Cronaca

LO STATO SOTTO CHIAVE – L’ombra del “Grande Bavaglio” sulle istituzioni e il giornalismo italiano

By admin

September 25, 2026

Dalla Rai alla Corte dei Conti, passando per la Magistratura e gli enti statistici: viaggio dentro la progressiva disattivazione dei corpi di controllo dello Stato. Chi vigila più sul potere?

Un vecchio adagio del giornalismo d’inchiesta anglosassone recita che il potere tende per sua natura a muoversi nell’ombra, e che la democrazia respira solo grazie alla luce dei controlli. In Italia, tuttavia, i fari che illuminano le stanze dei bottoni si stanno spegnendo uno dopo l’altro. Quella che le opposizioni e ampi settori della società civile definiscono come una vera e propria “operazione Bavaglio” non è un singolo provvedimento isolato, ma un disegno sistematico che sta ridisegnando i confini del controllo pubblico, della magistratura e dell’informazione indipendente.

Dalle inchieste televisive scomode fino ai bilanci dello Stato, ecco la mappa di un’Italia dove vigilare è diventato un rischio.

Il caso Report: spegnere la televisione che indaga

Il primo e più visibile fronte di questa stretta si consuma sugli schermi del servizio pubblico. Il mirino è da tempo puntato su Report, la trasmissione d’inchiesta più longeva e premiata della Rai, guidata da Sigfrido Ranucci.I continui attacchi politici, i tentativi di spostamento di palinsesto e le pressioni sui contratti non sono semplici dinamiche aziendali. Isolare e depotenziare una voce che per decenni ha svelato il malaffare, i conflitti d’interesse e le zone d’ombra della politica significa mandare un messaggio preciso a tutto il mondo del giornalismo: fare domande scomode non è più gradito.

Corte dei Conti: il PNRR senza fari

Mentre si discute di censura sui media, nei palazzi della burocrazia economica si consuma un’operazione altrettanto profonda. Con una serie di modifiche normative, il governo ha di fatto esonerato la Corte dei Conti dal “controllo concomitante” sulle enormi spese del PNRR.La giustificazione ufficiale parla di “snellimento delle procedure” e di lotta alla “paura della firma” dei burocrati. La realtà sul campo, denunciano i critici, è che miliardi di euro di fondi europei – la più grande torta finanziaria dal dopoguerra a oggi – si muoveranno senza quel monitoraggio in tempo reale che avrebbe potuto prevenire infiltrazioni criminali, sprechi e corruzione.

Magistratura e Antimafia: disarmare i giudici

Il braccio di ferro con il potere giudiziario ha toccato l’apice con lo scontro sui centri di trattenimento dei migranti in Albania. Di fronte a sentenze sgradite, la reazione non è stata il confronto giuridico, ma la delegittimazione. Si fa strada l’ipotesi di vietare ai magistrati di esprimersi pubblicamente o di partecipare al dibattito civile.Un bavaglio che si estende persino all’Antimafia: l’allontanamento di figure storiche come gli ex procuratori Federico Cafiero De Raho e Roberto Scarpinato dalle commissioni d’inchiesta viene giustificato con presunti “conflitti d’interesse”. Per molti, è il tentativo di estromettere dall’organo parlamentare proprio chi possiede le competenze più profonde per indagare sui legami tra criminalità organizzata e segmenti dello Stato.

Numeri sgraditi: l’attacco a Bankitalia e Istat

In questa operazione di silenziamento, nemmeno la matematica sembra essere al sicuro. Quando gli enti statistici e di monitoraggio indipendenti, come Bankitalia e Istat, diffondono dati economici che non coincidono con la narrazione trionfalistica dell’esecutivo – che si tratti di stime al ribasso sul PIL, sul deficit o sull’efficacia delle misure sociali – scatta immediata la contestazione metodologica. Attaccare la credibilità delle istituzioni che misurano lo stato di salute del Paese è l’ultimo tassello per sostituire la realtà dei fatti con la propaganda.

La democrazia ha bisogno di pesi e contrappesi

Un governo forte della propria legittimazione popolare ha il diritto di governare, ma non quello di eliminare i contropoteri previsti dalla Costituzione. Quando si colpiscono simultaneamente il giornalismo d’inchiesta, i magistrati, i giudici contabili e persino i tecnici della statistica, non si sta solo velocizzando la macchina dello Stato: si sta togliendo ai cittadini il diritto di sapere cosa accade davvero sopra le loro teste. E una democrazia senza controlli è una democrazia a metà.