Basilicata

Il miliardo fantasma di Salvini e il bluff dei conti: se la propaganda viaggia a spese dei contribuenti

By admin

October 21, 2026

L’ultimo annuncio sugli autotrasportatori è lo specchio di un metodo: si promettono cifre iperboliche per spegnere le proteste, ma nelle casse dello Stato restano solo spiccioli da trovare. Dalle grandi opere ai bonus elettorali, la contabilità creativa di questo governo sta ipotecando il futuro del Paese.

Di Redazione 21 Ottobre 2026

C’è un’arte sottile nella politica della promessa perenne, ed è quella di far sembrare nuova una moneta già spesa tre volte. L’ultimo palcoscenico di questo prestigioso esercizio di illusionismo contabile lo ha allestito il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Davanti alla minaccia di un blocco totale dei tir che rischiava di paralizzare i consumi e svuotare i supermercati, la cabina di regia del governo non ha esitato a estrarre dal cilindro la cifra magica: un miliardo di euro subito.

Peccato che, una volta spenti i riflettori delle conferenze stampa e spulciate le carte dei ministeri, la montagna della propaganda si sia ridotta al solito, minuscolo e imbarazzante topolino. Di quel miliardo sbandierato ai quattro venti per placare la rabbia delle categorie, la stragrande maggioranza sono fondi vecchi. Soldi che erano già degli autotrasportatori, rimasti congelati per mesi nei meandri di una burocrazia immobile. Le risorse fresche, quelle necessarie a coprire davvero le nuove emergenze, ammontano a soli 164 milioni di euro. E la beffa finale è che questi soldi non ci sono: il Ministero dell’Economia deve ancora capire in quale piega del bilancio andare a raschiare il fondo del barile per trovarli.

Il metodo del “miliardo facile”

Questo episodio non è un caso isolato, ma il sintomo di una malattia sistemica che affligge l’attuale esecutivo: la gestione dei conti pubblici trattata come se fosse il tabellone del Monopoli. Si annunciano investimenti faraonici per incassare il titolo di giornale del giorno dopo, lasciando ai tecnici dei ministeri l’ingrato compito di coprire i buchi finanziari o, peggio, di rimandare i pagamenti alle calende greche.

Mentre il debito pubblico continua la sua corsa e i vincoli europei stringono i cordoni della borsa, assistiamo a una schizofrenia economica senza precedenti:

Chi paga il conto della propaganda?

La verità che questo governo si ostina a nascondere è che la contabilità creativa ha le gambe corte. Quando si promettono soldi che non esistono, l’unico risultato è generare inflazione di aspettative e, successivamente, rabbia sociale. I camionisti che questa settimana torneranno al tavolo delle trattative per verificare la reale consistenza dei bonifici non si accontenteranno dei tweet o delle dirette social.

Sperperare la credibilità finanziaria del Paese promettendo miliardi “fantasma” significa ipotecare le prossime manovre economiche. Questo esecutivo continua a comportarsi come un cliente che ordina champagne al ristorante sapendo di avere in tasca solo i soldi per un caffè, sperando che al momento del conto qualcun altro stacchi l’assegno. Ma quel “qualcuno”, purtroppo, sono sempre i contribuenti italiani.