{"id":18820,"date":"2015-11-30T20:05:59","date_gmt":"2015-11-30T20:05:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=18820"},"modified":"2018-07-02T08:41:07","modified_gmt":"2018-07-02T08:41:07","slug":"sankara-il-primo-presidente-africano-giunto-al-potere-con-un-colpo-di-stato-incruento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=18820","title":{"rendered":"Sankara il primo presidente Africano, giunto al potere con un colpo di stato incruento"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Sankara.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-18821 alignright\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Sankara-300x169.jpg\" alt=\"Sankara\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Sankara-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Sankara-98x55.jpg 98w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Sankara.jpg 584w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u201cL\u2019Africa agli africani!\u201d, urlava a un mondo sordo Thomas Sankara alla met\u00e0 degli anni Ottanta. La guerra fredda era agli sgoccioli, le speranze sorte dopo l\u2019affrancamento dal dominio coloniale \u2013 il 1960 era stato dipinto come l\u2019anno dell\u2019Africa tra proclami e belle parole \u2013 erano state ormai strozzate da decenni di sfruttamento economico, disarticolazione sociale e inerzia politica. Le multinazionali invadevano le ricche terre d\u2019Africa, &#8230;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">mentre gli Stati del Nord del mondo imponevano condizioni commerciali che impedivano lo sviluppo dei Paesi africani, schiacciati tra debito estero e calamit\u00e0 naturali.<\/p>\n<div id=\"div-gpt-ad-1488814430090-0\"><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/www.googletagservices.com\/tag\/js\/gpt.js\">googletag.defineSlot('\/134284252\/lonesto\/lonesto-300x250-intext', [300, 250], 'div-gpt-ad-1488814430090-0').addService(googletag.pubads()).setTargeting();googletag.pubads().enableSyncRendering();googletag.enableServices();googletag.display('div-gpt-ad-1488814430090-0');<\/script><\/div>\n<p>Il 4 agosto 1983, in Alto Volta, iniziava l\u2019esperienza rivoluzionaria di Thomas Sankara, capitano dell\u2019esercito voltaico giunto al potere con un colpo di stato incruento e senza spargimento di sangue. Il Paese, ex colonia francese, abbandon\u00f2 subito il nome coloniale e divenne Burkina Faso, che in due lingue locali, il mor\u00e9 e il dioula, significa \u201cPaese degli uomini integri\u201d. Ed \u00e8 dall\u2019integrit\u00e0 morale che Sankara part\u00ec per tagliare i ponti con un triste passato e con deprimente presente. Pochi dati illustrano quanto grave fosse la situazione: tasso di mortalit\u00e0 infantile del 187 per mille (ogni cinque bambini nati, uno non arrivava a compiere un anno), tasso di alfabetizzazione al 2%, speranza di vita di soli 44 anni, un medico ogni 50.000 abitanti.<\/p>\n<p>\u201cNon possiamo essere la classe dirigente ricca in un Paese povero\u201d, era solito ripetere Sankara, che visse un\u2019infanzia di miseria (\u201cQuante volte i miei fratelli e io abbiamo cercato qualcosa da mangiare nelle pattumiere dell\u2019Hotel Ind\u00e9pendance\u201d) e povero, come gli altri burkinab\u00e8, \u00e8 sempre rimasto. Le auto blu destinate agli alti funzionari statali, dotate di ogni comfort, vennero sostituite con utilitarie, ai lavori pubblici erano tenuti a partecipare anche i ministri. Sankara stesso viveva in una casa di Ouagadougou, la capitale del Paese, che per nulla si differenziava dalle altre; nella sua dichiarazione dei redditi del 1987 i beni da lui posseduti risultavano essere una vecchia Renault 5, libri, una moto, quattro biciclette, due chitarre, mobili e un bilocale con il mutuo ancora da pagare.<br \/>\n\u201c\u00c8 inammissibile\u201d, sosteneva, \u201cche ci siano uomini proprietari di quindici ville, quando a cinque chilometri da Ouagadougou la gente non ha i soldi nemmeno per una confezione di nivachina contro la malaria\u201d. Negli stessi anni i suoi omologhi si trinceravano in lussuose ville o agli ultimi piani dei migliori hotel, lontani anni luce dai bisogni quotidiani della popolazione. Per esempio il presidente della Costa d\u2019Avorio, Felix Houphou\u00ebtBoigny, aveva fatto costruire in pieno deserto una pista di pattinaggio su ghiaccio per i propri figli. Quando alcuni capi di Stato si offrirono per donare a Sankara un aereo presidenziale, la risposta fu che era meglio fare arrivare in Burkina Faso macchinari agricoli. E la terra burkinab\u00e8 non \u00e8 mai stata particolarmente fertile, inaridita dall\u2019Harmattan, il vento secco proveniente dal deserto del Sahara che lambisce i confini settentrionali del Paese.<\/p>\n<div id=\"SC_TBlock_323301\" class=\"SC_TBlock\">loading&#8230;<\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\n  (sc_adv_out = window.sc_adv_out || []).push({\n    id : \"323301\",\n    domain : \"n.ads1-adnow.com\"\n  });\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/st-n.ads1-adnow.com\/js\/adv_out.js\"><\/script><br \/>\nPer ridare impulso all\u2019economia si decise di contare sulle proprie forze, di vive re all\u2019africana, senza farsi abbagliare dalle imposizioni culturali provenienti dall\u2019Europa: \u201cNon c\u2019\u00e8 salvezza per il nostro popolo se non voltiamo completamente le spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di venderci per anni\u201d. \u201cConsumiamo burkinab\u00e8\u201d, si leggeva sui muri di Ouagadougou, mentre per favorire l\u2019industria tessile nazionale i ministri erano tenuti a vestire il faso dan fani, l\u2019abito di cotone tradizionale, proprio come Gandhi aveva fatto in India con il khadi.<br \/>\nLe magre risorse vennero impiegate per mandare a scuola i bambini e le bambine \u2013 nel 1983 la frequenza scolastica era attorno al 15% \u2013 e per fornire cure mediche ai malati, organizzando campagne di alfabetizzazione e di vaccinazione capillare contro le infermit\u00e0 pi\u00f9 diffuse come la febbre gialla, il colera e il morbillo. L\u2019obiettivo era di fornire 10 litri di acqua e due pasti al giorno a ogni burkinab\u00e8, impedendo che l\u2019acqua finisse nelle avide mani delle multinazionali francesi o statunitensi e cercando finanziamenti che fossero funzionali allo sviluppo idrogeologico del Paese, non al profitto di pochi uomini d\u2019affari.<br \/>\nIl Burkina Faso divenne un esempio per le altre nazioni, governate da \u00e9lite corrotte e supine ai dettami provenienti dagli istituti economici internazionali. Se un piccolo Paese, condannato anche dalla geografia (il deserto avanzava verso sud di sette chilometri all\u2019anno mangiandosi campi coltivati; esiste un solo corso fluviale e non c\u2019\u00e8 alcuno sbocco sul mare) riusciva a levare il proprio grido di dolore e di insofferenza e a dimostrare che i problemi che affliggevano l\u2019Africa si potevano risolvere, cosa avrebbero potuto fare Paesi con immense risorse naturali? Il 15 ottobre 1987 Sankara, che a dicembre avrebbe compiuto 38 anni, veniva ucciso: troppo scomodo, troppo generoso, troppo attento alle esigenze della povera gente. Quando i giovani africani cominciarono a chiedere ai propri governanti di seguire l\u2019esempio di Sankara, il complotto prese forma e coinvolse chi, in Burkina Faso, in Africa e in Europa, non poteva tollerare la sua indisciplina e la sua semplicit\u00e0.<br \/>\nIn quattro anni Sankara aveva invitato i Paesi africani a non pagare il debito estero per concentrare gli sforzi su una politica economica che colmasse il ritardo imposto da decenni di dominazione coloniale. Dominazione che era anche culturale: \u201cPer l\u2019imperialismo\u201d, affermava, \u201c\u00e8 pi\u00f9 importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale \u00e8 la pi\u00f9 flessibile, la pi\u00f9 efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalit\u00e0\u201d.<br \/>\nEcco cos\u00ec spiegato l\u2019impulso dato al Festival Panafricaine du Cin\u00e9ma de Ouagadougou (Fespaco), la pi\u00f9 importante rassegna continentale, con il fine di sviluppare la cinematografia locale a scapito di quella europea, uno dei tanti strumenti per legittimare la superiorit\u00e0 dei \u201cbianchi\u201d e l\u2019inferiorit\u00e0 degli Africani. Nel 1986, durante i lavori della 25esima sessione dell\u2019Organizzazione per l\u2019Unit\u00e0 Africana (OUA) tenutasi a Addis Abeba, Sankara espresse in modo molto semplice perch\u00e9 il pagamento del debito doveva essere rifiutato: \u201cNoi siamo estranei alla creazione di questo debito e dunque non dobbiamo pagarlo. [\u2026] Il debito nella sua forma attuale \u00e8 una riconquista coloniale organizzata con perizia. [\u2026] Se noi non paghiamo, i prestatori di capitali non moriranno, ne siamo sicuri; se invece paghiamo, saremo noi a morire, possiamo esserne altrettanto certi\u201d.<br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nsimply_publisher = 77745;\nsimply_domain = 99463;\nsimply_space = 211197;\nsimply_ad_height = 250;\nsimply_ad_width = 300;\nsimply_callback = '';\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nvar cb = Math.round(new Date().getTime());\ndocument.write('<scr'+'ipt type=\"text\/javascript\" src=\"'+ ('https:' == document.location.protocol ? 'https:\/\/' : 'http:\/\/') + 'optimized-by.4wnetwork.com\/simply_loader.js?cb='+ cb +'\"><\/scr' + 'ipt>');\n<\/script><br \/>\nSempre a Addis Abeba, Sankara invoc\u00f2 il disarmo, proponendo ai Paesi africani di smettere di acquistare armi e di dissanguarsi in dispute fomentate dall\u2019estero per protrarre l\u2019arretratezza e la dipendenza del continente. L\u2019invito era di adottare misure a favore dell\u2019occupazione, della tutela ambientale, della pace tra i popoli, della salute. A New York, qualche mese prima, davanti all\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite, Sankara aveva tuonato contro l\u2019ipocrisia di chi fornisce aiuti ai Paesi in via di sviluppo (mentre per altre vie si inviano armi) e contro l\u2019egoismo di chi, per esempio, si rifiuta di investire nella ricerca contro la malaria \u2013 che in Africa provoca ogni anno milioni di morti \u2013 solo perch\u00e9 \u00e8 una malattia che non riguarda i Paesi del nord del mondo. \u201cCi sentiamo una persona sola con il malato che ansiosamente scruta l\u2019orizzonte di una scienza monopolizzata dai mercanti di armi. [\u2026] Quanto l\u2019umanit\u00e0 spreca in spese per gli armamenti a scapito della pace!\u201d.<br \/>\nSankara espresse la convinzione che per eliminare i lasciti coloniali fosse indispensabile avviare un processo di unione di tutti gli Stati (dal Maghreb al Capo di Buona Speranza) del continente, che doveva diventare un\u2019entit\u00e0 politica coesa e rispettata sul piano internazionale: \u201cMentre moriamo di fame e nel nostro Paese ci sono migliaia di disoccupati, altrove non si riescono a sfruttare le risorse della terra per mancanza di manodopera. Se ci fosse maggiore cooperazione, potremmo arrivare all\u2019autosufficienza alimentare e non dovremmo pi\u00f9 dipendere dagli aiuti internazionali\u201d.<br \/>\nPrimo passo era la fine dell\u2019apartheid in Sudafrica, dove la minoranza \u201cbianca\u201d godeva in realt\u00e0 del sostegno economico dei Paesi occidentali. Sankara ebbe parole di rimprovero per tutti, a partire da Fran\u00e7ois Mitterrand: \u201cChe senso ha organizzare marce contro l\u2019apartheid, mentre si producono e si vendono armi al Sudafrica?\u201d.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"650\" height=\"350\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/GPCNq-T7yDY\" frameborder=\"0\" allow=\"autoplay; encrypted-media\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\nForse non \u00e8 un caso che Sankara venne ucciso quattro giorni dopo che a Ouagadougou si era tenuta una Conferenza panafricana contro l\u2019apartheid. Il \u201cPr\u00e9sident du Faso\u201d, come viene ancora oggi ricordato dai burkinab\u00e8, si \u00e8 sacrificato dimostrando che \u00e8 possibile rispondere, all\u2019africana, ai problemi dell\u2019Africa, con chiarezza e talvolta ingenuit\u00e0, come quando chiese che \u201calmeno l\u20191% delle somme colossali destinate alla ricerca spaziale sia destinato a progetti per salvare la vita umana\u201d.<br \/>\nDinanzi alle Nazioni Unite Sankara liber\u00f2 davanti al mondo intero, ponderando con attenzione ogni singola parola, il grido di dolore di miliardi di esseri umani che soffrono sotto un sistema crudele e ingiusto: \u201cParlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino \u00e8 minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, cos\u00ec abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel\u201d. \u00a0&#8211;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.peacelink.it\/mosaico\/a\/6192.html\">FONTE<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CONTINUA A LEGGERE &gt;&gt;<\/a><br \/>\nDal momento che sei qui&#8230;.<br \/>\n&#8230; abbiamo un piccolo favore da chiedere.<br \/>\nPi\u00f9 persone stanno leggendo il nostre le nostre notizie selezionate dai maggiori media locali e internazionali, ma le entrate pubblicitarie attraverso i media stanno calando rapidamente. 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