{"id":14094,"date":"2015-04-06T11:57:38","date_gmt":"2015-04-06T11:57:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=14094"},"modified":"2015-04-06T12:01:37","modified_gmt":"2015-04-06T12:01:37","slug":"universita-altro-che-meriti-e-tutto-truccato-qualcuno-non-vuole-che-il-libro-che-denuncia-gli-scandali-negli-atenei-venga-pubblicato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=14094","title":{"rendered":"Universit\u00e0, altro che meriti \u00e8 tutto truccato: &#8220;Qualcuno non vuole che, il libro che denuncia gli scandali negli atenei, venga pubblicato"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/metting-universita-studenti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/metting-universita-studenti.jpg\" alt=\"metting-universita-studenti\" width=\"620\" height=\"301\" class=\"aligncenter size-full wp-image-14095\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/metting-universita-studenti.jpg 620w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/metting-universita-studenti-300x146.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/metting-universita-studenti-113x55.jpg 113w\" sizes=\"(max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/a>16\/03\/2015 &#8211; &#8220;E&#8217; tutto truccato Vi racconto come funziona nei nostri atenei&#8221;. Fondi sperperati, concorsi pilotati, giovani sfruttati. Un dottore di ricerca spiega nel dettaglio come si muove il mondo accademico tra raccomandazioni e correnti di potere. E qualcuno non vuole che il libro in cui riporta tutti gli scandali venga pubblicato.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un paese per giovani studenti universitari. E&#8217; quanto ha scoperto sulla sua pelle da Matteo Fini, classe 1978, appena riemerso da quasi dieci anni di esperienza accademica come dottore di ricerca in statistica nel Dipartimento di scienze economiche dell\u2019Universit\u00e0 degli studi di Milano.<\/p>\n<p>\u201cTante illusioni svanite via via nel nulla\u201d. Alla Statale si occupava di metodi quantitativi per l\u2019economia e la finanza. \u201cIn pratica facevo tutto: lezioni, ricerca, davo gli esami, mettevo i voti \u2013 ci dice Fini \u2013 Ero un piccolo professore fatto e finito, senza titolo. E questa \u00e8 una roba normalissima\u201d.<\/p>\n<p>La sua \u00e8 la storia di un giovane italiano che non ce la pu\u00f2 fare nonostante tutto. \u201cNon si sopravvive al sistema universitario italiano\u201d aggiunge. E ne esce, e pensa di raccontarlo. Di dissacrarlo. Ne fa la sostanza del suo libro: la vita accademica vista dall\u2019interno, nei suoi gangli ordinari. Episodi quotidiani che non danno scandalo abbastanza se presi singolarmente.<\/p>\n<p>Comincia a scriverlo, e ne posta qualche estratto su Facebook. Un giorno riceve una diffida legale, girata anche all&#8217;editore con cui aveva gi\u00e0 fatto un libro (&#8220;Non \u00e8 un paese per bamboccioni&#8221;), che gli intima di non pubblicare e di eliminare tutti i post \u201callusivi\u201d dal social: tra questi, una citazione di Lino Banfi\/Oronzo Can\u00e0. \u201cI post non li ho affatto tolti, e tra l\u2019altro erano generici e astratti \u2013 racconta Matteo Fini \u2013. Questa \u00e8 censura preventiva\u201d. Il libro \u00e8 pronto, anzi c\u2019\u00e8 tutta una piccola community sul web che ne attende l\u2019uscita; ma non si sa pi\u00f9 quando, n\u00e9 con chi vedr\u00e0 la luce.<\/p>\n<p>Abbiamo incontrato l\u2019autore per saperne di pi\u00f9 di questo suo pamphlet arrabbiato, rimandato a settembre per \u201ccondotta\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019inizio del percorso da ricercatore universitario \u00e8 comune a tutti. \u201c\u00c8 il professore stesso che ti precetta, quando tu magari nemmeno ci pensavi alla carriera universitaria. Ti dice: \u201cti va di fare il dottorato?\u201d. E tu rispondi ok, e cominci. E pensi che sei davvero bravo. Un eletto. A quel punto per\u00f2 vieni risucchiato e la strada si fa cieca\u201d. Al \u201cmeccanismo\u201d ci si abitua subito. Prendere o lasciare. I pi\u00f9, prendono, compreso Matteo Fini.<\/p>\n<p>\u201cHo capito subito che c\u2019erano delle regole bislacche, ma le ho accettate: sai benissimo che l\u00ec dentro funziona cos\u00ec, \u00e8 un sistema che non puoi cambiare, immutabile, e sai anche che la tua carriera \u00e8 totalmente indipendente da quello che dici o che fai: conta solamente che qualcuno voglia spingerti avanti\u201d.<\/p>\n<p>Anche Matteo ha il suo protettore. \u201cFin dal primo giorno, mi ha detto: Tu fa\u2019 quel che ti dico, seguimi, e alla tua carriera ci penso io\u201d. Va avanti cos\u00ec per anni. Ma le cose non sono eterne. \u201cAll\u2019improvviso la sua attenzione si \u00e8 completamente spostata altrove. Dal chiamarmi quattro volte al giorno, l\u2019ultimo anno \u00e8 scomparso. Fino al gran finale: il dipartimento bandisce il concorso per il posto a cui lavoravo da otto stagioni,\u201cche avrei dovuto vincere io\u201d. Lui nemmeno me lo comunica. Io ne vengo a conoscenza e partecipo lo stesso, pur sapendo che, senza appoggi, non avrei mai vinto. In Italia, prima si sceglie un vincitore e poi si bandisce un concorso su misura per farlo vincere. Anche per un semplice assegno di ricerca. All\u2019universit\u00e0 \u00e8 tutto truccato\u201d.<\/p>\n<p>In questo volume intra\u2013universitario che non c\u2019\u00e8, ma c\u2019\u00e8, Fini spiega gli ingranaggi universitari pi\u00f9 comuni. Talmente elementari che nessuno aveva mai pensato di racocntarli. Sfogliamolo virtualmente.<\/p>\n<p>Concorsi, primo esempio. Il blu e il nero. \u201cTutti i concorsi a cui ho partecipato erano gi\u00e0 decisi in partenza. Sia quando ho vinto, sia quando ho perso. Vinci solo se il tuo garante siede in commissione. Il concorso \u00e8 una farsa, \u00e8 manovrato fin dal momento stesso in cui si decide di bandirlo. A me una volta \u00e8 capitato che a met\u00e0 prova si siano accorti che alcuni stavano scrivendo in blu e altri in nero. A quel punto ci hanno consegnato delle penne uguali per tutti, e siamo ripartiti daccapo. A fine prova mi sono accorto che c&#8217;erano degli stranieri che avevano scritto nella loro lingua nat\u00eca&#8230; Ma con la penna uguale alla nostra, eh!\u201d.<\/p>\n<p>Concorsi, secondo esempio. Gli ultimi saranno i primi. \u201cM\u2019iscrissi al bando e mi presentai al test d\u2019ammissione che era composto esclusivamente da un colloquio orale in cui si ripercorreva la carriera dei candidati. Era un concorso per titoli. I candidati erano tre: io, una ragazza del sud di trentun\u2019anni neolaureata e una ragazza del nord che stava discutendo la tesi. I posti erano sei, le borse di studio in palio due. Indovinate in graduatoria in che posizione mi piazzai? Esatto, terzo. E ultimo.<\/p>\n<p>In un concorso esclusivamente per titoli, cio\u00e8 non vi erano delle prove d\u2019esame che avrebbero potuto mostrare la preparazione di un candidato piuttosto che l\u2019altro, contava solo il curriculum vitae; in un concorso per titoli tra due neolaureate, o quasi, e io che una laurea, come loro, ce l\u2019avevo e che possedevo anche un titolo di dottore di ricerca, pubblicazioni scientifiche, manuali didattici e un\u2019esperienza di oltre cinque anni in accademia tra lezioni, lauree, seminari e convegni, ecco in gara con loro due mi classifico terzo, dietro di loro\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Concorsi, terzo esempio. La salita \u00e8 in discesa. \u201cQualche anno fa sono andato a fare un concorso per un contratto di un anno fuori sede. Fuori sede lo dico perch\u00e9 ogni ricercatore, o simile, \u00e8 come affiliato al dipartimento di provenienza, ogni volta che prova a partecipare a un concorso in un altro ateneo \u00e8 come se andasse in guerra. Con lo scudo e la fionda contro i fucili e i cacciabombardieri. Il posto era per un assegno di ricerca in Economia e gestione delle imprese. Ci presentiamo in tre. Il vincitore, il fantoccio e io. C\u2019\u00e8 sempre un fantoccio. Quello che deve fare presenza, ma perdere. Per non dare l\u2019idea che il concorso sia ad personam. Purtroppo per loro per\u00f2, inavvertitamente, mi ero iscritto pure io. E risultavo tremendamente pi\u00f9 titolato degli altri due, vincitore compreso.<\/p>\n<p>Questo capitava non perch\u00e9 io fossi particolarmente genio, ma perch\u00e9, essendo ormai da anni attorcigliato nel meccanismo universitario senza sbocchi in attesa del posto mio, mi ritrovavo a partecipare a concorsi per retrocedere. Scendi di categoria, e sembri un fenomeno. Cos\u00ec succede che devono trovare un modo per fermarmi. E non potendo dire che non ho i titoli o che il mio curriculum mal si relazioni col loro progetto di ricerca. sapete cosa s\u2019inventano? Provano con la psicologia. Anzi la psicologia inversa, il metagame. \u201cTu sei un ricercatore affermato, ormai hai anni di esperienza, il nostro progetto dal punto di vista quantitativo non presenta una sfida entusiasmante, saranno s\u00ec e no due calcoletti, per cui non credo che questo sia il posto adatto a te&#8230; E cos\u00ec ho perso un\u2019altra volta\u201d.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/srv.juiceadv.com\/banner_iframe.asp?user=5312&amp;tipo=22\" width=\"300\" height=\"250\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>Concorsi, per concludere. Cos\u00ec fan tutti.\u201cE cos\u00ec risulta penalizzato anche chi vince perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 bravo e perch\u00e9 se lo merita. Chi vincerebbe un concorso anche in una molto ipotetica gara alla pari. Senza padrini. Pensate a quanto possa essere frustrante, anche per loro, sapere che nonostante gli anni di studi, i sacrifici, nonostante siano pronti, in realt\u00e0 si sono ritrovati vincitori perch\u00e9 qualcuno ha deciso cos\u00ec. Per delle logiche che continuano a esulare dalla loro preparazione e ricerca. Tutti penseranno che tu, come tutti, il posto non te lo sei guadagnato. Puoi urlarlo forte quanto vuoi, ma nessuno ti creder\u00e0. Tutti ti vedranno come l&#8217;abusivo, il solito infame\u201d.<\/p>\n<p>Assegnazione dei fondi. Specchietti per le allodole. \u201cQuando vengono assegnati i fondi di ricerca, i professori e i dipartimenti si associano e mettono su un progetto alimentato dal blasone dei docenti unitisi (professori che magari fino al giorno prima neanche si salutavano). Dentro questi bandi vengono infilati anche dei ragazzi giovani, con la promessa che verranno messi poi a lavorare. Il bando viene vinto, arrivano i fondi, ma del progetto che ha portato ad accaparrarseli nessuno dice pi\u00f9 niente. Viene accantonato, e i quattrini sono dilapidati nelle maniere pi\u00f9 arbitrarie (pubblicazioni, acquisto di pc all\u2019ultima moda ecc.). Che fine fanno i ragazzi coinvolti? Bene che vada si spartiscono le briciole\u201d.<\/p>\n<p>Libri universitari. Self\u2013publishing.\u201cMolti docenti scrivono libri che poi adottano a lezione, naturalmente, e molto spesso gli editori glieli fanno pagare fino all\u2019ultimo centesimo, della serie \u201cTi pubblico, ma tu devi comprarne 5 mila copie\u201d. Ma mica li acquistano con portafogli personali, i suddetti saggi; no, ordinari e associati amano invece attingere liberamente dai fondi di dipartimento, che pure magari erano destinati a qualche ricerca seria e pluripremiata\u201d.<\/p>\n<p>Cultore della materia. Il purgatorio dei tuttologi. \u201cPi\u00f9 in basso ancora di assegnisti e dottorandi, c&#8217;\u00e8 la figura del \u201cCultore della materia\u201d: per permetterti di affiancare un Prof. in universit\u00e0 se non hai titoli tuoi, questo ti fa &#8220;cultore&#8221;, e tu cos\u00ec guadagni il diritto di aiutarlo in aula con gli esami o addirittura di fare lezione. La cosa divertente \u00e8 che la decisione del docente \u00e8 insindacabile. E cos\u00ec se un domani il tuo supervisor decide che tu debba essere un cultore in Fisica applicata o Letteratura greca medievale, e lo fa soltanto perch\u00e9 gli servi\u2026 il giorno dopo tu sarai legittimato ad andare in Aula a parlarne. Anche se non ne sai un fico secco\u201d.<\/p>\n<p>Didattica. Il fanalino di coda. \u201cViene vista come un fastidio. Un intralcio. \u00c8 che da noi diventi docente solo dopo aver fatto il ricercatore. Ma il ricercatore dovrebbe fare ricerca, e il docente insegnare. Ci vorrebbe una separazione delle carriere. Un ottimo ricercatore pu\u00f2 essere un pessimo docente, e viceversa\u201d.<\/p>\n<p>Seminari e riviste. Tutto fa brodo. \u201cSpesso i dipartimenti organizzano seminari (sempre coi soldi dei fondi) il cui unico scopo \u00e8 quello di presentare i propri lavori, perch\u00e9 cos\u00ec quel lavoro finir\u00e0 dritto ne &#8220;gli atti del convegno&#8221;, che \u00e8 una pubblicazione, e che quindi va a curriculum, fa massa, valore, prestigio, carriera, altri soldi. C\u2019\u00e8 una lunga teoria di riviste che esistono solo per pubblicare gli atti di questi convegni: periodici clandestini, che pubblicano indiscriminatamente. Ci sono poi dipartimenti che le riviste se le creano da s\u00e9. \u00c8 un circuito drogato, che lievita, ma su impasti veramente fragili. Basti vedere i curriculum dei docenti italiani: le pubblicazioni sulle riviste internazionali, quando ci sono, sono messe in bella mostra, mentre quelle sulle riviste nazionali vengono liquidate sotto la dicitura \u201caltre pubblicazioni\u201d&#8230; Come se ce se ne vergognasse\u201d. <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/attualita\/2015\/03\/09\/news\/universita-altro-che-merito-e-tutto-truccato-vi-racconto-come-funziona-dietro-la-cattedra-1.202894?ref=fbpe\">FONTE<\/a><\/p>\n<div class=\"fb-comments\" data-href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=14094\" data-numposts=\"5\" data-colorscheme=\"light\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>16\/03\/2015 &#8211; &#8220;E&#8217; tutto truccato Vi racconto come funziona nei nostri atenei&#8221;. Fondi sperperati, concorsi pilotati, giovani sfruttati. 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