30/07/2026 – Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Savona, nell’ambito delle proprie attribuzioni istituzionali, tese all’individuazione e alla repressione delle più gravi fenomenologie di frode fiscale, hanno dato esecuzione, su delega della Procura della Repubblica di Savona, a decreti di sequestro preventivo, anche per equivalente, emessi dal G.I.P. presso il locale Tribunale, nei confronti di n. 22 imprenditori, in prevalenza di origine cinese, attivi nel settore dell’abbigliamento all’ingrosso e al dettaglio e operanti in 14 regioni italiane.
Le attività di polizia economico-finanziaria in parola sono scaturite da una verifica fiscale nei confronti di un centro estetico di Albenga (SV), gestito da un individuo di origine sinica, il quale, pur del tutto privo di magazzino, dipendenti, capacità manageriali ed economiche, aveva emesso fatture per la vendita di abbigliamento all’ingrosso a 204 società operanti in tutta Italia e anche all’estero per un ammontare di circa 20 milioni di euro.
A seguito della verifica, l’imprenditore è stato segnalato alla locale Procura della Repubblica per emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8 D.Lgs. 74/2000) e distruzione e occultamento della contabilità (art. 10 D.Lgs. 74/2000), così come sono state denunciate 192 persone fisiche, risultate, all’esito delle indagini esperite, beneficiarie delle false fatture emesse, successivamente confluite nelle rispettive dichiarazioni dei redditi ovvero nelle dichiarazioni delle società a loro riconducibili, in qualità di utilizzatori di fatture per operazioni inesistenti (art. 2 D.Lgs. 74/2000).
Nel corso delle indagini di polizia giudiziaria, dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Savona, sono state svolte nei confronti dei principali utilizzatori delle fatture attività di acquisizione documentale, di analisi dei conti, di perquisizioni personali, domiciliari e informatiche e di interrogatorio sono emersi elementi che hanno consentito di ipotizzare che numerose imprese, attive nel settore del commercio di abbigliamento e bigiotteria all’ingrosso e al dettaglio, annotassero nelle rispettive contabilità numerose fatture per operazioni inesistenti emesse non soltanto dal soggetto albenganese, ma anche da numerosi altri soggetti emittenti. Le fatture attestanti cessioni di beni, in particolare, presentavano un oggetto del tutto vago e generico, quale ad esempio “Shoes”/“Bijoux”/“Jeans”, senza indicare quantità, prezzo e modello del bene ceduto; le fatture relative a prestazioni di servizi (massaggi/trattamenti per il corpo ecc.) presentavano aspetti critici sia per gli importi dichiarati sia in quanto rivolte a persone giuridiche esercenti attività di commercio all’ingrosso ovvero al dettaglio.
Secondo l’ipotesi d’accusa gli apparenti cessionari dei beni – tramite la annotazione nella propria contabilità delle fatture per operazioni inesistenti emesse dalla medesima – avrebbero ottenuto cospicui ed illeciti vantaggi sia dal punto di vista fiscale – attraverso la deduzione del costo e la detrazione dell’IVA indicata in fattura – sia commerciale, attraverso la possibilità di perfezionare acquisti dal reale fornitore, totalmente “in nero” e per importi di assoluta convenienza, e quindi di rivendere (spesso anche a soggetti estranei alla frode) a prezzi nettamente inferiori a quelli di mercato con ovvi e ulteriori effetti distorsivi della concorrenza. Le imprese e società oggetto di sequestro preventivo da parte dell’Autorità Giudiziaria, in quanto seriali utilizzatrici di fatture per operazioni inesistenti, sono state in grado di movimentare, negli anni dal 2017 al 2025, volumi d’affari pari a circa 700 milioni di euro. Complessivamente, le somme movimentate dalle società segnalate sono state pari a circa un miliardo e mezzo di euro. – [CONTINUA SU FONTE]

