{"id":39479,"date":"2018-06-26T16:06:59","date_gmt":"2018-06-26T16:06:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=39479"},"modified":"2018-06-26T16:06:59","modified_gmt":"2018-06-26T16:06:59","slug":"migranti-oltre-250mila-italiani-emigrano-allestero-quasi-quanti-nel-dopoguerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=39479","title":{"rendered":"Migranti: Oltre 250mila italiani emigrano all\u2019estero, quasi quanti nel Dopoguerra"},"content":{"rendered":"<p>26\/06\/2018 &#8211; Giambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici. Con questa formula il filosofo napoletano sintetizzava la capacit\u00e0 di certe situazioni di ripetersi nella vita degli essere umani. Il Dossier Statistico Immigrazione 2017 elaborato dal centro studi e ricerche Idos e Confronti registra una di queste situazioni: oggi gli emigrati italiani sono tanti quanti erano nell\u2019immediato dopoguerra. In numero, oltre 250.000 l&#8217;anno. Corsi e ricorsi della storia, appunto.<\/p>\n<p><b>Prima il calo poi la crisi del 2008 e l\u2019inversione di tendenza<\/b><br \/>\nL\u2019emigrazione degli italiani all&#8217;estero, dopo gli intensi movimenti degli anni &#8217;50 e &#8217;60, \u00e8 andato ridimensionandosi negli anni &#8217;70 e fortemente riducendosi nei tre decenni successivi, fino a collocarsi al di sotto delle 40.000 unit\u00e0 annue. Invece, a partire dalla crisi del 2008 e specialmente nell\u2019ultimo triennio, le partenze hanno ripreso vigore e hanno raggiunto gli elevati livelli postbellici, quando erano poco meno di 300.000 l&#8217;anno gli italiani in uscita.<\/p>\n<p><b>Oltre 114mila persone sono andate all\u2019estero nel 2015<\/b><br \/>\nSotto l&#8217;impatto dell&#8217;ultima crisi economica, che l&#8217;Italia fa ancora fatica a superare, i trasferimenti all&#8217;estero hanno raggiunto le 102.000 unit\u00e0 nel 2015 e le 114.000 unit\u00e0 nel 2016, mentre i rientri si attestano sui 30.000 casi l&#8217;anno.<\/p>\n<div id=\"SC_TBlock_323301\" class=\"SC_TBlock\">loading&#8230;<\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\n  (sc_adv_out = window.sc_adv_out || []).push({\n    id : \"323301\",\n    domain : \"n.ads1-adnow.com\"\n  });\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/st-n.ads1-adnow.com\/js\/adv_out.js\"><\/script><br \/>\n<b>La fuga dei cervelli<\/b><br \/>\nA emigrare &#8211; sottolinea il report &#8211; sono sempre pi\u00f9 persone giovani con un livello di istruzione superiore. Tra gli italiani con pi\u00f9 di 25 anni, registrati nel 2002 in uscita per l&#8217;estero, il 51% aveva la licenza media, il 37,1% il diploma e l&#8217;11,9% la laurea ma gi\u00e0 nel 2013 l&#8217;Istat ha riscontrato una modifica radicale dei livelli di istruzione tra le persone in uscita: il 34,6% con la licenza media, il 34,8% con il diploma e il 30,0% con la laurea, per cui si pu\u00f2 stimare che nel 2016, su 114.000 italiani emigrati, siano 39.000 i diplomati e 34.000 i laureati.<\/p>\n<p><b>Germania e Regno Unito le mete preferite<\/b><br \/>\nLe destinazioni europee pi\u00f9 ricorrenti sono la Germania e la Gran Bretagna; quindi, a seguire, l&#8217;Austria, il Belgio, la Francia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svizzera (in Europa dove si indirizzano circa i tre quarti delle uscite) mentre, oltreoceano, l&#8217;Argentina, il Brasile, il Canada, gli Stati Uniti e il Venezuela.<\/p>\n<p><b>L\u2019investimento (perso) da parte dello Stato<\/b><br \/>\nOgni italiano che emigra rappresenta un investimento per il paese (oltre che per la famiglia): 90.000 euro un diplomato, 158.000 o 170.000 un laureato (rispettivamente laurea triennale o magistrale) e 228.000 un dottore di ricerca, come risulta da una ricerca congiunta condotta nel 2016 da Idos e dall&#8217;Istituto di Studi Politici \u201cS. Pio V\u201d sulla base di dati Ocse.<br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nsimply_publisher = 77745;\nsimply_domain = 99463;\nsimply_space = 211197;\nsimply_ad_height = 250;\nsimply_ad_width = 300;\nsimply_callback = '';\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nvar cb = Math.round(new Date().getTime());\ndocument.write('<scr'+'ipt type=\"text\/javascript\" src=\"'+ ('https:' == document.location.protocol ? 'https:\/\/' : 'http:\/\/') + 'optimized-by.4wnetwork.com\/simply_loader.js?cb='+ cb +'\"><\/scr' + 'ipt>');\n<\/script><br \/>\n<b>I flussi effettivi sono ancora pi\u00f9 elevati<\/b><br \/>\nA rendere ancora pi\u00f9 allarmante il quadro tratteggiato da questo dossier \u00e8 un\u2019uteriore considerazione: i flussi effettivi sono ben pi\u00f9 elevati rispetto a quelli registrati dalle anagrafi comunali, come risulta dagli archivi statistici dei paesi di destinazione, specialmente della Germania e della Gran Bretagna (un passaggio obbligato per chi voglia inserirsi in loco e provvedere alla registrazioni di un contratto, alla copertura previdenziale, all&#8217;acquisizione della residenza e cos\u00ec via).<\/p>\n<p><b>Il centro studi: i dati Istat vanno aumentati di 2,5 volte\u00a0<\/b><br \/>\nIl centro studi spiega che rispetto ai dati dello Statistisches Bundesamt tedesco e del registro previdenziale britannico (National Insurance Number), le cancellazioni anagrafiche rilevate in Italia rappresentano appena un terzo degli italiani effettivamente iscritti. Pertanto, i dati dell&#8217;Istat sui trasferimenti all&#8217;estero dovrebbero essere aumentati almeno di 2,5 volte e di conseguenza nel 2016 si passerebbe da 114.000 cancellazioni a 285.000 trasferimenti all&#8217;estero, un livello pari ai flussi dell&#8217;immediato dopoguerra e a quelli di fine Ottocento. Peraltro, si legge ancora nel dossier statistico, non va dimenticato che nella stessa Anagrafe degli Italiani Residenti all&#8217;Estero il numero dei nuovi registrati nel 2016 (225.663) \u00e8 pi\u00f9 alto rispetto ai dati Istat. Naturalmente, andrebbe effettuata una maggiorazione anche del numero degli espatriati ufficialmente nel 2008-2016, senz&#8217;altro superiore ai casi registrati (624.000).<\/p>\n<div id=\"div-gpt-ad-1488814430090-0\"><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/www.googletagservices.com\/tag\/js\/gpt.js\">googletag.defineSlot('\/134284252\/lonesto\/lonesto-300x250-intext', [300, 250], 'div-gpt-ad-1488814430090-0').addService(googletag.pubads()).setTargeting();googletag.pubads().enableSyncRendering();googletag.enableServices();googletag.display('div-gpt-ad-1488814430090-0');<\/script><\/div>\n<p><b>L\u2019Ocse: Italia ottava in classifica<\/b><br \/>\nIl problema dei tanti italiani che abbandonano l\u2019Italia \u00e8 stato segnalato qualche giorno fa anche dall\u2019Ocse. Nell\u2019ultimo report sui migranti l\u2019Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici ha fatto presente che l&#8217;Italia \u00e8 tornata a essere ai primi posti mondiali come Paese d&#8217;origine degli immigrati. Secondo l&#8217;Ocse, la Penisola \u00e8 ottava nella graduatoria mondiale dei Paesi di provenienza di nuovi immigrati. Al primo posto c&#8217;\u00e8 la Cina, davanti a Siria, Romania, Polonia e India. L&#8217;Italia \u00e8 subito dopo il Messico e davanti a Viet Nam e Afghanistan, con un aumento degli emigrati dalla media di 87mila nel decennio 2005-14 a 154mila nel 2014 e a 171mila nel 2015, pari al 2,5% degli afflussi nell&#8217;Ocse. In 10 anni l&#8217;Italia \u00e8 \u201csalita\u201d di 5 posti nel ranking di quanti lasciano il proprio Paese per cercare migliori fortune altrove. <a href=\"http:\/\/mobile.ilsole24ore.com\/solemobile\/main\/art\/notizie\/2017-07-06\/oltre-250000-italiani-emigrano-all-estero-erano-300000-dopoguerra-094053.shtml?uuid=AEuX6nsB&#038;refresh_ce=1\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">[fonte]<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CONTINUA A LEGGERE &gt;&gt;<\/a><br \/>\nDal momento che sei qui&#8230;.<br \/>\n&#8230; abbiamo un piccolo favore da chiedere.<br \/>\nPi\u00f9 persone stanno leggendo il nostre le nostre notizie selezionate dai maggiori media locali e internazionali, ma le entrate pubblicitarie attraverso i media stanno calando rapidamente. Vogliamo mantenere la nostra rassegna stampa pi\u00f9 aperta possibile. 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