{"id":1906,"date":"2013-11-22T10:53:26","date_gmt":"2013-11-22T10:53:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=1906"},"modified":"2013-11-22T10:53:44","modified_gmt":"2013-11-22T10:53:44","slug":"oltre-il-rigore-come-investire-lavanzo-primario-nella-crescita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=1906","title":{"rendered":"Oltre il rigore. Come investire l&#8217;avanzo primario nella crescita"},"content":{"rendered":"<p> Le prospettive economiche per l\u2019Italia restano gravissime, al punto che secondo le ultime previsioni il 2013 si chiuder\u00e0 con una ulteriore contrazione di circa due punti del Pil (qui e in seguito dati Ocse). Il ministro Saccomanni afferma che la crisi \u00e8 \u201cpeggiore di quella del \u201829\u201d ma continua a ripetere che il governo deve rispettare il vincolo del deficit pubblico al 3% del Pil. Ne segue che per quest\u2019anno sono ormai possibili solo manovre a saldo zero e anche nel 2014 ci saranno ben pochi margini di intervento, limitati alla differenza tra il deficit tendenziale e il vincolo del 3%: circa mezzo punto di Pil, non pi\u00f9 di 8 miliardi. Risorse che non sarebbero pi\u00f9 nemmeno disponibili se dovessimo dare corso al Documento di Economia e Finanza che \u2013 in linea con Six Pack e Fiscal Compact \u2013 si pone l\u2019obiettivo di azzerare il deficit (in termini strutturali) mediante nuovi progressivi innalzamenti dell\u2019avanzo primario sino a un valore record di fine legislatura del 5,7% del Pil (90 miliardi di euro).<br \/>\nInsomma, nonostante l\u2019emergenza in cui ci troviamo, il governo sembra avere le mani legate e prospettarci ancora austerit\u00e0. Ma \u00e8 ormai acclarato che questo tipo di politiche frena la crescita e non assicura il riequilibrio dei conti pubblici. Lo abbiamo sperimentato in Italia, dove gli interventi restrittivi non hanno dato gli effetti previsti n\u00e9 in termini di crescita (le previsioni del precedente esecutivo per il 2013 erano di un + 0,5%, mentre il Pil si riduce al ritmo del 2%) n\u00e9 in termini di finanze pubbliche (il rapporto debito e Pil, stimato in diminuzione, continua ad aumentare). E lo abbiamo sperimentato in Europa, dove il Fondo Monetario Internazionale ammette che sono stati ampiamente sottostimati gli effetti deleteri delle politiche di austerit\u00e0. Il punto \u00e8 \u2013  come ho gi\u00e0 sottolineato mesi fa su queste colonne \u2013 che i modelli previsionali adottati dalle principali istituzioni internazionali hanno introiettato la \u201cteoria dell\u2019austerit\u00e0 espansiva\u201d, attribuendo ai moltiplicatori della politica fiscale, che misurano l\u2019impatto delle politiche espansive sul Pil, valori negativi o prossimi allo zero. In realt\u00e0, i moltiplicatori si sono rivelati molto pi\u00f9 grandi ed \u00e8 ormai innegabile che una politica restrittiva (un aumento del saldo tra prelievo fiscale e spesa pubblica) riduce il Pil in misura almeno equivalente, con retroazione negativa sulle entrate fiscali.<br \/>\nPer questo, proseguire con il rigore \u00e8 a dir poco rischioso, e occorrerebbe imprimere una svolta alla politica economica nazionale, smettendola di considerare i vincoli europei alla stregua di \u201ctab\u00f9\u201d, come ormai riconoscono gli stessi campioni dell\u2019austerit\u00e0. La nuova strada da battere consisterebbe nell\u2019azzeramento dell\u2019avanzo primario, oggi pari a 2,4 punti di Pil. Ci\u00f2 significherebbe disporre di oltre 35 miliardi di euro da utilizzare per ridurre la pressione fiscale sul mondo della produzione e promuovere politiche industriali. L\u2019impatto sulla crescita di un intervento di questo tipo pu\u00f2 essere analizzato alla luce delle nuove stime del moltiplicatore della politica fiscale. Alcuni studi relativi all\u2019Italia mostrano che in condizioni recessive il moltiplicatore della spesa pubblica supererebbe il valore di 2 (ma esistono anche stime di moltiplicatori pari a 3). Qui, molto pi\u00f9 prudentemente, consideriamo il valore medio (pari a 1,3) dell\u2019intervallo calcolato dal capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard. Sotto questo assunto, l\u2019azzeramento del nostro avanzo genererebbe una crescita del Pil di oltre 45 miliardi di euro, 3 punti di Pil, fornendo la spinta di cui abbiamo oggi tanto bisogno. Ed entro 9-15 mesi, raggiunto il picco espansivo, anche gli effetti immediati di incremento di deficit e debito risulterebbero in buona misura compensati da due fattori: l\u2019aumento stesso del Pil, che naturalmente abbatte i rapporti significativi di finanza pubblica, e la crescita delle entrate fiscali, che trainate dalla ripresa incrementerebbero di almeno un punto di Pil.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/debito-pubblico-avanzo-primario.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/debito-pubblico-avanzo-primario.jpeg\" alt=\"BANKITALIA\" width=\"274\" height=\"281\" class=\"alignleft size-full wp-image-1907\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/debito-pubblico-avanzo-primario.jpeg 274w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/debito-pubblico-avanzo-primario-53x55.jpeg 53w\" sizes=\"(max-width: 274px) 100vw, 274px\" \/><\/a>Insomma, andare oltre il vincolo europeo sul deficit conviene, perch\u00e9 pu\u00f2 permetterci di rilanciare l\u2019economia italiana. Inutile sottolineare che sarebbe eccellente concordare a livello europeo una simile discontinuit\u00e0, magari prima di procedere a pi\u00f9 complessi interventi di riassetto delle istituzioni europee e del palinsesto macroeconomico. Infatti, al di l\u00e0 delle motivazioni pi\u00f9 squisitamente politiche, una azione espansiva portata avanti di concerto dai membri dell\u2019eurozona, e trainata da quelli che hanno i conti pi\u00f9 solidi, darebbe ulteriore impulso alla crescita e gioverebbe agli equilibri della bilancia commerciale; e con una Banca Centrale Europea accomodante anche le possibili tensioni sugli oneri del debito risulterebbero efficacemente arginate. Ma se l\u2019Europa continuasse a tergiversare e trascurare il baratro dentro cui stiamo scivolando, dovremmo considerare la possibilit\u00e0 di una azione unilaterale. Certo, si tratterebbe di una strada estremamente ardua, ma potrebbe finire con l\u2019essere l\u2019unica via che resta prima di arrenderci al declino o essere costretti a decisioni che metterebbero a repentaglio ancora maggiore la tenuta della zona euro. <a href=\"http:\/\/www.riccardorealfonzo.it\/2013\/06\/oltre-il-rigore-come-investire-lavanzo.html\">Fonte<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Le prospettive economiche per l\u2019Italia restano gravissime, al punto che secondo le ultime previsioni il 2013 si chiuder\u00e0 con una ulteriore contrazione di circa due punti del Pil (qui e in seguito dati Ocse). Il <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=1906\" title=\"Oltre il rigore. 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