{"id":37713,"date":"2018-04-29T06:43:19","date_gmt":"2018-04-29T06:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=37713"},"modified":"2018-04-29T06:43:19","modified_gmt":"2018-04-29T06:43:19","slug":"guai-ai-vincitori-editoriale-di-marco-travaglio-del-29042018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=37713","title":{"rendered":"Guai ai vincitori, editoriale di  Marco Travaglio del 29\/04\/2018"},"content":{"rendered":"<p>29\/04\/2018 &#8211; L\u2019altra sera, a Otto e mezzo, mi \u00e8 capitata una cosa tanto rara quanto inaspettata: ho imparato qualcosa da un politico. Nella fattispecie, dal presidente del Pd Matteo Orfini. Pi\u00f9 lo sentivo parlare e pi\u00f9 capivo perch\u00e9 l\u2019unico governo possibile dopo il 4 marzo, quello fra 5Stelle e Pd (l\u2019altro, quello 5Stelle-Lega, \u00e8 impraticabile per l\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio fra B. &#038; Salvini), probabilmente non nascer\u00e0 mai. Almeno finch\u00e9 il Pd rester\u00e0 quello che \u00e8: perch\u00e9 i suoi dirigenti non hanno ancora capito quel che \u00e8 accaduto il 4 marzo, anzi non si sono neppure posti il problema. Da quattro anni perdono rovinosamente tutte le elezioni \u2013 circoscrizionali, comunali, regionali, referendarie e politiche \u2013 e non si domandano mai il perch\u00e9. O, casomai se lo chiedano, si rispondono che non \u00e8 colpa loro, ma degli elettori che hanno sbagliato a votare. Dunque vanno severamente puniti, nella speranza che capiscano la lezione e la volta successiva imparino a votare meglio. Il che naturalmente non accade, la qual cosa incattivisce ulteriormente i vertici del Pd che, sempre pi\u00f9 asserragliati e isolati nel loro bunker, si rafforzano nell\u2019idea balzana di avere ragione, allargando vieppi\u00f9 il fossato che li separa dai barbari che non li capiscono, in un cupio dissolvi che non finir\u00e0 mai. <\/p>\n<div id=\"SC_TBlock_323301\" class=\"SC_TBlock\">loading&#8230;<\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\n  (sc_adv_out = window.sc_adv_out || []).push({\n    id : \"323301\",\n    domain : \"n.ads1-adnow.com\"\n  });\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/st-n.ads1-adnow.com\/js\/adv_out.js\"><\/script><br \/>\nO meglio: finir\u00e0 quando l\u2019ultimo elettore cambier\u00e0 partito o passer\u00e0 a miglior vita. \u00c8 proprio per evitare di estinguersi dopo un rovescio elettorale che, nelle democrazie vere, i partiti licenziano il leader sconfitto, lo sostituiscono con uno davvero nuovo, dotato di pieni poteri per cambiare radicalmente linea politica rispetto a quella bocciata dagli elettori. Perch\u00e9 ci\u00f2 possa accadere, i partiti devono essere \u201cscalabili\u201d, con regole di democrazia interna che lascino sempre aperto un canale di collegamento fra la base e i vertici e consentano in qualunque momento la sostituzione del gruppo dirigente. Queste regole il Pd sulla carta le ha, con uno Statuto che prevede le primarie sia per gli organi dirigenti, sia per i candidati a cariche elettive. Infatti ha cambiato 8 volte segretario: Veltroni, Franceschini, Bersani, Epifani, Renzi, il reggente Orfini, ri-Renzi e il reggente Martina. Ma Renzi quelle regole le ha svuotate dall\u2019interno, con vari colpi di mano culminati nella notte delle candidature, quando compil\u00f2 personalmente le liste nominandosi i parlamentari senza passare per le primarie. Perci\u00f2 oggi il Pd non esiste pi\u00f9: \u00e8 il PdR, \u00e8 cosa sua, almeno quanto lo \u00e8 FI (il partito padronale per eccellenza) per B. e molto pi\u00f9 del M5S e della Lega (non proprio due modelli di democrazia interna) per Di Maio e Salvini.<\/p>\n<div id=\"div-gpt-ad-1488814430090-0\">\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/www.googletagservices.com\/tag\/js\/gpt.js\">googletag.defineSlot('\/134284252\/lonesto\/lonesto-300x250-intext', [300, 250], 'div-gpt-ad-1488814430090-0').addService(googletag.pubads()).setTargeting();googletag.pubads().enableSyncRendering();googletag.enableServices();googletag.display('div-gpt-ad-1488814430090-0');<\/script>\n<\/div>\n<p>Perci\u00f2 sono ridicoli i sondaggi pro o contro l\u2019intesa col M5S fatti da Renzi fra i passanti: perch\u00e9, statisticamente, meno di un passante su 5 vota Pd; perch\u00e9, mentre lui cestinava il programma del Pd di Bersani votato dal 25,5% degli elettori per copiare quello di B., non gli veniva mai in mente di interpellare la base (se l\u2019avesse fatto, non sarebbe sceso al 18,7%); e soprattutto perch\u00e9 ai neoparlamentari del Pd non importa una mazza dell\u2019elettorato, visto che devono il seggio e lo stipendio a Renzi e a nessun altro. Infatti, nonostante le dimissioni da segretario, il figlio di babbo Tiziano continua a menare le danze e il torrone da dietro le quinte. Organizza riunioni con i fedelissimi e il presidente (a proposito: perch\u00e9 un perditore seriale come Orfini \u00e8 ancora presidente?) nell\u2019azienda privata del capogruppo Marcucci all\u2019insaputa del segretario reggente Martina. E tutti attendono il suo Verbo stasera da Fazio per capire se l\u2019Italia avr\u00e0 un governo o torner\u00e0 al voto. Tant\u2019\u00e8 che, giustamente, qualcuno comincia a dire che sarebbe pi\u00f9 onesto se ritirasse le dimissioni e tornasse a fare il segretario alla luce del sole, anzich\u00e9 nell\u2019ombra. Se fossimo in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, o negli Usa, il leader sconfitto sarebbe scomparso dalla circolazione, passerebbe il tempo a tenere conferenze (casomai qualcuno fosse interessato ad ascoltarle) e il partito avrebbe gi\u00e0 voltato pagina: con una seria e severa analisi della sconfitta, con una radicale inversione di rotta, con un nuovo leader e un nuovo gruppo dirigente incaricati di interpretare la nuova linea e le nuove alleanze.<br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nsimply_publisher = 77745;\nsimply_domain = 99463;\nsimply_space = 211197;\nsimply_ad_height = 250;\nsimply_ad_width = 300;\nsimply_callback = '';\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nvar cb = Math.round(new Date().getTime());\ndocument.write('<scr'+'ipt type=\"text\/javascript\" src=\"'+ ('https:' == document.location.protocol ? 'https:\/\/' : 'http:\/\/') + 'optimized-by.4wnetwork.com\/simply_loader.js?cb='+ cb +'\"><\/scr' + 'ipt>');\n<\/script><br \/>\nIn Germania Schulz ha perso le elezioni sulla linea \u201cmai pi\u00f9 con la Merkel\u201d e ora l\u2019Spd ha un altro leader. In Francia i socialisti si sono estinti e ora la sinistra \u00e8 quella radicale di M\u00e9lenchon. In Gran Bretagna il blairismo ha fallito e ora il Labour \u00e8 quello rosso fuoco di Corbyn. Nel caso del Pd, ora che gli elettori hanno bocciato per l\u2019ennesima volta la lunga sudditanza al pensiero (si fa per dire) berlusconian-confindustriale, la soluzione naturale sarebbe un ritorno ai valori del centrosinistra: politiche sociali e ambientali, lotta alle diseguaglianze, all\u2019evasione, alla corruzione, alle mafie, ai conflitti d\u2019interessi, rinegoziazione di alcuni trattati europei. Valori molto simili, se non sovrapponibili, a quelli dei 5Stelle, che renderebbero molto pi\u00f9 facile, se non obbligata, un\u2019intesa di governo col M5S. Invece, pi\u00f9 elezioni e pi\u00f9 voti perde, pi\u00f9 il Pd si convince di non avere sbagliato nulla. Tant\u2019\u00e8 che Rosato, la sua pi\u00f9 alta carica istituzionale (\u00e8 vicepresidente della Camera, in omaggio alla sua strepitosa legge elettorale), confessa di sentirsi \u201cincompatibile con i 5Stelle ma non con B.\u201d. Orfini afferma che \u201cDi Maio e Salvini sono uguali\u201d, mentre vuoi mettere B. e Verdini. E i renziani ripetono che, se mai si siederanno al tavolo col M5S, sar\u00e0 solo per far contento Mattarella. E a patto che Di Maio si cosparga il capo di cenere, rinneghi le critiche al governo Renzi e plauda al Jobs Act, alla Buona Scuola e alle altre porcate dell\u2019ultimo quinquennio. A pentirsi e a fare autocritica devono essere i vincitori, non gli sconfitti.&#8221; <strong>ilFQ del 29\/04\/2018<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">CONTINUA A LEGGERE >><\/a><br \/>\nDal momento che sei qui&#8230;.<br \/>\n&#8230; abbiamo un piccolo favore da chiedere.<br \/>\nPi\u00f9 persone stanno leggendo il nostre le nostre notizie selezionate dai maggiori media locali e internazionali, ma le entrate pubblicitarie attraverso i media stanno calando rapidamente. Vogliamo mantenere la nostra rassegna stampa pi\u00f9 aperta possibile. 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