{"id":12284,"date":"2015-02-20T16:51:33","date_gmt":"2015-02-20T16:51:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=12284"},"modified":"2015-02-20T16:51:33","modified_gmt":"2015-02-20T16:51:33","slug":"la-grande-truffa-dei-servizi-telefonici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=12284","title":{"rendered":"LA GRANDE TRUFFA DEI SERVIZI TELEFONICI"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/40-ANNI-CELLULARE-10.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-12285 alignleft\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/40-ANNI-CELLULARE-10-300x200.jpg\" alt=\"CeBIT 2013 Technology Trade Fair\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/40-ANNI-CELLULARE-10-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/40-ANNI-CELLULARE-10-83x55.jpg 83w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/40-ANNI-CELLULARE-10.jpg 594w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sono dieci milioni gli italiani che utilizzano servizi aggiuntivi via internet dal proprio smartphone. Il 4 per cento di loro non ha mai chiesto di farlo, ma si \u00e8 ritrovato abbonato al prezzo di centinaia di euro alle offerte pi\u00f9 strane, dal porno alle suonerie. Come pu\u00f2 accadere? E soprattutto chi ci guadagna? L\u2019Antitrust e l\u2019Agcom hanno multato le compagnie telefoniche per 5 milioni, ma l\u2019inganno continua grazie ad app che si autoinstallano sul telefono e al ruolo del \u201cpublisher\u201d, ovvero chi gestisce la pubblicit\u00e0 con societ\u00e0 basate spesso all\u2019estero.<\/p>\n<p>Ci sono quattro modi con cui ci possono truffare facendoci pagare decine o centinaia di euro per servizi non richiesti sul cellulare. Le vittime di questa megatruffa nel 2014 sono state circa 500mila, ma il problema riguarda potenzialmente 10 milioni di italiani per un giro di affari di 800 milioni di euro all\u2019anno e in continua crescita.<\/p>\n<p>Sono il riflesso negativo del boom congiunto di smartphone, app e internet mobile. Gli utenti infatti vengono abbonati automaticamente dopo aver usato applicazioni o navigato su pagine web via cellulare. Pu\u00f2 capitare anche su siti e app normalissimi: il pericolo \u00e8 infatti contenuto in pubblicit\u00e0 di terze parti, che pu\u00f2 apparire ovunque. Abbonamenti carissimi \u2013 5 euro a settimana \u2013 per cose che spesso si trovano gratis. E che quindi \u00e8 molto raro che l\u2019utente voglia pagare consapevolmente: giochi, contenuti erotici, suonerie. C\u2019\u00e8 chi si \u00e8 ritrovato abbonato a pi\u00f9 servizi e l\u2019ha scoperto solo a mesi di distanza, dopo aver letto, con stupore, la bolletta.<\/p>\n<p>Chi ha cercato di contattare il proprio operatore, per spiegazioni ed eventuali rimborsi, il pi\u00f9 delle volte ha incontrato un muro di gomma. \u201cNon dipende da noi, il servizio \u00e8 di altri\u201d. \u201cPersino: i soldi non vanno a noi\u201d, quando invece dietro queste attivit\u00e0 c\u2019\u00e8 un business che coinvolge tanti soggetti, operatori compresi, come l\u2019hanno ricostruito le due autorit\u00e0 Antitrust e Agcom nei giorni scorsi. La prima, con una multa totale di 5 milioni di euro ai quattro operatori mobili. La seconda, con una bozza di delibera che stabilisce nuove regole a tutela dell\u2019utente e che andr\u00e0 in vigore in primavera.<\/p>\n<p>Tra le righe della decisione Antitrust si legge, in particolare, che all\u2019operatore va dal \u201c30 al 60 per cento\u201d dei costi di abbonamento. Ma tra i soggetti in gioco non ci sono soltanto il gestore telefonico e la societ\u00e0 che fornisce il servizio. Ce n\u2019\u00e8 anche un terzo, a quanto appurato dalle indagini fatte da Agcom (con la Polizia Postale): il cosiddetto \u201cpublisher\u201d. \u00c8 l\u2019azienda che mette la pubblicit\u00e0 \u2013 di quei servizi \u2013 sui siti normali per conto del network pubblicitario. Il pi\u00f9 delle volte \u00e8 proprio il publisher il vero colpevole dell\u2019inganno. Questo \u00e8 un elemento nuovo, mai emerso finora. \u201cA compiere l\u2019illecito a volte \u00e8 solo il publisher, azienda che ha spesso sede in Paesi extra europei e quindi non \u00e8 perseguibile facilmente. Il fornitore del servizio pu\u00f2 esserne o no complice\u201d, spiega una nostra fonte.<\/p>\n<p>Il giro d\u2019affari di 800 milioni di euro \u00e8 una stima del Politecnico di Milano per il mercato \u201cmobile vas\u201d (value added services), mentre Agcom ha appurato che sono circa 10 milioni gli italiani che hanno avuto questi addebiti. Certo, \u00e8 impossibile stabilire quanti di questi siano stati truffati e quanti abbiano in effetti richiesto i servizi. Ma la percentuale delle contestazioni (sempre su dati Agcom) \u00e8 molto alta: il 4 per cento. A questo bisognerebbe sommare coloro che, per via dei piccoli importi, non hanno protestato o che non si sono nemmeno accorti del problema. Gi\u00e0, perch\u00e9 le bollette degli operatori mobili tendono a nascondere questi abbonamenti in altre voci: \u00e8 una delle cose che la delibera Agcom vuole correggere, imponendo pi\u00f9 trasparenza in bolletta.<\/p>\n<p>L\u2019inganno, di per s\u00e9, pu\u00f2 avvenire in molti modi. Noi ne abbiamo individuati quattro. Il primo \u00e8 banale: la pubblicit\u00e0 o la pagina di attivazione (a cui si accedere con un clic \u2013 volontario o no \u2013 sulla pubblicit\u00e0) contiene informazioni ingannevoli. Non dice con chiarezza che c\u2019\u00e8 un costo o che cliccando l\u2019utente viene abbonato. Dal secondo al quarto si entra invece nel regno di trucchi che hanno molto a che fare con la pirateria informatica. \u00c8 possibile ingannare l\u2019utente attraverso banner invisibili, nascosti in una pagina di un sito qualunque o su una app.<\/p>\n<p>Noi clicchiamo sullo schermo, normalmente, per lo scrolling della pagina e non sappiamo di aver cliccato sulla pubblicit\u00e0, che fa poi aprire un\u2019altra pagina dove si attiva all\u2019abbonamento. Qui servirebbe un secondo clic dell\u2019utente, per conferma, ma pu\u00f2 entrare in gioco la casualit\u00e0 (con i touchscreen sono facili i clic involontari) oppure altri trucchi. Agcom ha scoperto che alcune pubblicit\u00e0 o alcune pagine dei servizi riescono a trovare da soli i codici informatici corrispondenti al clic. Noi non facciamo niente ma la pagina invia lo stesso l\u2019informazione \u201cl\u2019utente ha fatto un clic\u201d, simulandolo nel linguaggio informatico.<br \/>\nIl quarto metodo richiede invece un malware, che si \u00e8 installato sul nostro sul cellulare, in modo da obbligarlo a fare questo famigerato clic. Alcuni, sofisticati, fanno apparire la pagina del servizio ogni volta che l\u2019utente riceve una telefonata. Noi portiamo all\u2019orecchio il telefono, senza sapere che si \u00e8 aperta da sola la pagina con il tasto \u201cabbonami\u201d e involontariamente ci clicchiamo con la guancia o l\u2019orecchio.<\/p>\n<p>Dopo questo clic, il fornitore del servizio contatta l\u2019operatore mobile, che gli fornisce il numero di telefono dell\u2019utente, su cui pu\u00f2 avvenire l\u2019addebito. Tutto in automatico. \u00c8 su questo passaggio di informazioni che si sono concentrate le nuove decisioni dell\u2019Antitrust e di Agcom. Per la prima volta hanno messo in discussione la liceit\u00e0 di questa prassi degli operatori, che mai hanno chiesto all\u2019utente l\u2019autorizzazione per fornire a terzi il numero (sebbene questa informazione viaggi in forma anonima). Insomma, l\u2019Antitrust accusa gli operatori non solo di non aver tutelato abbastanza gli utenti; ma \u2013 ed \u00e8 la novit\u00e0 dell\u2019ultima decisione \u2013 di aver messo in piedi un sistema che di per s\u00e9 \u00e8 lesivo dei nostri diritti. Agcom va nella stessa direzione: chiede, nella delibera, che gli operatori permettano l\u2019addebito del servizio solo se l\u2019utente scrive il proprio numero di telefono sulla pagina relativa. Mai pi\u00f9 clic, mai pi\u00f9 passaggi di numeri, quindi.<\/p>\n<p>Contattati da Repubblica, gli operatori si giustificano nelle stesso modo: assicurano di aver attivato sistemi di tutela dell\u2019utente, per controllare che i clic di attivazione siano consapevoli. Ma, a quanto pare, non basta, secondo le due autorit\u00e0. La battaglia non \u00e8 finita, tutt\u2019altro. Adesso comincia il bello. \u201cNon \u00e8 detto che Agcom riuscir\u00e0 a imporre il nuovo sistema agli operatori, dato che equivale a stravolgere i meccanismi di un mercato, tutelato dalle specifiche del decreto Landolfi del 2005\u2033, dice Marco Pierani, responsabile dei rapporti istituzionali di Altroconsumo. Che adesso lancia la campagna \u201crimborso di massa\u201d per gli utenti frodati. La stessa Agcom sta mettendo in piedi un sistema per facilitare i rimborsi.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se gli operatori saranno davvero disposti a concedere i rimborsi. E se rinunceranno a combattere la delibera Agcom andando fino al Tar del Lazio. E non \u00e8 nemmeno scontato che sar\u00e0 sufficiente l\u2019obbligo ad attivare i servizi solo a fronte del numero di telefono dell\u2019utente. I truffatori potrebbero inventare trucchi per carpirlo in automatico dal cellulare. Il numero di telefono \u00e8 infatti una delle informazioni che un cellulare e le sue app comunicano in rete durante la navigazione. Partiamo comunque da una situazione in cui siamo alla quasi totale merc\u00e9 dei truffatori. Ad oggi infatti il solo rimedio che abbiamo di tutelarci \u00e8 chiedere agli operatori di impedire qualsiasi servizio a valore aggiunto sul proprio numero. Ma cos\u00ec blocchiamo anche i servizi desiderati. Come quelli con cui la banca ci avvisa via sms per l\u2019uso della carta di credito. Una cosa \u00e8 certa: per la prima volta, il vaso di Pandora di questi servizi \u00e8 stato scoperchiato dalle autorit\u00e0. Adesso bisogner\u00e0 vedere se si avr\u00e0 la forza (e il coraggio) di andare fino in fondo, a tutela degli utenti. <a href=\"http:\/\/www.sostenitori.info\/la-grande-truffa-dei-servizi-telefonici\/\">FONTE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Sono dieci milioni gli italiani che utilizzano servizi aggiuntivi via internet dal proprio smartphone. 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