Cronaca

Ospedali vuoti e procure paralizzate: l’indifferenza calcolata di un governo che ignora gli allarmi per sacrificare il bene pubblico con occhi di riguardo a finalità belliche

By admin

October 09, 2026

Esiste un filo rosso, invisibile ma devastante, che unisce le corsie d’ospedale svuotate e le scrivanie ingombre delle procure italiane. È il filo della ritirata strategica dello Stato dai suoi doveri più sacri: la salute e la sicurezza. Mentre la narrazione ufficiale dell’esecutivo Meloni continua a declamare successi macroeconomici e investimenti record, la realtà dei fatti descrive un Paese in cui i servizi essenziali vengono progressivamente privati dell’ossigeno minimo per sopravvivere. Un’indifferenza burocratica che somiglia drammaticamente a una resa.

La sanità pubblica alla canna del gas

I dati pubblicati dall’Anaao Assomed sono un ceffone in pieno volto: 3.767 medici ospedalieri hanno rassegnato le dimissioni volontarie nel giro di un anno, superando persino la quota dei pensionamenti ordinari. Professionisti formati a spese pubbliche, con un’età media di 48 anni, che scelgono di abbandonare il posto fisso nel servizio pubblico.Non fuggono per noia, ma per pura sopravvivenza contro turni massacranti, stipendi indecenti rispetto alla media europea e la costante minaccia di aggressioni nei pronto soccorso. Di fronte a questo scenario da “vasca senza tappo” — dove ogni 100 assunzioni si registrano ben 43 dimissioni anticipate — la risposta politica oscilla tra il rinvio e la negazione, riducendo l’emergenza a un problema di “eredità del passato”.

Il “capolavoro” contabile sulla Giustizia: il caso Napoli

Ma se la sanità piange, la giustizia non ride affatto, e il copione applicato dal Ministero della Giustizia è identico. Il caso della Procura della Repubblica di Napoli, guidata da Nicola Gratteri, è l’emblema di questo cortocircuito.Mentre il procuratore capo lancia allarmi continui sulle gravi carenze strutturali — denunciando una scopertura dell’organico degli amministrativi che superava già il 20% e la paralisi di oltre 1.300 richieste di arresto dovuta alla mancanza di magistrati e cancellieri — il governo ha risposto con un vero e proprio “gioco di prestigio” normativo.Con la rideterminazione delle piante organiche, il ministero ha tagliato ben 60 posti di personale amministrativo proprio all’ufficio inquirente più grande d’Italia. Un taglio secco superiore all’11%. La logica è sottile quanto perversa: invece di bandire concorsi e assumere personale per colmare i vuoti reali, lo Stato cancella i posti sulla carta. Se il posto non esiste più nella pianta organica, la carenza formalmente scompare.

Un regalo involontario alla criminalità

In un territorio complesso in cui la camorra dispone di risorse finanziarie quasi illimitate, colpire l’efficienza degli uffici giudiziari eliminando i cancellieri e i funzionari che devono materialmente notificare gli atti, istruire le pratiche e supportare i magistrati significa inceppare la macchina dello Stato. Come ricordato dalle sigle sindacali e dagli addetti ai lavori, si chiede a gran voce la lotta alla criminalità organizzata, ma poi si tolgono le gambe a chi quella lotta deve vincerla sul campo.Ospedali senza medici, tribunali senza amministrativi: la strategia dei tagli mascherati da riorganizzazioni sta mostrando il suo vero volto. Continuare a ignorare i gridi d’allarme che arrivano dalle corsie d’ospedale e dai palazzi di giustizia non è più una questione di colore politico, ma una precisa responsabilità di cui questo esecutivo dovrà, prima o poi, rispondere ai cittadini.