{"id":26483,"date":"2017-04-08T12:09:38","date_gmt":"2017-04-08T12:09:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=26483"},"modified":"2018-03-27T19:12:58","modified_gmt":"2018-03-27T19:12:58","slug":"e-lucano-il-ricercatore-che-ha-scoperto-le-cause-dellalzheimer-si-chiama-marcello-damelio-originario-di-montemilone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=26483","title":{"rendered":"E\u2019 Lucano il ricercatore che ha scoperto le cause dell\u2019Alzheimer. Si chiama Marcello D\u2019Amelio originario di Montemilone"},"content":{"rendered":"<h4><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/?attachment_id=26484\" rel=\"attachment wp-att-26484\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-26484\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/montemilone-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/montemilone-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/montemilone-110x55.jpg 110w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/montemilone.jpg 660w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>08\/04\/2017 &#8211; Uno studio coordinato dal professor Marcello D\u2019Amelio dell\u2019Universit\u00e0 Campus Bio-Medico di Roma, pubblicato su Nature Communications, ha rivelato uno dei meccanismi all\u2019origine dell\u2019Alzheimer, una malattia che solo in Italia colpisce circa 500mila persone oltre i 60 anni.<\/h4>\n<div id=\"div-gpt-ad-1488814430090-0\"><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/www.googletagservices.com\/tag\/js\/gpt.js\">googletag.defineSlot('\/134284252\/lonesto\/lonesto-300x250-intext', [300, 250], 'div-gpt-ad-1488814430090-0').addService(googletag.pubads()).setTargeting();googletag.pubads().enableSyncRendering();googletag.enableServices();googletag.display('div-gpt-ad-1488814430090-0');<\/script><\/div>\n<p>\u00abNon \u00e8 nell\u2019ippocampo, la struttura del sistema nervoso centrale primariamente coinvolta nelle funzioni della memoria, che va cercato il responsabile del morbo di Alzheimer \u2013 spiega il docente, 43 anni, di origini lucane, laureato a Bari e specializzato a Roma -. All\u2019origine della malattia ci sarebbe, invece, la morte dell\u2019area del cervello che produce la dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per alcuni importanti meccanismi di comunicazione tra i neuroni. Quattro anni fa abbiamo avuto le prime indicazioni, che ci hanno spinto a proseguire la ricerca\u00bb. Questa la sorprendente scoperta compiuta da un\u2019\u00e9quipe di una ventina di ricercatori coordinati dal professor D\u2019Amelio, associato di Fisiologia Umana e Neurofisiologia presso l\u2019Universit\u00e0 Campus Bio-Medico di Roma, a cui hanno hanno collaborato \u2013 oltre agli scienziati dei laboratori dell\u2019Universit\u00e0 Campus Bio-Medico di Roma \u2013 anche quelli della Fondazione Ircc Santa Lucia e del Cnr di Roma.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/srv.juiceadv.com\/banner_iframe.asp?user=5312&amp;tipo=22\" width=\"300\" height=\"250\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>\u00abAbbiamo effettuato un\u2019accurata analisi morfologica del cervello \u2013 continua D\u2019Amelio \u2013 e abbiamo scoperto che quando vengono a mancare i neuroni dell\u2019area tegmentale ventrale, che producono la dopamina, il mancato apporto di questo neurotrasmettitore provoca il conseguente malfunzionamento dell\u2019ippocampo, anche se tutte le cellule di quest\u2019ultimo restano intatte\u00bb. Negli ultimi 20 anni i ricercatori si sono focalizzati sull\u2019area da cui dipendono i meccanismi del ricordo, ritenendo che fosse la progressiva degenerazione delle cellule dell\u2019ippocampo a causare l\u2019Alzheimer. Le analisi sperimentali, tuttavia, non hanno mai fatto registrare al suo interno significativi processi di morte cellulare. Nessun ricercatore aveva finora pensato che potessero essere coinvolte altre aree del cervello nell\u2019insorgenza della patologia. \u00abL\u2019area tegmentale ventrale \u2013 sottolinea il docente \u2013 non era mai stata approfondita nello studio della malattia di Alzheimer, perch\u00e9 si tratta una parte profonda del sistema nervoso centrale, particolarmente difficile da indagare a livello neuro-radiologico\u00bb.<\/p>\n<p>I protagonisti della ricerca sono riusciti a chiarire i dettagli molecolari alla base della mancata comunicazione fra cellule nervose che, nel tempo, porta alla perdita di memoria. I ricercatori si sono resi conto che \u2013 come in un effetto domino \u2013 la morte delle cellule cerebrali deputate alla produzione di dopamina provoca il mancato arrivo di questa sostanza nell\u2019ippocampo, causandone il \u2018tilt\u2019 che genera la perdita di memoria. Lo studio ha evidenziato, gi\u00e0 nelle primissime fasi della malattia, la morte progressiva dei soli neuroni dell\u2019area tegmentale ventrale e non di quelli dell\u2019ippocampo. Questo meccanismo \u00e8 risultato perfettamente coerente con le descrizioni cliniche della patologia di Alzheimer fatte dai neurologi.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"650\" height=\"350\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BedjrYpd3KU\" frameborder=\"0\" allow=\"autoplay; encrypted-media\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore conferma della scoperta \u00e8 stata possibile somministrando in laboratorio due diverse terapie: una con L-Dopa, un amminoacido precursore della dopamina; l\u2019altra basata su un farmaco che ne inibisce la degradazione. In entrambi i casi, dopo aver iniettato il rimedio si \u00e8 registrato il recupero completo della memoria, in tempi relativamente rapidi.<\/p>\n<p>Nel corso dei test, gli scienziati hanno registrato \u2013 accanto al miglioramento delle funzionalit\u00e0 mnesiche \u2013 anche il pieno ripristino della facolt\u00e0 motivazionale e della vitalit\u00e0. Si tratta di una seconda, importante, scoperta. \u00abAbbiamo verificato \u2013 chiarisce D\u2019Amelio \u2013 che l\u2019area tegmentale ventrale rilascia la dopamina anche nel nucleo accumbens, l\u2019area che controlla la gratificazione e i disturbi dell\u2019umore, garantendone il buon funzionamento. Per cui, con la degenerazione dei neuroni che producono dopamina, aumenta anche il rischio di andare incontro a progressiva perdita di iniziativa, indice di un\u2019alterazione patologica dell\u2019umore. Perdita di memoria e depressione sono due facce della stessa medaglia\u00bb.<\/p>\n<div id=\"SC_TBlock_323301\" class=\"SC_TBlock\">loading&#8230;<\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\n  (sc_adv_out = window.sc_adv_out || []).push({\n    id : \"323301\",\n    domain : \"n.ads1-adnow.com\"\n  });\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/st-n.ads1-adnow.com\/js\/adv_out.js\"><\/script><br \/>\nQuesti risultati confermano le osservazioni cliniche secondo cui, fin dalle primissime fasi di sviluppo dell\u2019Alzheimer, accanto agli episodi di perdita di memoria i pazienti riferiscono un calo nell\u2019interesse per le attivit\u00e0 della vita, mancanza di appetito e del desiderio di prendersi cura di s\u00e9, fino ad arrivare alla depressione. Secondo gli autori della ricerca, i cambiamenti nel tono dell\u2019umore non sarebbero \u2013 come si credeva finora \u2013 una conseguenza della comparsa dell\u2019Alzheimer, ma potrebbero rappresentare piuttosto una sorta di \u2018campanello d\u2019allarme\u2019 dietro il quale si nasconde l\u2019inizio subdolo della patologia.<\/p>\n<p>Le prospettive che questo studio schiude sono molteplici. Anche se si tratta solo di un piccolo passo. Il professore, infatti, invita alla cautela e non vuole alimentare false speranze nei pazienti e nei familiari di coloro che soffrono di malattie neurovegetative. \u00abIl prossimo obiettivo \u2013 dichiara D\u2019Amelio \u2013 dovr\u00e0 essere la messa a punto di tecniche neuro-radiologiche pi\u00f9 efficaci, in grado di farci accedere ai segreti custoditi nell\u2019area tegmentale ventrale, per scoprirne i meccanismi di funzionamento e degenerazione. Inoltre, i risultati ottenuti suggeriscono di non sottovalutare i fenomeni depressivi nella diagnosi di Alzheimer, perch\u00e9 potrebbero andare di pari passo con la perdita della memoria. Infine, poich\u00e9 anche il Parkinson \u00e8 causato dalla morte dei neuroni che producono la dopamina, \u00e8 possibile immaginare che le strategie terapeutiche future per entrambe le malattie potranno concentrarsi su un obiettivo comune: impedire in modo \u2018selettivo\u2019 la morte di questi neuroni\u00bb.<br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nsimply_publisher = 77745;\nsimply_domain = 99463;\nsimply_space = 211197;\nsimply_ad_height = 250;\nsimply_ad_width = 300;\nsimply_callback = '';\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nvar cb = Math.round(new Date().getTime());\ndocument.write('<scr'+'ipt type=\"text\/javascript\" src=\"'+ ('https:' == document.location.protocol ? 'https:\/\/' : 'http:\/\/') + 'optimized-by.4wnetwork.com\/simply_loader.js?cb='+ cb +'\"><\/scr' + 'ipt>');\n<\/script><br \/>\nI dati sperimentali hanno chiarito anche perch\u00e9 i farmaci cosiddetti \u2018inibitori della degradazione della dopamina\u2019 \u2013 la cui validit\u00e0 terapeutica \u00e8 stata nel tempo molto discussa \u2013 si rivelino utili solo per alcuni pazienti: funzionano unicamente nelle fasi iniziali della malattia, quando ancora sopravvive un buon numero di neuroni dell\u2019area tegmentale ventrale. Con la morte di tutte le cellule di quest\u2019area, la dopamina smette del tutto di essere prodotta e il farmaco, ovviamente, non \u00e8 pi\u00f9 efficace. \u00abL\u2019altra sostanza somministrata in laboratorio nel corso della sperimentazione, chiamata L-Dopa \u2013 specifica la dottoressa Annalisa Nobili, prima firma dello studio \u2013 non pu\u00f2 essere data ai pazienti se non nelle ultime fasi della malattia perch\u00e9, come emerso anche nei casi di Parkinson, provoca fenomeni di particolare tossicit\u00e0 che possono aggravare le loro condizioni\u00bb.<\/p>\n<p>Pur essendo, dunque, ancora lontana la validazione di una cura efficace per l\u2019Alzheimer, i risultati della ricerca condotta dal professor D\u2019Amelio e dagli altri partner scientifici aggiungono un tassello decisivo nella comprensione dei meccanismi da cui prende avvio questo temibile morbo. Accorciando, si spera, i tempi che separano la Scienza dal giorno in cui sar\u00e0 finalmente possibile fermarlo.<\/p>\n<p>Da sottolineare anche che la ricerca era finanziata da un bando del ministero della Salute e da una Fondazione degli Stati Uniti impegnata a combattere l\u2019Alzheimer. Grazie ai risultati ottenuti dal giovane docente dell\u2019Universit\u00e0 Campus Bio-Medico di Roma, ci sono buone probabilit\u00e0 di proseguire lo studio. &#8211; <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/attualita\/pagine\/scoperto-uno-dei-meccanismi-all-origine-dell-alzheimer\">FONTE<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">CONTINUA A LEGGERE >><\/a><br \/>\nDal momento che sei qui&#8230;.<br \/>\n&#8230; abbiamo un piccolo favore da chiedere.<br \/>\nPi\u00f9 persone stanno leggendo il nostre le nostre notizie selezionate dai maggiori media locali e internazionali, ma le entrate pubblicitarie attraverso i media stanno calando rapidamente. 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