Cronaca

Cuba al collasso: l’isola che si spegne e il dramma di un reportage spezzato

By admin

September 08, 2026

Cuba sta vivendo l’ora più buia della sua storia recente. Non si tratta di un’esagerazione giornalistica, ma di una drammatica istantanea socio-economica: una crisi senza precedenti dal crollo del blocco sovietico, che oggi spinge quasi il 90% della popolazione sotto la soglia di povertà.

Mentre il governo dell’Avana denuncia danni record per oltre 8 miliardi di dollari dovuti al soffocante embargo statunitense, le strade dell’isola raccontano una verità ancora più spietata: quella di un Paese in cui mancano luce, acqua, cibo e, soprattutto, farmaci salvavita.

Proprio per accendere i riflettori sui luoghi dimenticati del pianeta, l’ex deputato e attivista politico  si era recato a Cuba come inviato speciale per conto de Il Fatto Quotidiano e TvLoft. Il suo reportage esclusivo ha un titolo che oggi suona quasi profetico: “La polvere del mondo”. Un viaggio d’inchiesta che avrebbe dovuto raccontare le emergenze umanitarie dell’isola, ma che si è trasformato in un dramma personale. Colpito da un improvviso e grave malore a fine agosto mentre si trovava a Santa Clara, Di Battista è stato ricoverato d’urgenza e poi trasferito in terapia intensiva all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana. Un delicato e improvviso intervento chirurgico ha infine costretto a rinviare il suo rientro in Italia su un’aeroambulanza privata.

Il destino ha voluto che l’inviato sperimentasse sulla propria pelle le immense fragilità della sanità cubana proprio mentre cercava di documentarle. Un sistema storicamente eccellente per il capitale umano dei suoi medici, ma oggi ridotto allo stremo dalla carenza assoluta di camici bianchi, reagenti, farmaci e persino macchinari di base (come la TAC, assente nella clinica di Santa Clara dove è stato inizialmente accolto).

⚡ Vivere al buio: la corrente elettrica manca 22 ore su 24

Se c’è un elemento che descrive concretamente cosa sia oggi “La polvere del mondo”, è il blackout perenne che sta soffocando Cuba. Le centrali termoelettriche dell’isola sono obsolete e il carburante scarseggia. Il risultato è un collasso strutturale in cui la corrente elettrica arriva a mancare anche per 22 ore su 24.

Questo non significa semplicemente rassegnarsi a vivere al buio. Questa paralisi incide enormemente e in modo devastante sulle condizioni di vita della popolazione:

Il dato più drammatico: il raddoppio della mortalità infantile

Il collasso del modello cubano trova la sua conferma più dolorosa nel fenomeno sociale più eclatante degli ultimi anni: il crollo degli indicatori di salute neonatale.

Per decenni, il fiore all’occhiello della Rivoluzione è stato un tasso di mortalità infantile straordinariamente basso, specchio di un sistema di prevenzione capillare. Oggi quel mito è infranto. A causa della carenza assoluta di antibiotici, di integratori per le terapie intensive neonatali, di incubatrici funzionanti e delle continue interruzioni di corrente, il tasso di mortalità infantile è drammaticamente raddoppiato, passando da circa 4 decessi ogni 1.000 nati vivi a quasi 9 su 1.000. È la spia rossa di un sistema che non riesce più a proteggere nemmeno i suoi neonati.

Un’inflazione da economia di guerra e l’esodo

Con l’aumento dei carburanti di oltre il 500%, lo stipendio medio statale in pesos è carta straccia. La sopravvivenza si è spostata sul mercato nero o nei negozi privati (MiPymes), accessibili solo a chi ha la fortuna di ricevere dollari dai parenti all’estero. Senza prospettive, con il turismo dimezzato rispetto al periodo pre-Covid e le rimesse in calo, Cuba sta affrontando la più grande ondata migratoria della sua storia, svuotandosi della sua forza lavoro più giovane.

L’isola caraibica non è più il paradiso tropicale congelato nel tempo descritto dai depliant turistici. È un’emergenza umanitaria a cielo aperto che rischia di implodere nel silenzio della comunità internazionale. E la vicenda di Di Battista, rimasto bloccato in un letto d’ospedale all’Avana proprio mentre cercava di catturare la deriva dell’isola, resta il simbolo di un Paese in cui perfino documentare la realtà è diventato un’impresa al limite delle forze umane.