{"id":3430,"date":"2013-12-20T18:30:34","date_gmt":"2013-12-20T18:30:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=3430"},"modified":"2013-12-20T18:30:34","modified_gmt":"2013-12-20T18:30:34","slug":"ilva-cassazione-annulla-sequestro-81-miliardi-restituiti-a-riva-fire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=3430","title":{"rendered":"Ilva, Cassazione annulla sequestro: 8,1 miliardi restituiti a Riva Fire"},"content":{"rendered":"<p>I custodi giudiziari degli impianti dell\u2019area a caldo del siderurgico tarantino, avevano stimato una cifra equivalente alle somme che nel corso degli anni la societ\u00e0 avrebbe risparmiato non adeguando gli impianti. Ora la sesta sezione penale ha accolto il ricorso presentato dai legali Coppi e Paliero, e ha disposto la restituzione alle holding di tutti i beni<\/p>\n<p>Era stato uno dei sequestri pi\u00f9 pesanti della storia italiana, ma ora le tasche dei Riva, sotto indagine per disastro ambientale nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta Ilva, tornano piene. La Corte di Cassazione ha stabilito che i beni della holding Riva Fire, societ\u00e0 proprietaria di Ilva spa, non andavano confiscati e ha annullato senza rinvio il decreto di sequestro confermato dal riesame nel giugno scorso dal tribunale del riesame di Taranto. Un decreto di sequestro per equivalente, firmato nel maggio scorso dal gip Patrizia Todisco su richiesta della procura ionica, che imponeva di mettere i sigilli a beni per 8,1 miliardi di euro.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ilva-taranto-interna-nuova-640.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-3431 alignleft\" alt=\"ilva-taranto-interna-nuova-640\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ilva-taranto-interna-nuova-640-300x156.jpg\" width=\"300\" height=\"156\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ilva-taranto-interna-nuova-640-300x156.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ilva-taranto-interna-nuova-640-105x55.jpg 105w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/ilva-taranto-interna-nuova-640.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il provvedimento era stato impugnato dai legali delle societ\u00e0 del Gruppo Riva e poche ore fa \u00e8 arrivata la decisione della suprema corte che ha dato ragione al collegio difensivo degli industriali. La stima di oltre 8 miliardi era stata formulata dai custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza, Claudio Lofrumento e Mario Tagarelli come il costo totale degli interventi necessari al ripristino funzionale degli impianti dell\u2019area a caldo per un possibile risanamento ambientale. La societ\u00e0 Riva Fire, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe ottenuto negli anni un notevole vantaggio economico attraverso quella che i magistrati definiscono una \u201cconsapevole omissione\u201d degli interventi nell\u2019Ilva per la protezione e salvaguardia dell\u2019incolumit\u00e0 dell\u2019ambiente, degli operai e dei cittadini di Taranto. In sostanza 8,1 miliardi erano i soldi che secondo l\u2019accusa i Riva avrebbero risparmiato evitando di ammodernare gli impianti della fabbrica che secondo i periti del tribunale, oggi \u201cgenera malattia e morte\u201d.<\/p>\n<p>A firmare i ricorsi sono stati i legali Franco Coppi e Carlo Enrico Paliero, ma in un primo momento era stato anche Enrico Bondi, all\u2019epoca amministratore delegato dell\u2019Ilva, a volerlo. Dopo la nomina come commissario straordinario affidatogli dal governo Letta, Bondi ritir\u00f2 l\u2019istanza presentata per conto dell\u2019Ilva per segnare una discontinuit\u00e0 con la gestione della famiglia Riva. Su richiesta del pool di inquirenti composto dal procuratore Franco Sebastio, dall\u2019aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani, il gip Todisco aveva autorizzato il sequestro di denaro, conti correnti, quote societarie nella disponibilit\u00e0 della societ\u00e0 Riva Fire, per le violazioni ambientali alla legge 231\/01 che sancisce la responsabilit\u00e0 giuridica delle imprese per i reati commessi dai propri dirigenti.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 finora, gli uomini della Guardia di finanza erano riusciti a individuare solo due miliardi rispetto agli otto richiesti. Dal sequestro sarebbero dovuti rimanere fuori i beni e le finanze riconducibili alla societ\u00e0 di Ilva spa poich\u00e9 il gip Todisco aveva infatti chiarito che i beni della societ\u00e0 potevano essere aggrediti solo nel caso in cui non siano strettamente indispensabili all\u2019esercizio dell\u2019attivit\u00e0 produttiva nello stabilimento di Taranto. L\u2019accusa nei confronti di Emilio, Nicola e Fabio Riva \u00e8 di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Per Fabio Riva, inoltre, tra i capi di imputazione c\u2019\u00e8 anche quello di corruzione in atti giudiziari per aver versato la presunta tangente all\u2019ex perito della procura Lorenzo Liberti per ammorbidire la perizia sull\u2019Ilva. Tra le societ\u00e0 indagate ci sono Ilva spa e Riva Fire spa, rispettivamente \u201ccontrollata\u201d e \u201ccontrollante\u201d ai cui vertici si sono succeduti negli anni proprio Emilio, Fabio e Nicola Riva. (da IlFattoQuotidiano)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>I custodi giudiziari degli impianti dell\u2019area a caldo del siderurgico tarantino, avevano stimato una cifra equivalente alle somme che nel corso degli anni la societ\u00e0 avrebbe risparmiato non adeguando gli impianti. 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