vicenda il giudice Angelo Giannetti ha rinviato a giudizio Angelo Morelli, detto Calo, esponente dell’omonima famiglia di origine nomade, lo stesso imprenditore Bergamo, e uno straniero, Ismail El Ghayesh. Bergamo e Morelli, secondo l’Antimafia, avrebbero promesso agli elettori 30 euro per ogni voto, che sarebbe andato tanto all’imprenditore quanto all’attuale esponente della Lega.

El Ghayesh avrebbe invece cercato di estorcere denaro a un giovane a cui aveva venduto cocaina e lo avrebbe costretto, accompagnandolo al seggio, a votare per T. e a esprimere la preferenza per Bergamo. ” In alcuni casi – ha sostenuto sempre R. all’Antimafia – i voti venivano procurati a titolo di pagamento di debiti per droga. Se qualcuno aveva un debito di droga, invece di pagare in contanti procurava voti per noi in quel periodo”.

E ha infine dichiarato che nel 2016, in occasione delle comunali a Latina, il clan acquistò voti anche per un candidato di Cuori Italiani, A. F., da cui ricevettero 5mila euro, e per un candidato di Forza Italia, in cambio di 8mila euro: ” Non volle che ci occupassimo dei manifesti ma solo dei voti”. Quest’ultimo candidato viene indicato in G. I., eletto “con circa mille voti”. E tra i consiglieri eletti c’è I., ottenne poco più di mille voti, di recente passato a FdI. – FONTE

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