La confessione shock di Adriano Cappellari squarcia il velo su mesi di messinscene nell’Altopiano: dalle bombolette di gas incendiate fino alla lettera intimidatoria che ha fatto saltare l’evento del conduttore di Report.
DI [REDAZIONE] – 12 AGOSTO 2026
Una trama degna di un thriller psicologico, consumata tra le vette dell’Altopiano dei Sette Comuni e le aule della Procura di Vicenza. La vicenda che ha visto protagonisti il noto giornalista d’inchiesta Sigfrido Ranucci e il ventunenne Adriano Cappellari non è il frutto di un’offensiva della criminalità organizzata o di un’estremizzazione politica locale. È, invece, il clamoroso castello di carte eretto da un giovane aspirante cronista, crollato sotto il peso delle indagini e delle sue stesse ammissioni davanti alla magistratura.
L’ultimo tassello di questa incredibile storia è emerso l’11 agosto 2026, svelando che anche le pesanti minacce rivolte al conduttore di Report portano la firma dello stesso Cappellari.
“Fate saltare Ranucci o lo facciamo saltare noi”
La presentazione del libro di Sigfrido Ranucci a Enego, inizialmente programmata per il 20 agosto 2026, era stata improvvisamente annullata dal sindaco Marco Frison per ragioni di sicurezza. La decisione era scattata dopo il recapito di una lettera anonima, consegnata a un fornaio del paese, che recitava testualmente: “Fate saltare l’appuntamento a Enego con Sigfrido Ranucci altrimenti facciamo ‘saltare’ lui”.
Oggi sappiamo che dietro quella missiva – falsamente intestata all’Agenzia delle Entrate per sviare i sospetti – non c’era alcun gruppo eversivo. Durante l’interrogatorio dinanzi alla pubblico ministero di Vicenza, Alessia Grenna, Cappellari ha confessato di aver redatto lui stesso quelle minacce. L’obiettivo? Alimentare un clima di costante tensione di cui si era proclamato, fino a pochi giorni prima, la prima e più esposta vittima.
Dalla scorta dei Carabinieri al crollo psichico
La confessione sulle minacce a Ranucci è solo l’epilogo di un disegno manipolatorio iniziato mesi prima. A maggio, Cappellari aveva occupato le cronache nazionali denunciando un grave attentato intimidatorio: l’esplosione di alcune bombolette di gas davanti alla porta della propria abitazione a Enego. Una messinscena talmente accurata da spingere le autorità a disporre per lui una misura di scorta da parte dei Carabinieri.
Il giovane aveva persino finto di ricevere lettere minatorie indirizzate a se stesso, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al prete anti-camorra Don Maurizio Patriciello, ottenendo solidarietà pubblica da tutta Italia.
Il castello di finzioni è crollato venerdì 7 agosto, quando il ventunenne, assistito dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, ha consegnato una lettera di scuse ammettendo la totale simulazione dei reati:
“Molti mi hanno creduto, mi hanno difeso e hanno sofferto insieme a me. A tutti loro chiedo sinceramente perdono, perché ho tradito la loro fiducia”.
“Chiamare Report è stato il mio grande errore”
In una successiva intervista rilasciata ai media locali, Cappellari ha espresso il perimetro del suo rimorso, dichiarando: “Telefonare a Report, quello è stato il mio grande errore. Quando ho visto arrivare la scorta per il finto attentato ho capito che avevo esagerato”.
Il tentativo di accreditarsi nel mondo del giornalismo d’inchiesta simulando il “cronista sul fronte” si è trasformato in un boomerang giudiziario. Ora il ventunenne dovrà rispondere dei reati di simulazione di reato e calunnia, mentre la comunità di Enego e il mondo dell’informazione intera interrogano se stessi sulla facilità con cui una simile finzione abbia potuto tenere in scacco investigatori, amministratori e l’opinione pubblica per un’intera estate.

