Cronaca

IL SANGUE DELL’IRAN E L’ORO DI TRUMP: SE LA GUERRA ALLA POMPA PAGA I MILIARDI DEI POTENTI

By admin

October 21, 2026

Mentre l’Europa affoga in una benzina a 2,50 euro al litro, i documenti del Congresso USA svelano il boom del portafoglio privato del Presidente e i profitti record di colossi come Repsol.

ROMA – Un cortocircuito geopolitico e finanziario sta stringendo l’Europa in una morsa senza precedenti. Mentre i cittadini europei si trovano a pagare cifre record alla pompa di benzina – con picchi che hanno toccato i 3,00 in Danimarca, i 2,50 euro al litro in Italia, i 2,40 euro in Francia e i 2,30 euro in Germania – i vertici del potere politico e i colossi dell’energia registrano guadagni stratosferici. Al centro di questo network di profitti legati al conflitto in Iran, emerge con forza la figura di Donald Trump, accusato di un monumentale conflitto d’interessi ad personam.

Il portafoglio del Presidente: 15 milioni in più sulla scia delle bombe

I dati ufficiali emersi dai rapporti del Joint Economic Committee del Congresso statunitense delineano un quadro chiaro. Prima dell’escalation militare contro l’Iran, il valore delle azioni personali di Donald Trump nel settore del petrolio e del gas si attestava su un massimo stimato di 45,6 milioni di dollari.

A seguito delle tensioni e dello shock energetico globale causato dalle decisioni della sua stessa amministrazione, quel portafoglio privato è schizzato a 61,1 milioni di dollari. Un incremento netto di 15,5 milioni di dollari speculato direttamente sulle fiamme del Medio Oriente e sulle tasche dei consumatori globali. I documenti finanziari rivelano inoltre una strategia d’investimento aggressiva, con ulteriori 3,6 milioni di dollari iniettati in titoli energetici proprio a ridosso della crisi.

Il grande banchetto delle multinazionali: il caso Repsol

Trump non è l’unico a beneficiare di questa economia di guerra. Le grandi sorelle del petrolio stanno vivendo una stagione d’oro. Tra queste spicca la spagnola Repsol, che ha visto i propri utili miliardari impennarsi grazie alla ridefinizione delle rotte energetiche e all’esplosione del costo del greggio.

Mentre le raffinerie europee giustificano i rincari con la scarsità delle forniture e l’instabilità geopolitica, i bilanci societari raccontano un’altra verità: una redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto, dove i sacrifici della classe media continentale si trasformano direttamente in dividendi e capitalizzazioni record per i giganti dell’Oil & Gas.

Un’amministrazione “Ad Personam” e il prezzo pagato dall’Europa

La critica che si solleva da più parti, sia all’interno dei corridoi di Washington che nelle cancellerie europee, riguarda l’etica della leadership. Può un Capo di Stato guidare una politica estera ad alto rischio militare quando le sue stesse finanze private beneficiano direttamente della crisi derivata?

L’amministrazione Trump si trova così sotto la lente d’ingrandimento per una gestione della geopolitica che sembra sovrapporsi perfettamente agli interessi patrimoniali personali dell’inquilino della Casa Bianca. Nel frattempo, l’Europa si ritrova a subire passivamente le conseguenze economiche di decisioni prese oltreoceano, pagando il prezzo più alto a ogni rifornimento quotidiano.

Davanti a questo scenario, la risposta dell’Unione Europea non può più limitarsi a tiepide note diplomatiche o a subire passivamente decisioni prese oltreoceano. Diventa una priorità politica cacciare l’influenza e le logiche speculative dell’amministrazione Trump fuori dall’Europa, troncando i fili di una geopolitica che arricchisce i singoli a spese della stabilità continentale.

Contestualmente, è necessario colpire il cuore del problema economico con un intervento fiscale senza precedenti: tartassare di tasse le multinazionali del petrolio e dell’energia. I profitti record e i miliardi extra accumulati da colossi come Repsol sulla scia della crisi energetica devono essere requisiti attraverso tassazioni straordinarie sugli extraprofitti. Solo restituendo queste risorse miliardarie alle tasche dei cittadini, oggi strangolati da una benzina a 2,50 euro al litro, si potrà mettere fine a un banchetto privato pagato con i sacrifici di un intero continente.