Se frequentate TikTok o X, vi sarà sicuramente capitato sotto gli occhi uno di quei video quasi ipnotici: enormi capannoni o scantinati bui, scaffali infiniti e migliaia di iPhone accesi, tutti allineati, che scorrono freneticamente le stesse schermate.
Spesso, la voce narrante o il testo in sovrimpressione vi lancia una verità “scomoda”: «Ecco la fabbrica dei bot che il Governo usa per fingersi amato dal popolo!» oppure «Guardate come i partiti comprano il consenso online!».
Le immagini sono reali, la spiegazione che vi danno è una totale manipolazione. Per capire cosa sta succedendo davvero sullo schermo del vostro smartphone, dobbiamo dividere la questione in due parti distinte: una truffa puramente tecnica e illegale da un lato, e un’operazione di pura propaganda politica dall’altro.
Parte 1: La realtà tecnica (Il mercato nero dei clic)
Quelle distese di telefoni che vedete nei video esistono davvero, ma non si trovano a Roma o a Milano. Sono le cosiddette Phone Farm (o Bot Farm), gigantesche infrastrutture informatiche situate quasi sempre in Asia (Cina, Vietnam, Thailandia).
Il loro scopo è esclusivamente economico, criminale e slegato dalla politica nostrana:
- Perché usano iPhone veri? I sistemi di sicurezza di TikTok, Instagram e Facebook sono diventati intelligenti. Se crei migliaia di profili falsi usando un solo computer (tramite software simulatori), l’algoritmo se ne accorge in pochi secondi e li cancella. Per aggirare questo blocco, le organizzazioni criminali comprano migliaia di smartphone fisici (spesso vecchi modelli rigondizionati), li collegano a dei server e usano programmi per controllarli tutti insieme come se fossero dita umane a toccare gli schermi.
- A cosa servono davvero? È un mercato nero miliardario basato sulle frodi digitali. Queste farm vengono affittate per gonfiare le visualizzazioni di canzoni su Spotify per truffare i diritti d’autore, simulare clic su annunci pubblicitari per rubare soldi alle aziende, o vendere “pacchetti di follower e mi piace” a influencer disperati in cerca di popolarità.
Parte 2: L’uso politico (Come “ci fanno i loro comodi”)
Qui si passa dalla tecnologia alla manipolazione della realtà. Alcuni profili social e creatori di contenuti — spesso fortemente schierati contro l’attuale esecutivo — prendono questi video asiatici di frodi commerciali e li decontestualizzano.
Il meccanismo psicologico che applicano sul pubblico è tanto elementare quanto efficace:
- Creare il nesso logico inesistente: L’autore del video vi mostra una truffa reale (gli iPhone accesi) e vi dice che quella è la “prova regina” che i commenti positivi sotto i post di Giorgia Meloni o dei ministri sono comprati.
- Monetizzare l’indignazione: Ad oggi, nessuna inchiesta della magistratura o report di sicurezza informatica ha mai dimostrato una commissione esplicita o pagamenti da parte del Governo italiano a queste strutture. Chi diffonde questi video, però, sa che l’indignazione fa fare visualizzazioni. Più gli utenti si arrabbiano contro il governo nei commenti, più l’algoritmo di TikTok spinge il video, facendo guadagnare popolarità (e soldi) a chi lo ha pubblicato.
- L’effetto “Negative Astroturfing”: C’è anche un altro paradosso. Spesso i bot che commentano la politica italiana sono profili esca creati da soggetti terzi o persino da oppositori, proprio per rendere i commenti talmente grossolani e ridicoli da screditare il politico di turno, facendo sembrare il suo consenso artificiale.
Conclusione: Non fate il loro gioco
La prossima volta che vedete un video con migliaia di iPhone accesi associato a slogan politici, ricordatevi l’inghippo. State guardando le immagini reali di una centrale del crimine informatico asiatico, usate come esca da un propagandista locale per ottenere i vostri clic.
Il consenso politico online è un terreno fangoso pieno di profili fitti e automazioni, ma confondere il mercato nero del digital marketing con una regia di Stato significa cadere nella stessa identica trappola che si vorrebbe denunciare.