{"id":4000,"date":"2014-01-01T11:16:38","date_gmt":"2014-01-01T11:16:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=4000"},"modified":"2014-01-01T11:16:38","modified_gmt":"2014-01-01T11:16:38","slug":"e-iniziata-la-corsa-ai-forzieri-dellartico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=4000","title":{"rendered":"\u00c8 Iniziata la corsa ai \u201cforzieri\u201d dell\u2019artico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Mentre molte riserve di gas e di petrolio in diverse aree del mondo stanno vivendo il loro rapido declino, si ritiene che l\u2019Artico possegga enormi giacimenti ancora inesplorati. Secondo la United States Geological Survey (Indagine Geologica degli Stati Uniti), circa il 13% delle riserve mondiali di petrolio e il 30% di quelle di gas ancora non sfruttate, si trovano al di sopra del Circolo Polare Artico. Ansiosi di affondare le mani in quella fortuna, la Russia e i paesi Artici confinanti \u2013 Canada, Norvegia, Stati Uniti, Islanda e Danimarca (quest\u2019ultima in virt\u00f9 della sua autorit\u00e0 sulla Groenlandia) \u2013 hanno spronato le compagnie energetiche a trivellare nell\u2019area.<\/p>\n<p>Specialmente per la Russia \u2013 che recentemente ha preso il controllo di una nave Greenpeace e ha denunciato trenta attivisti per assalto a una sua piattaforma petrolifera \u2013 \u00e8 molto forte la tentazione di sfruttare l\u2019Oceano Artico. L\u2019economia della Russia \u00e8 fortemente dipendente dalle esportazioni di petrolio e gas, e il governo conta molto su queste vendite per il reddito nazionale. Fino a poco tempo fa, per soddisfare le loro esigenze energetiche, i Russi potevano attingere dai giacimenti nella Siberia occidentale, ma ora, considerato il declino di molti di questi depositi, fanno particolare affidamento alle riserve Artiche per mantenere gli attuali livelli di produzione. \u201cIl nostro compito principale \u00e8 di rendere l\u2019Artico la prima risorsa per la Russia del XXI secolo\u201d dichiar\u00f2 nel 2008 l\u2019allora Presidente Dmitri A. Medvedev.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/artico.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4001 alignleft\" alt=\"artico\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/artico-300x200.png\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/artico-300x200.png 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/artico-82x55.png 82w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/artico.png 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>I Russi hanno esplorato le varie opzioni di trivellazione in diverse aree offshore dell\u2019Artico. Nel Mare Pechora, a nord della Siberia nordoccidentale, il gigante dell\u2019energia russo Gazprom ha installato la sua piattaforma Prirazlomnaya \u2014 proprio quella che gli attivisti di Greenpeace hanno preso d\u2019assalto. Pi\u00f9 a est, nel Mar Kara, il gruppo statale Rosneft sta collaborando con la ExxonMobil per lo sviluppo di giacimenti molto promettenti. Rosneft si \u00e8 anche associata alla Statoil Norvegese e all\u2019ENI Italiana per esplorare il potenziale di sfruttamento nel Mar di Barents.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 molto difficile che sia solo la Russia a tentare di aprire i forzieri dell\u2019Artico. La Norvegia, come la Russia, trae gran parte delle sue entrate proprio dalle esportazioni di gas e petrolio, e punta molto sullo sfruttamento delle riserve del Mar di Barents per compensare la forte contrazione produttiva rilevata nei suoi giacimenti nei Mari del Nord e della Norvegia. Ci sono anche altre zone dell\u2019Artico nel mirino di altri paesi: la Cairn Energy di Edinburgo ha appena aperto dei pozzi di esplorazione nelle acque a largo della Groenlandia, ad esempio, mentre la Royal Dutch Shell sta tentando l\u2019esplorazione di campi a largo dell\u2019Alaska. Nonostante tutte le sue promesse, l\u2019Artico non ceder\u00e0 facilmente le sue ricchezze. In inverno, il ghiaccio copre costantemente le superfici marine e tempeste violente e frequenti sono un continuo pericolo. Il riscaldamento globale potrebbe, in qualche modo, contribuire a ridurre il ghiaccio nei periodi estivi e autunnali, permettendo cos\u00ec trivellazioni pi\u00f9 prolungate, ma allo stesso tempo potrebbe causare condizioni meteorologiche inusuali e incontrollate e altri pericoli correlati. Altro rischio che si aggiunge: molte delle linee di confine nella regione Artica, sono ancora da demarcare e alcuni paesi Artici hanno gi\u00e0 minacciato di ricorrere alla forza militare nel caso in cui le compagnie energetiche occupino aree considerate di loro sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Le ardue sfide che l\u2019Artico pone al suo sfruttamento hanno gi\u00e0 intimorito la Shell, che ha speso 4.5 miliardi di $ per l\u2019esplorazione offshore in Alaska, ma che ancora non \u00e8 riuscita a trivellare un solo pozzo. Alcune di queste sfide sono perfettamente legali \u2013 comunit\u00e0 indigene e ambientalisti, nel timore di contaminazioni delle loro acque e danni alla natura, hanno gi\u00e0 diffidato le compagnie dal trivellare. Inoltre, l\u2019Artico in s\u00e9 ha gi\u00e0 dato prova di essere un avversario formidabile. Nell\u2019estate del 2012, durante il primo tentativo della Royal Dutch Shell di sondare i depositi artici, le operazioni di trivellazione furono interrotte da venti battenti e placche di ghiaccio galleggianti. Diversi mesi dopo, quando una delle teste dei pozzi fran\u00f2 al suolo durante una violenta tempesta, la Shell annunci\u00f2 che avrebbe sospeso le operazioni offshore in Alaska e che, prima di procedere ulteriormente, avrebbe rafforzato le proprie capacit\u00e0 operative nella zona.<\/p>\n<p>Le disavventure della Shell hanno anche consolidato il timore che trivellare nell\u2019Artico ponga alla regione una minaccia considerevole. Nell\u2019evento di una importante fuoriuscita petrolifera, il danno conseguente sarebbe molto pi\u00f9 grave e distruttivo di quello causato nel Golfo del Messico dalla Deepwater Horizon nell\u2019aprile 2010, sia per la mancanza di adeguate capacit\u00e0 di risposte operative, sia per la probabilit\u00e0 che il ghiaccio impedisca seriamente le operazione di bonifica. Mentre sempre pi\u00f9 compagnie si spingeranno nell\u2019Artico accelerando le loro attivit\u00e0 esplorative, aumenteranno di conseguenza le probabilit\u00e0 di incidenti e fuoriuscite. Il fatto che la Shell \u2013 una delle compagnie petrolifere tecnologicamente pi\u00f9 avanzate \u2013 si sia finora dimostrata incapace di superare questi rischi, accresce la preoccupazione che in quelle acque pericolose si trovino presto a operare altre compagnie meno preparate ed efficienti.<\/p>\n<p>Cresce anche il rischio di conflitti sulla propriet\u00e0 di territori contesi. Cinque paesi artici hanno gi\u00e0 rivendicato diritti esclusivi di trivellazione su aree di confine rivendicate anche da altri paesi, mentre resta ancora controverso il controllo sulla regione polare in generale. In un\u2019area \u201c..con un potenziale energetico che rappresenta un quarto delle riserve mondiali inesplorate di gas e petrolio\u201d ha detto recentemente il Ministro della Difesa statunitense Chuck Hagel \u201c\u00e8 prevedibile che l\u2019ondata di interesse nell\u2019esplorazione energetica nell\u2019area possa aumentare le tensioni su altri argomenti controversi\u201d.<\/p>\n<p>Fino a oggi nessuna di queste dispute ha provocato una risposta di tipo militare, e gli stati artici si sono impegnati ad astenersi dal farlo in futuro. Tuttavia, quasi tutti i paesi artici hanno anche affermato il loro diritto di difesa dei propri territori offshore con la forza, e hanno anche preso le necessarie misure per rafforzarsi in questo senso. La Russia, ad esempio, ha recentemente annunciato dei programmi definiti \u201cdi infrastruttura militare di punta\u201d nell\u2019Artico. Niente, comunque, potrebbe scoraggiare altri paesi interessati. Considerando l\u2019altissima richiesta mondiale di petrolio e l\u2019incapacit\u00e0 dei pozzi esistenti di soddisfarla, le maggiori compagnie energetiche tenteranno ogni possibile strada per aumentare la produzione. E\u2019 quindi essenziale che siano posti subito dei limiti chiari e rigorosi alle operazioni di trivellazione nell\u2019Artico, in modo da ridurre le tensioni esistenti nell\u2019area. Sono stati fatti dei progressi nell\u2019ambito del Consiglio Artico, un foro di consultazione delle nazioni artiche. Ma resta ancora molto da risolvere.<\/p>\n<p>Un modo per stabilire formalmente delle regole precise potrebbe essere l\u2019adozione di un Trattato Artico, sulla falsariga del Trattato Antartico del 1959. Come avvenne per quest\u2019ultimo, un accordo siglato dai paesi artici stabilirebbe dei precisi confini marittimi e dei limiti alle attivit\u00e0 militari. Potrebbe anche imporre delle regole ambientali e garantire un passaggio sicuro alle imbarcazioni civili che navigano sui mari artici. E infine, diciamolo: nessun gas e nessun petrolio potr\u00e0 mai giustificare la distruzione della natura locale o una corsa agli armamenti nell\u2019Artico. <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2013\/12\/08\/opinion\/sunday\/rushing-for-the-arctics-riches.html?_r=1&amp;\">FONTE<\/a><\/p>\n<p>di Michael T. Klare \u00e8\u00a0<a href=\"http:\/\/www.hampshire.edu\/faculty\/mklare.htm\">professore<\/a>\u00a0di studi di sicurezza e la pace mondiali a Hampshire College e autore, pi\u00f9 recentemente, di &#8220;La corsa per quello che \u00e8 rimasto.&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Mentre molte riserve di gas e di petrolio in diverse aree del mondo stanno vivendo il loro rapido declino, si ritiene che l\u2019Artico possegga enormi giacimenti ancora inesplorati. 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