Ambiente e salute

L’Italia non aderisca alle sanzioni contro la Federazione Russa

By admin

September 13, 2014

Cittadini italiani residenti in Russia, italiani in Italia che intrattengono rapporti professionali con la Russia, e più in generale persone che hanno a cuore i rapporti economici, politici, culturali ed umani tra i nostri due Paesi, esprimiamo la nostra forte preoccupazione e il nostro disappunto per l’estremizzazione del confronto tra Russia ed occidente, che ha già provocato consistenti perdite economiche ed un indebolimento della nostra posizione nel mercato russo, conquistata con una lunga storia di amicizia e di integrazione sociale e professionale.

Assistiamo ad una strategia di comunicazione strumentale ad opera della maggior parte degli organi di informazione italiani ed europei, guidata da posizioni nostalgiche di antiche contrapposizioni ideologiche che speravamo fossero superate da anni.

Il danno è estremamente elevato: nel solo settore agroalimentare perderemo circa 400 milioni di euro nell’esportazione verso la Russia. L’Italia era al secondo posto tra i Paesi europei nei rapporti commerciali con la Russia. Questa perdita potrebbe diventare strutturale ed irreversibile: la Russia non è un Paese autarchico, sostituirà l’Italia con nostri concorrenti del BRICS e dell’America Latina, e ci vorranno decenni per ritornare ai livelli attuali di interscambio. Un interscambio che nel solo primo semestre del corrente anno registra un calo del 6%, parliamo di mezzo miliardo di euro.

Perderemo le opportunità che i crescenti investimenti nel settore petrolifero avrebbero garantito per i prossimi decenni a numerosi contrattisti italiani, che offrono servizi e macchinari a numerose Società anche straniere che operano in Russia.

L’adozione di misure di sanzionamento delle maggiori banche russe e l’impossibilità di ricorrere da parte di queste ultime a linee di finanziamento a lungo termine comporterà tra le altre cose la difficoltà di molti italiani a vedere confermate le lettere di credito.

La posizione dell’Europa – e, con nostro rammarico, del nostro governo – alimenterà quel clima di sfiducia e diffidenza che porterà a contrapposizioni da cui nessuno trarrà beneficio.

State distruggendo decenni di lavoro, di investimenti e di collaborazione proficua e soprattutto di quel clima di rispetto e di considerazione di cui noi italiani abbiamo goduto da sempre.

Vi invitiamo ad un maggiore equilibrio e ad una più marcata autonomia del nostro Paese. Il rappresentante dell’UE a Mosca è l’ambasciatore lituano Vygaudas Ušackas, il rappresentante dell’UE a Kiev è l’ambasciatore polacco Jan Tombiński. E’ così che l’Unione Europea pensa di costruire la sua diplomazia? Qui non è questione di destra o sinistra: se in Italia e Francia governa il centro-sinistra, in Germania, Inghilterra, Spagna, governa il centro-destra, giusto per citare i Paesi più rappresentativi. E non gli Stati Uniti a dover stabilire cosa debba o non debba fare l’Europa con la Russia.

Ci rendiamo conto che confidare in una posizione “fuori dal coro” dell’Italia possa sembrare ambizioso e fantasioso. La storia insegna che, talvolta, il mondo cambia per le scelte coraggiose di qualcuno che agisce per primo, e l’Italia è appena entrata nel suo semestre di Presidenza dell’UE. In fondo, la Francia, cofondatrice della NATO, ebbe il coraggio di uscirne nel 1966 con De Gaulle, rientrando solo nel 2009 con Sárközy. L’Inghilterra, pur facendo parte dell’UE, non ha mai rinunciato alla propria valuta nazionale.

Non stiamo invitando ad uscire dalla NATO, dall’UE o dalla zona euro: ciò esula dalle nostre competenze. Tuttavia, se persino la Finlandia, membro anch’essa dell’UE, ha ora assunto una posizione ufficiale contro le sanzioni, che la danneggiano, non vediamo perché non possa farlo l’Italia. Ci state mettendo in ginocchio, in un momento in cui anche senza sanzioni in Italia si parla di recessione, di disoccupazione che sfiora il 13%, raggiungendo il 43% tra i giovani, di fallimento delle imprese (40 ogni giorno). Vi stiamo dunque invitando a fare una cosa semplice: fare gli interessi di quel Paese a governare il quale siete stati chiamati.

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Sanzioni russe: quali sono i rischi per l’Italia? Il primo giro di sanzioni alla Russia non sembra essere bastato – semmai ha provocato una prevedibile reazione in senso opposto – e da diversi giorni l’Europa sta pensando di ampliare ulteriormente le restrizioni dirette alla nazione da mesi in conflitto con l’Ucraina. Ormai sembra solo questione di tempo.

Ma la Russia è anche un partner economico del nostro paese, con relazioni commerciali che negli ultimi sono andate via via aumentando. Quanto c’è di italiano in Russia, e quali possono essere le conseguenze delle sanzioni?

Secondo i dati Istat-Ice è almeno da dieci anni che l’import italiano è maggiore dell’export. Nel 2013 i massimi storici di entrambe le attività, con poco meno di 11 miliardi di euro di export e 20 di import.

Tuttavia le cifre reali – e con esse le possibili ripercussioni – potrebbero anche essere maggiori: sono diverse le aziende italiane che passano dalle dogane di paesi come l’Olanda, più efficienti, e che per questo non vengono conteggiate nelle statistiche ufficiali.

Fra i beni di maggiore importanza strategica, sia per l’Italia che per l’Europa, ci sono quelli relativi al settore energetico: in particolare petrolio e gas.

Essi rappresentano la quota principale di quanto importiamo dalla Russia ed è senz’altro per la loro rilevanza che, secondo quanto riporta il Financial Times, sono stati esplicitamente esclusi dalle sanzioni – dirette invece verso il settore finanziario.

Per quanto riguarda invece l’export italiano, nel 2013 2,8 miliardi di euro sono arrivati dalla vendita di macchine da lavoro e 1,3 dall’abbigliamento. Ma a rischio potrebbero esserci i 400 milioni dell’alimentare, settore in cui si sono concentrate le contro-sanzioni russe. Anche per quanto riguarda gli investimenti bisogna stare attenti ai numeri. Qui siamo noi italiani ad avere i maggiori interessi in terriorio russo, anche se la tendenza è piuttosto erratica.

Ma, di nuovo, è del tutto probabile che le cifre in ballo siano maggiori: per ragioni legali e societarie infatti non sempre è possibile risalire correttamente ai rispettivi paesi di origine.   FONTE