Cronaca

IL BLUFF DEI 60MILA POSTI LETTO: SE LA PROPAGANDA DEL GOVERNO STRANGOLA GLI STUDENTI FUORI SEDE

By admin

October 19, 2026

Milano, i fondi PNRR finiscono nelle tasche dei privati: stanze a 1.000 euro spacciate per “successi d’élite”. Così il Ministero confonde il diritto allo studio con il profitto immobiliare.

C’è una distanza siderale tra i comunicati stampa trionfalistici del Ministero dell’Università e la realtà di chi, zaino in spalla e conto in banca prosciugato, cerca semplicemente una stanza per studiare a Milano. Da una parte ci sono i numeri gonfiati della propaganda governativa, che sbandiera il “miracolo” di aver triplicato i posti letto grazie ai fondi del PNRR; dall’altra ci sono i fatti, che parlano di tende ancora piantate davanti ai rettorati e di tariffe che viaggiano verso i 1.000 euro al mese. Un paradosso economico e sociale che trasforma un miliardo e duecento milioni di euro di soldi pubblici nel più grande piano di sussidi mai concesso alla speculazione immobiliare privata.

Il gioco di prestigio contabile del Governo si scontra con una verità evidente: circa il 75% dei finanziamenti europei è stato intercettato da fondi immobiliari e speculatori privati, lasciando le briciole all’edilizia pubblica e al vero Diritto allo Studio.

La narrazione istituzionale crolla non appena si analizza la definizione ministeriale di “canone calmierato”. A Milano, dove il mercato libero è ormai fuori controllo, applicare uno sconto formale del 15% sui prezzi folli della città significa dare il via libera a studentati privati che offrono stanze a 850 o 900 euro mensili. Tariffe che il Governo rivendica come “agevolate”, ma che per una famiglia a medio o basso reddito rappresentano una barriera d’accesso insormontabile.

Non si tratta di un effetto collaterale imprevisto, ma di una precisa scelta politica scritta nei bandi: solo il 30% dei nuovi posti letto è riservato a studenti meritevoli e privi di mezzi tramite le graduatorie pubbliche. Il restante 70% viene immesso sul mercato a prezzi d’albergo, accessibili solo a una ristretta élite.

Mentre i palazzi della politica si autocelebrano esibendo tabelle e target europei formalmente raggiunti, a Milano il diritto all’istruzione viene subordinato alle regole del profitto. Sfruttare i numeri per scopi puramente propagandistici non cancella la realtà: i fondi che dovevano abbattere le disuguaglianze stanno finanziando studentati di lusso, trasformando un diritto costituzionale in un privilegio per pochi.