{"id":35056,"date":"2018-01-08T12:50:43","date_gmt":"2018-01-08T12:50:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=35056"},"modified":"2018-01-08T12:50:43","modified_gmt":"2018-01-08T12:50:43","slug":"sacchetti-bio-a-pagamento-andranno-in-discarica-gli-italiani-li-pagheranno-2-volte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=35056","title":{"rendered":"Sacchetti bio a pagamento? Andranno in discarica: gli italiani li pagheranno 2 volte"},"content":{"rendered":"<p>08\/01\/2018 &#8211; I nuovi sacchettini per l\u2019ortofrutta sono biodegradabili, compostabili e quasi ovunque si possono usare per la raccolta dell\u2019organico, ma nella realt\u00e0 prenderanno sempre pi\u00f9 spesso la via della discarica. Possibile? S\u00ec, perch\u00e9 il governo ha reso obbligatorie e a pagamento queste bustine per gli alimenti sfusi nei supermercati dopo aver cominciato a incentivare (in accordo con le politiche energetiche dell\u2019Ue) gli impianti per la produzione di biogas e biometano dai rifiuti organici, dove per\u00f2 i sacchettini creano pi\u00f9 di un problema e vengono quindi eliminati in ingresso. Cos\u00ec, ci troveremo di fronte a due strade sempre pi\u00f9 divergenti: da una parte cresceranno rapidamente questi impianti, dall\u2019altra avremo 25mila tonnellate di sacchettini da gestire in qualche modo. Aspetti non valutati dal ministero dell\u2019Ambiente prima di infilare questa estate l\u2019emendamento balneare della legge di conversione del decreto Mezzogiorno. Il testo, infatti, \u00e8 stato scritto senza chiedere un parere di merito al braccio scientifico del dicastero, l\u2019Ispra: il ministro ripete che la misura \u201cfa bene all\u2019ambiente\u201d, ma una valutazione tecnica avrebbe potuto far emergere, oltre ai pro, anche i contro della scelta. A partire proprio dalle criticit\u00e0 per gli impianti e i tempi lunghi di biodegradabilit\u00e0 nel mare, fino all\u2019esortazione dell\u2019Onu ad abbandonare l\u2019usa e getta piuttosto che promuovere le bioplastiche.<\/p>\n<div id=\"SC_TBlock_323301\" class=\"SC_TBlock\">loading&#8230;<\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\n  (sc_adv_out = window.sc_adv_out || []).push({\n    id : \"323301\",\n    domain : \"n.ads1-adnow.com\"\n  });\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/st-n.ads1-adnow.com\/js\/adv_out.js\"><\/script><br \/>\nL\u2019impianto di Bolzano: \u201cNon buttate l\u2019umido nei sacchettini\u201d \u2013 Mentre i consumatori stavano ancora prendendo le misure con la novit\u00e0, dalla societ\u00e0 di igiene urbana di Bolzano Seab \u00e8 partito l\u2019allarme: \u201cDa noi i cosiddetti sacchetti ecologici non sono adatti per la raccolta dell\u2019organico. Utilizzate quelli in carta\u201d. Il motivo? \u201cIl tempo di degradazione di questi sacchi ecologici, significativamente pi\u00f9 lungo rispetto agli altri materiali raccolti, influirebbe sull\u2019intero processo. Inoltre, questi sacchi spesso si incastrano tra le lame del frantumatore causando dei guasti al sistema\u201d. L\u2019impianto in questione tratta i rifiuti umidi attraverso una fermentazione senza ossigeno: si chiama digestione anaerobica e rispetto ai vecchi impianti per il semplice compostaggio (fermentazione aerobica) dell\u2019umido permette di ottenere, oltre a un ammendante per l\u2019agricoltura, anche energia in forma di gas. Per questo, anche per effetto degli incentivi statali, \u00e8 in corso una forte riconversione e nasceranno nel tempo anche nuovi digestori. Secondo l\u2019Ispra, solo nel 2016 i rifiuti umidi trattati in maniera combinata sono cresciuti di oltre il 30% e il Consorzio italiano compostatori prevede che nel 2020 andranno a digestione anaerobica 5,7 milioni di tonnellate di organico urbano, contro gli 1,8 milioni di adesso. Non solo: ad oggi, su quasi 30 grossi impianti di questo tipo attivi in Italia, i due terzi usano la tecnologia definita tecnicamente \u201cwet\u201d, quella in cui i sacchetti danno pi\u00f9 problemi.<\/p>\n<div id=\"div-gpt-ad-1488814430090-0\">\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/www.googletagservices.com\/tag\/js\/gpt.js\">googletag.defineSlot('\/134284252\/lonesto\/lonesto-300x250-intext', [300, 250], 'div-gpt-ad-1488814430090-0').addService(googletag.pubads()).setTargeting();googletag.pubads().enableSyncRendering();googletag.enableServices();googletag.display('div-gpt-ad-1488814430090-0');<\/script>\n<\/div>\n<p><strong>Il viaggio dei sacchetti: dal compostaggio alla discarica<\/strong> \u2013 Il punto, spiega a ilfattoquotidiano.it Mario Grosso, docente al dipartimento di Ingegneria civile e ambientale del Politecnico di Milano, \u00e8 che \u201ci sacchetti compostabili certificati ricevono il marchio dopo il test in un impianto aerobico, cio\u00e8 di compostaggio, dove si disgregano in 90 giorni. Purtroppo per\u00f2 questo non implica che succeda la stessa cosa in un impianto di digestione anaerobica, dove le condizioni sono totalmente diverse e il processo pi\u00f9 breve\u201d. Non solo: \u201cSe anche i sacchetti si disgregassero del tutto, molti impianti di questo tipo continuerebbero comunque a toglierli come fanno adesso perch\u00e9 si tratta di un materiale plastico e filamentoso che d\u00e0 fastidio al funzionamento: si impiglia nelle lame, intasa le tubazioni\u201d. E anche nei processi di compostaggio le buste vengono tolte in molti casi all\u2019inizio: \u201cIn questo caso si fa soprattutto perch\u00e9 pi\u00f9 del 40% dei sacchetti con cui i cittadini conferiscono l\u2019umido continua a essere non compostabile\u201d. \u00c8 il problema delle buste contraffatte, che secondo Assobioplastiche rappresentano il 60% di quelle in circolazione. Cos\u00ec, anche dove i sacchetti biodegradabili e compostabili potrebbero trasformarsi in ammendante agricolo, vengono deviati in discarica: \u201cAll\u2019ingresso degli impianti non \u00e8 possibile distinguere le buste in regola da quelle fuori legge, e quindi si tolgono tutte\u201d.<br \/>\n<!-- Inizio codice Hotspot (Native Advertising) eADV.it per il sito lonesto.it --><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\n(function() {var id = 'eadv-6-' + Math.random().toString(36).substr(2) + (new Date().getTime());document.write(String.fromCharCode(60,115)+'cript async=\"async\" defer=\"defer\" type=\"text\/javascript\" id=\"' + id + '\" src=\"\/\/www.eadv.it\/track\/?x=70-13304-1c-6-19-0-26-12-78-234x60-da-0-a2&amp;u=ltoin.eost&amp;async=' + id + '&amp;cttl=a00505&amp;ctxt=222222&amp;cbg=ffffff&amp;cbgh=f2f2f2\">'+String.fromCharCode(60)+'\/sc' + 'ript>');})();\n<\/script><br \/>\n<!-- Fine codice Hotspot (Native Advertising) eADV.it per il sito lonesto.it --><br \/>\n<strong>Il cittadino paga due volte <\/strong>\u2013 In Italia crescono pian piano le aree in cui si usano sacchetti in carta o addirittura, in qualche raro caso, direttamente i bidoncini, poi svuotati dagli operatori dell\u2019igiene urbana. Ma i sacchetti biodegradabili rimangono la modalit\u00e0 pi\u00f9 diffusa e in questi casi, dice a ilfatto.it \u2013 chiedendo di rimanere anonimo \u2013 il tecnico di una societ\u00e0 che gestisce molti impianti di trattamento dell\u2019organico, \u201cil cittadino paga due volte: la prima al supermercato per il sacchetto, e la seconda nella tariffa rifiuti, visto che i costi di smaltimento degli scarti vengono ovviamente ribaltati in bolletta\u201d. Non solo: \u201cIn media ogni sacchetto in plastica o bioplastica, quando viene tolto, si porta dietro materia organica pari a quattro volte il suo peso. Rifiuti che invece di diventare biogas vengono smaltiti. Dove ci sono molti sacchetti, si arriva al 30%-40% di rifiuto organico sprecato\u201d, continua il professor Grosso.<\/p>\n<p><strong>\u201cBioplastiche biodegradabili in 90 giorni solo negli impianti\u201d <\/strong>\u2013 Insomma, se i biopolimeri rimangono un\u2019invenzione eccezionale perch\u00e9 permettono di ottenere manufatti a contenuto di materia fossile pi\u00f9 contenuto, o addirittura al 100% rinnovabili, sui singoli usi delle bioplastiche \u00e8 necessaria una valutazione. La stessa Rete europea delle agenzie ambientali, di cui fa parte anche l\u2019Ispra, ha chiesto a Bruxelles \u201cun approccio consapevole sull\u2019uso delle bioplastiche\u201d, evidenziando che per promuoverne \u201cla produzione e l\u2019uso su larga scala, questi prodotti dovranno misurarsi con il bisogno di essere completamente degradabili\u201d. Requisito oggi assente.<\/p>\n<p>Se infatti associazioni come Legambiente ritengono che i sacchettini per l\u2019ortofrutta siano un passo avanti nella lotta all\u2019inquinamento del mare dalle plastiche, per gli esperti del network europeo \u201cle plastiche bioegradabili non possono essere considerate veramente biodegradabili al momento. Dati affidabili sugli effetti ambientali, in particolare sul suolo e sulle acque marine, non sono disponibili\u201d. Numerosi studi scientifici a livello mondiale confermano i tempi molto lunghi necessari ai sacchetti in plastica biodegradabile per smembrarsi in mare. Tra gli ultimi c\u2019\u00e8 quello di un gruppo di scienziati dell\u2019universit\u00e0 di Pisa, pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment e condotto usando dei sacchetti biodegradabili e compostabili per la raccolta dell\u2019umido, pi\u00f9 spessi di quelli per l\u2019ortofrutta ma pi\u00f9 sottili delle buste distribuite alle casse dei supermercati.<br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nsimply_publisher = 77745;\nsimply_domain = 99463;\nsimply_space = 211197;\nsimply_ad_height = 250;\nsimply_ad_width = 300;\nsimply_callback = '';\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nvar cb = Math.round(new Date().getTime());\ndocument.write('<scr'+'ipt type=\"text\/javascript\" src=\"'+ ('https:' == document.location.protocol ? 'https:\/\/' : 'http:\/\/') + 'optimized-by.4wnetwork.com\/simply_loader.js?cb='+ cb +'\"><\/scr' + 'ipt>');\n<\/script><br \/>\n\u201cStudi precedenti al nostro dimostravano che le buste, degradandosi, alterano la composizione e le caratteristiche del sedimento marino e la comunit\u00e0 microbica presente. Partendo da qui, ci siamo chiesti come questo fatto avrebbe potuto influenzare le piante che vivono in quegli ambienti in Mediterraneo\u201d, spiega a ilfattoquotidiano.it la biologa pisana Elena Balestri. \u201cAbbiamo allestito un esperimento in vasca considerando due specie di piante marine e ci siamo accorti che i frammenti di bioplastiche erano ancora presenti nei sedimenti dopo 6 mesi, e avevano modificato la concentrazione di ossigeno, pH e temperatura e alterato i rapporti tra le due specie. Queste alterazioni potrebbe influenzare la composizione delle praterie marine e anche dei popolamenti animali ad esse associati. Le nostre ricerche su questo tema vanno avanti per considerare sia la eventuale completa degradazione dei frammenti sia per osservare come tali processi possono influenzare le specie a lungo termine\u201d. &#8211; <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/01\/06\/sacchetti-bio-a-pagamento-andranno-in-discarica-gli-italiani-li-pagheranno-2-volte\/4074762\/\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">FONTE<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">CONTINUA A LEGGERE >><\/a><br \/>\nDal momento che sei qui&#8230;.<br \/>\n&#8230; abbiamo un piccolo favore da chiedere. Pi\u00f9 persone stanno leggendo il nostre le nostre notizie selezionate dai maggiori media locali e internazionali, ma le entrate pubblicitarie attraverso i media stanno calando rapidamente. Vogliamo mantenere la nostra rassegna stampa pi\u00f9 aperta possibile. 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