Cronaca

L’onorevole “sotto costo”: se il Fisco taglia i debiti ai potenti mentre stanga i comuni mortali

By admin

October 13, 2026

Mentre il cittadino medio affoga tra cartelle esattoriali e pignoramenti per poche centinaia di euro, la politica siciliana scopre le meraviglie del “saldo e stralcio” d’élite. Il caso del capogruppo di Fratelli d’Italia all’ARS riaccende il faro sui due pesi e due misure del sistema.

C’è un’Italia che quando deve pagare le tasse sperimenta la precisione chirurgica dell’Agenzia delle Entrate: conti correnti bloccati, fermi amministrativi sull’auto di famiglia, la minaccia costante di perdere la casa per un debito non saldato. E poi c’è un’altra Italia, quella che siede sulle poltrone del potere, dove i numeri perdono improvvisamente qualche zero e i debiti con lo Stato evaporano come nebbia al sole, nel pieno rispetto delle norme vigenti, si intende.

L’ultimo capitolo della saga dei “privilegi legali” arriva dalla Sicilia. Protagonista è Giorgio Assenza, potente capogruppo di Fratelli d’Italia all’Assemblea Regionale Siciliana. Un avvocato cassazionista di lungo corso, un uomo delle istituzioni che, stando alle cronache giudiziarie e giornalistiche di questi giorni, è riuscito a ottenere dal Tribunale di Ragusa l’omologazione di un piano di sovraindebitamento.

I dettagli contabili sembrano un miracolo finanziario riservato a pochi eletti: a fronte di un debito originario con l’Erario di ben 495 mila euro, l’esponente politico se la caverà pagando appena 57 mila euro. Meno del 12% del dovuto. Una sforbiciata monumentale che, per giunta, gli permette di blindare e salvare dal patrimonio aggredibile le sue proprietà immobiliari, inclusa una celebre abitazione a Punta Secca, la frazione marina resa famosa dalla fiction del Commissario Montalbano.

L’interessato si difende e respinge al mittente ogni accusa di favoritismo: “È una vicenda strettamente personale, ho solo applicato una legge dello Stato valida per tutti i cittadini in difficoltà”, fa sapere l’onorevole. Dal punto di vista puramente formale e procedurale, Assenza ha perfettamente ragione: la legge sul sovraindebitamento (la cosiddetta “legge salva-suicidi”) esiste proprio per dare una seconda chance a chi è sommerso dai debiti.

Ma qui crolla il muro della burocrazia ed emerge l’impatto politico ed etico della vicenda. È moralmente accettabile che un rappresentante del partito di maggioranza relativa, che sostiene un governo nazionale inflessibile sulla riscossione e sul rigore della retorica della legalità, utilizzi scappatoie fiscali per cancellare quasi mezzo milione di euro di tasse non pagate allo Stato? Con quale credibilità la politica chiede sacrifici ai “comuni mortali” se i suoi massimi esponenti beneficiano di sconti fiscali che il cittadino comune fa fatica persino a comprendere, figuriamoci a ottenere dai propri consulenti?

Se un artigiano, un commerciante o un operaio provano ad avviare le stesse complesse procedure, si scontrano spesso con un muro di dinieghi, costi legali proibitivi e tempi burocratici infiniti. Per i vertici del potere, invece, la macchina sembra scivolare via senza intoppi, garantendo la conservazione dello status socio-economico e delle ville al mare.

La vicenda siciliana non è un caso isolato, ma il sintomo di una distanza ormai siderale tra la realtà del Paese reale e i privilegi – anche legittimi, ma profondamente iniqui nella percezione pubblica – della classe dirigente. Un cortocircuito etico che dimostra come, nell’Italia del 2026, la legge sarà anche uguale per tutti, ma l’applicazione della generosità dello Stato sembra avere un occhio di riguardo per chi il potere lo gestisce dall’alto.