IL “NOME OMESSO” CHE GRIDA GIUSTIZIA: IL GOVERNO RINGRAZIA TUTTI, TRANNE GRATTERI.

04/04/2026 – Colpo alla Camorra: questa notte a Vietri sul mare, in provincia di Salerno, i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli, coordinati e diretti dalla Dda partenopea, hanno rintracciato e arrestato Roberto Mazzarella. L’uomo, a capo dell’omonimo clan egemone a Napoli e provincia, era inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del ministero dell’interno. Mazzarella, 48 anni, era latitante dal 28 gennaio 2025 ed era fuggito alla cattura dopo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea perché indiziato di omicidio aggravato dal metodo mafioso. Il boss è stato individuato in una villa di pregio della costiera amalfitana e all’atto dell’arresto non ha opposto resistenza. Era in compagnia della moglie e i due figli. A partecipare alle operazioni lo Squadrone ‘Cacciatori di Calabria’, le Api del gruppo di Napoli, nonché la motovedetta della Capitaneria di porto di Salerno, che monitorava le acque circostanti. Nel resort di lusso i carabinieri hanno rinvenuto 3 orologi di pregio, circa 20mila euro in contanti, alcuni documenti falsi, cellulari, smartphone e manoscritti relativi a una verosimile contabilità, sui quali ci saranno accertamenti.

C’è un silenzio che fa più rumore di mille proclami. In queste ore, i vertici del Governo si riempiono la bocca con i successi delle maxi-operazioni contro il clan Mazzarella e l’alleanza di Secondigliano.
Parlano di “Stato presente”, ringraziano le divise, esultano per i 71 arresti.
Ma c’è un nome che nei loro comunicati ufficiali non compare mai: quello di Nicola Gratteri.
​È la conferma di quanto il Procuratore ha sempre detto: la società civile è “molto più avanti della politica”.

Noi cittadini sappiamo bene chi coordina la DDA di Napoli e chi ha definito questa criminalità una “camorra di serie A” e “hi-tech”, capace di colpire con truffe informatiche e clonazione di siti bancari.
Mentre i titoli di cronaca gridano “Gratteri esulta”, il Palazzo prova a nascondere quella firma sotto un tappeto di ringraziamenti generici. ​È un’omissione che offende la verità. Perché se è pur vero che la citazione dei magistrati nei comunicati ministeriali segue protocolli spesso opinabili, in un’operazione di questa portata il riconoscimento esplicito di chi l’ha diretta sarebbe stato un atto di doverosa correttezza istituzionale, oltre che un segnale di unità dello Stato contro il crimine. ​Invece, assistiamo a un gelo istituzionale che ha radici profonde.

La risposta è nelle parole che il Procuratore ha ribadito più volte: lui è l’uomo che “fa quello che serve”, non quello che serve a chi comanda. Il Palazzo non gli perdona di aver messo a nudo le falle di una riforma della giustizia che rischia di imbavagliare le intercettazioni e favorire l’impunità. Non gli perdonano di aver chiesto al Ministro Nordio di “parlare con la propria testa” invece di nascondersi dietro le citazioni colte. ​Caro Procuratore, il fatto che non facciano il Suo nome è la prova definitiva della Sua indipendenza.
Se fosse un magistrato “di sistema”, pronto a dire sissignore, le Sue foto sarebbero ovunque. Invece, il Suo nome viene omesso perché la Sua schiena dritta fa paura a chi preferisce la propaganda ai fatti.

​MA ATTENZIONE: IL SILENZIO DELLA POLITICA È IL CARBURANTE DEI CLAN.

Mentre il Ministero si “dimentica” di nominare Gratteri per ripicca politica, i boss nelle intercettazioni non lo dimenticano affatto. I clan non usano il silenzio: parlano di “sparare in faccia”, farneticano di eliminare l’ostacolo. ​È qui che il Governo fallisce miseramente: non si può celebrare un arresto e contemporaneamente isolare chi lo ha reso possibile. L’isolamento è il preludio della dinamite, e omettere il nome di un uomo nel mirino dal 1989 non è una “scelta comunicativa”, è un atto di irresponsabilità istituzionale. ​Volete parlare di vittorie? Allora date i cancellieri invece degli autisti. Date risorse invece di citazioni latine. La giustizia non si fa con i libri degli altri, ma dando strumenti a chi, ogni mattina, rischia la vita per rendere l’Italia un posto più onesto. ​”Le sconfitte sono orfane”, ricorda spesso il Procuratore, ma questa vittoria contro i clan ha un padre chiarissimo, anche se il Palazzo prova a nasconderlo. Noi non abbassiamo i toni e non abbassiamo la testa: la nostra consapevolezza resta il Suo primo giubbotto antiproiettile.

​Voi continuate a tacere il Suo nome. Noi continueremo a gridare il nostro sostegno. ​Che questa Santa Pasqua porti una luce di verità e coraggio in questo Paese. Auguro al Procuratore Gratteri, ai suoi uomini e a tutti i cittadini onesti una Pasqua di vera rinascita: quella della dignità dello Stato sulla prepotenza dei clan e sull’indifferenza del Palazzo. ​Sempre dalla Sua parte, Procuratore. Buona Pasqua di cuore.

​Fonte immagini e notizie: Prima Tivvù, Il Fatto Quotidiano, comunicati ufficiali Ministero dell’Interno.

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