A settembre 2026 si è conclusa con un successo totale nel carcere di Secondigliano a Napoli la sperimentazione del primo sistema “jammer” strutturale in Italia, un progetto pilota fortemente invocato dal Procuratore della Repubblica di Napoli, . I dati emersi tracciano il bilancio di una vera e propria svolta nella lotta alla criminalità organizzata: lo scudo elettronico ha neutralizzato circa 24.000 comunicazioni illecite, impedendo ai detenuti di connettersi con l’esterno.
L’Obiettivo: Recidere il Cordone Ombelicale delle Cosche
Per anni i penitenziari italiani sono stati vulnerabili all’ingresso di microcellulari e smartphone clandestini, introdotti persino tramite droni. Questa tecnologia punta a risolvere il problema alla radice:
- Che cos’è il Jammer: Un dispositivo elettronico che disturba e inibisce le frequenze radio, i segnali cellulari (4G/5G) e le connessioni Wi-Fi.
- Isolamento totale: Rendendo i telefoni inservibili all’interno delle sezioni detentive ad alta sicurezza, si impedisce ai boss di continuare a gestire traffici di droga, estorsioni e ordinare omicidi dal chiuso delle loro celle.
La Voce del Personale: il Plauso dell’USPP e il Nodo dell’Organico
I sindacati della Polizia Penitenziaria hanno accolto la notizia con forte entusiasmo, ma non senza lanciare un chiaro monito sul futuro del sistema penitenziario.
I vertici dell’USPP (Unione Sindacati Polizia Penitenziaria) hanno definito la sperimentazione “un grande successo”, sottolineando la gravità del fenomeno preesistente:
“I cellulari in carcere rappresentano una seria criticità non soltanto per la sicurezza degli istituti, ma anche per il lavoro quotidiano della polizia penitenziaria costantemente impegnata nel contrasto all’illegalità.” [1]
Il sindacato ha espresso grande soddisfazione per l’efficacia dei dispositivi nel bloccare le comunicazioni dei clan, ma ha chiarito che la tecnologia da sola non può colmare i deficit strutturali: accanto ai jammer, serve un potenziamento immediato del personale di vigilanza, da tempo sotto organico e sottoposto a carichi di lavoro logoranti.
Il Sostegno delle Istituzioni e il Futuro del Piano
Il successo di Secondigliano segna l’inizio di una nuova strategia nazionale. Il Sottosegretario alla Giustizia ha annunciato ufficialmente il completamento perfetto del test tramite i canali del Ministero della Giustizia:
“Da oggi i telefonini in carcere saranno del tutto inutili. La sperimentazione dell’inibitore nel carcere di Secondigliano è riuscita alla perfezione. Si tratta del primo istituto, ma presto ne seguiranno altri.”
La svolta ripaga la storica battaglia del Procuratore Gratteri, il quale ha commentato a caldo: “Non è mai troppo tardi: sono 10 anni che lo dico e, finalmente, il primo jammer è stato installato”. Il piano del Ministero punta ora a estendere progressivamente la schermatura tecnologica a tutti gli istituti penitenziari italiani, privando definitivamente le mafie del controllo remoto dei loro territori.