SUPERBONUS 110%: LA CRONISTORIA DEI FATTI CONTRO LA PROPAGANDA DEI “CAPRI ESPIATORI”

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una narrazione ossessiva da parte del Governo Meloni, che liquida il Superbonus 110% come un “disastro” o una “truffa strutturale”, utilizzandolo sistematicamente come giustificazione per ogni taglio alla spesa pubblica o per i problemi di bilancio certificati dai conti macroeconomici. 

Ma qual è la realtà storica e normativa? Chi ha scritto, votato, modificato e gestito questa misura dal 2020 a oggi? Rimettiamo in fila i fatti incontestabili per fare chiarezza una volta per tutte.

1. Chi ha voluto e votato la misura? (Tutti, nessuno escluso)

Il Superbonus viene introdotto nel maggio 2020 con il Decreto Rilancio dal Governo Conte II, nel pieno del dramma economico e sociale della pandemia da Covid-19. L’obiettivo era far ripartire il settore edilizio (motore del PIL) e avviare la transizione ecologica del patrimonio immobiliare italiano. 

  • Il voto in Parlamento: La misura fu approvata e sostenuta trasversalmente da quasi tutto l’arco parlamentare.
  • La posizione di Fratelli d’Italia: Durante la campagna elettorale del 2022 e negli anni precedenti, la stessa Giorgia Meloni definiva il Superbonus una misura “nata con intenti lodevoli” e il suo partito presentava emendamenti e ordini del giorno per estendere la misura fino al 2025. 

2. Chi ha gestito la misura negli anni?

Una delle più grandi falsità circolanti è che chi ha ideato la misura ne sia l’unico responsabile fino ad oggi. Il Governo Conte II è caduto all’inizio del 2021. Da quel momento in poi, la gestione economica e l’attuazione pratica del Superbonus sono passate nelle mani dei governi successivi: 

  • Governo Draghi: Sotto la spinta dell’allora Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti (oggi Ministro dell’Economia di Meloni), la norma sui bonus edilizi ha subito oltre 20 modifiche normative, che hanno progressivamente bloccato il mercato dei crediti, creando il caos per imprese e famiglie.
  • Governo Meloni: Da fine 2022 a oggi, l’attuale esecutivo ha governato la misura prima riducendola al 90%, poi al 70%, abolendo lo sconto in fattura e la cessione del credito. Eppure, pur avendone detenuto le redini della gestione per anni, continua a parlarne in TV come se fosse un problema altrui.

3. Il capitolo “Frodi”: facciamo chiarezza sui dati

Il Governo parla spesso di “miliardi di truffe” accostandoli al Superbonus. I dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza dicono l’esatto contrario: la stragrande maggioranza delle frodi NON ha riguardato il Superbonus 110%, bensì misure che non prevedevano controlli preventivi rigidi, in primis il Bonus Facciate (al 90%) introdotto dal Ministro Franceschini e i vecchi Ecobonus ordinari. Il Superbonus 110% richiedeva visti di conformità, asseverazioni tecniche e prezzari regionali rigorosi, risultando storicamente una delle misure edilizie più controllate. 

4. L’impatto sul PIL e sull’economia

Nessuna misura è perfetta, ed è innegabile che l’assenza di tetti ISEE iniziali e l’effetto inflazionistico sui materiali edili abbiano pesato sulle casse dello Stato. Tuttavia, la narrazione del “buco di bilancio senza benefici” omette deliberatamente l’altra metà dell’equazione: il ritorno economico. 

  • Studi scientifici e rapporti di istituti come il Censis, Nomisma e la stessa Enea hanno certificato che il Superbonus ha generato un effetto moltiplicatore sul PIL, creando centinaia di migliaia di posti di lavoro stabili, salvando il comparto dell’edilizia dal fallimento post-pandemia e generando un massiccio rientro di tasse (IVA, IRPEF, contributi previdenziali) nelle casse dello Stato. 
  • Ha permesso l’efficientamento energetico di migliaia di condomini, riducendo stabilmente le emissioni di CO2 e le bollette energetiche delle famiglie.

L’IPOCRISIA DEI BONUS: USATI IN PRIVATO, CONDANNATI IN PUBBLICO

C’è un dettaglio che fa crollare definitivamente l’impalcatura della propaganda di questo esecutivo: mentre in TV condannano i bonus edilizi definendoli “soldi gettati dalla finestra”, molti membri del Governo Meloni ne hanno usufruito direttamente in prima persona per le loro proprietà immobiliari. 

Dall’analisi pubblica delle dichiarazioni dei redditi dei parlamentari e dei membri dell’esecutivo, è emerso che circa la metà dei ministri del Governo Meloni ha beneficiato di detrazioni fiscali per interventi edilizi: 

  • Giorgia Meloni stessa ha portato in detrazione decine di migliaia di euro (oltre 50 mila euro complessivi) sfruttando le agevolazioni sui bonus edilizi e di ristrutturazione per le proprie abitazioni. 
  • Insieme a lei, pesanti detrazioni per lavori di ristrutturazione e riqualificazione compaiono nei moduli dei redditi di ministri chiave come Matteo Salvini e Paolo Zangrillo, oltre a numerosi parlamentari della stessa maggioranza. 

Nel dibattito politico, persino il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha ricordato pubblicamente a Meloni come esponenti del suo stesso centrodestra avessero sfruttato lo strumento. 

Siamo di fronte a un cortocircuito logico e morale senza precedenti: da un lato si incassano i rimborsi statali per ristrutturare i propri immobili privati, dall’altro si definiscono le stesse identiche misure “una truffa ai danni dello Stato” e un “buco di bilancio da pagare a testa”. Se la misura era così “devastante”, perché i primi a goderne sono stati proprio i componenti dell’attuale Governo? 

La risposta è semplice: per i cittadini comuni i bonus edilizi sono un “debito tossico” da tagliare, ma per i membri dell’esecutivo sono stati un legittimo risparmio.

Il Superbonus 110% ha avuto criticità nell’evoluzione delle sue regole, modificizzate compulsivamente dalla politica. Trasformarlo però nel capro espiatorio permanente per mascherare l’incompetenza nella scrittura delle ultime leggi di bilancio, i tagli alla sanità o l’incapacità di gestire i conti pubblici è un’operazione di pura propaganda politica. 

I documenti e i registri delle votazioni parlamentari sono pubblici. Chi oggi urla al disastro è lo stesso che ieri chiedeva di prorogare la misura. I fatti non si cancellano con i talk show