{"id":40102,"date":"2018-07-17T08:43:31","date_gmt":"2018-07-17T08:43:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=40102"},"modified":"2018-07-17T08:48:30","modified_gmt":"2018-07-17T08:48:30","slug":"silicon-valley-i-droni-al-posto-dei-rider-il-reportage-di-alessandro-di-battista-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=40102","title":{"rendered":"Silicon Valley, i droni al posto dei rider \u2013 Il reportage di Alessandro Di Battista (prima parte)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/?attachment_id=40103\" rel=\"attachment wp-att-40103\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-40103\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miseria-300x228.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"228\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miseria-300x228.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miseria-768x585.jpg 768w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miseria-72x55.jpg 72w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miseria.jpg 990w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In Market Street, nel cuore di San Francisco, a pochi metri dal quartier generale di Twitter c\u2019\u00e8 il palazzo di Uber. Pensando a Uber, a molti verr\u00e0 in mente un\u2019app che, mettendo in contatto diretto passeggeri e autisti, offre un trasporto automobilistico privato spesso pi\u00f9 economico di quello dei taxi.<\/p>\n<blockquote><p><em>&#8220;Chi non lavora per l&#8217;high tech non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di vivere nella citt\u00e0 in cui \u00e8 nato. Io la povert\u00e0 l&#8217;ho vista in Congo, in Guatemala: quella del Tenderloin a San Francisco non \u00e8 povert\u00e0, \u00e8 miseria&#8221;<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Uber, in realt\u00e0, sta progettando molto altro. In quel palazzo un team di circa 50 persone sta sviluppando una piattaforma che \u00e8 alla base del trasporto aereo su droni di persone e cose. Avete presente quei ragazzi, spesso sottopagati, che sfrecciano in bici nelle grandi citt\u00e0 e portano cibo di ogni genere per soddisfare i desideri di chi, per una sera, ha scelto il divano? Ebbene, tra pochi anni, meno di quanto si possa immaginare, verranno affiancati da un oggetto volante. Sar\u00e0 un drone a portarci a casa una pizza, un hamburger o una bottiglia di vino. E sar\u00e0 sempre un drone, pi\u00f9 grande, a trasportarci come un taxi collettivo. Nei primi anni sar\u00e0 guidato da una persona: una scelta che verr\u00e0 fatta esclusivamente per tranquillizzare i passeggeri, perch\u00e9 gi\u00e0 oggi esistono software capaci di gestire il traffico di centinaia droni senza supporto umano. La piattaforma si chiama Uber Elevate e il designer che sta lavorando ai software \u00e8 un ragazzo italiano di 28 anni. A San Diego, nel Sud della California, tra un paio d\u2019anni verr\u00e0 lanciato il progetto Uber Eats aereo. Niente ingorghi, niente semafori, nessun ragazzo sul pianerottolo di casa ad aspettare la mancia. Il delivery food verr\u00e0 fatto dai droni. Gi\u00e0 sanno trasportare e sganciare bombe, pensate che non riescano a portarci a casa un piatto di pasta prima che scuocia? Quanto all\u2019Uber Air, il trasporto aereo di passeggeri, il progetto partir\u00e0 a Los Angeles, Dallas e Dubai prima che mio figlio inizi le elementari. Uber \u00e8 interessata a partnership con altre citt\u00e0, basta farsi avanti. Questa \u00e8 la rotta di quel pezzo di mondo, quello che dispone di maggiori capitali. E non pu\u00f2 essere invertita.<\/p>\n<p><strong>Una strana Disneyland tra uomini e robot<\/strong><br \/>\nPochi giorni fa, mentre visitavo Tesla, la pi\u00f9 grande fabbrica di auto elettriche del pianeta, il Ceo Elon Musk annunciava il licenziamento del 9 per cento dei circa 37 mila impiegati. Usciranno dall\u2019azienda con una cospicua buonuscita e con un pacchetto di azioni, ma avranno pur sempre perso il lavoro. Un\u2019impresa rivoluzionaria, giudicata da Forbes nel 2015 l\u2019azienda pi\u00f9 innovativa del pianeta, costretta a licenziare i suoi dipendenti come una qualunque fabbrica che produce macchine col motore a scoppio. Basta fare un giro in Tesla per capire il perch\u00e9. Come se fossi a Disneyland, un trenino mi ha trasportato nel futuro, o meglio nel presente. Al posto dei personaggi dei cartoni animati, c\u2019erano operai e soprattutto robot. Lavoratori con in mano un avvitatore ne ho visti, ma non sembravano loro i protagonisti. In alcuni settori della fabbrica ho avuto l\u2019impressione che gli esseri umani fossero a supporto delle macchine, non viceversa. \u201cQuello \u00e8 il robot pi\u00f9 grande del mondo\u201d, mi ha detto la guida. Era un enorme braccio meccanico rosso fuoco che afferrava la scocca di un un\u2019auto facendola volteggiare in aria mentre altre macchine intervenivano su di essa. Gli operai? Spalle, figuranti. Musk ha spiegato che mandare a casa pi\u00f9 di 3 mila lavoratori era una decisione sofferta, ma necessaria. Per quel che ho letto sul suo conto, tendo a credergli. I Ceo dei giganti high tech della Silicon Valley non si sono ammalati della febbre dell\u2019accumulazione di denaro. Gli incredibili profitti delle loro aziende sono mezzi per continuare a creare. Senza miliardi di dollari da spendere in ricerca e sviluppo, le loro visioni non potrebbero concretizzarsi e il loro pi\u00f9 grande obiettivo \u2013 incidere sulla storia dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 non si realizzerebbe. Questo si fa a San Francisco e dintorni: si immagina il futuro e lo si realizza. Tutto \u00e8 nato qualche decennio fa da cervelli considerevoli, ma senza i fondi di venture capital e, soprattutto oggi, senza l\u2019apporto di avvocati dalle parcelle infinite, capaci di dare i giusti consigli agli amministratori delegati delle aziende per pagare decine di miliardi di dollari di tasse in meno, la Silicon Valley sarebbe una valle desolata. E di desolazione ne ho vista tanta. Sono quelli che vivono al di fuori dell\u2019high-tech a conoscerla meglio.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/?attachment_id=40105\" rel=\"attachment wp-att-40105\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-40105\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miser-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miser-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miser-768x460.jpg 768w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miser-92x55.jpg 92w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miser-235x140.jpg 235w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/miser.jpg 990w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>A Menlo Park, nella contea di San Mateo, c\u2019\u00e8 Facebook. Ed \u00e8 un mondo a parte. All\u2019ingresso centinaia di ragazzi si scattano foto mostrando il pollice davanti a un cartellone con il logo del \u201clike\u201d. Dentro, giovani ingegneri informatici lavorano in quello che sembra uno Stato nello Stato della California. Facebook non ha le dimensioni di Mirafiori o dell\u2019Ilva, ma se uno Stato \u00e8 un\u2019entit\u00e0 politica costituita da un territorio la cui popolazione si \u00e8 data un\u2019organizzazione che comprende diritti e doveri, beh, Facebook \u00e8 a tutti gli effetti uno Stato. Non ancora sovrano, ma forse \u00e8 solo questione di tempo. In Facebook vengono garantiti ai dipendenti diritti che al 99 per cento degli americani sono preclusi. Gli stipendi sono eccezionali, i dipendenti vengono coccolati dall\u2019azienda, non sia mai che decidano di andare a lavorare per Google. Facebook vanta un servizio interno di 50 linee di autobus che collegano la sede con tutta la Bay Area, l\u2019area metropolitana che circonda la baia di San Francisco. Dalle 6 del mattino alle 8 di sera, 150 autobus portano gli impiegati da casa al lavoro e viceversa. Per le neo-mamme e i neo-pap\u00e0 sono previsti quattro mesi di congedo parentale a testa. I dipendenti hanno una delle migliori assicurazioni sanitarie d\u2019America: copre ogni tipo di intervento, anche quelli per cambiare sesso. La loro mensa aziendale? Dodici ristoranti dove si mangia tutto ci\u00f2 che si vuole. C\u2019\u00e8 l\u2019indiano, il messicano, il texano, una pizzeria, un fast-food, un negozio di dolci e gelati. Chi lavora in Facebook pu\u00f2 pasteggiare anche con amici e parenti, gratis per tutti. Ci sono distributori di bevande e snack, ma anche di cuffie o caricabatterie per il Mac. Tutto senza tirar fuori un dollaro. C\u2019\u00e8 la lavanderia, la palestra, il parrucchiere. Una sala giochi accoglie gli impiegati in pausa. Li trovi l\u00ec dentro con caff\u00e8 o cupcakes in mano mentre si sfidano a Street fighter. Per l\u2019azienda \u00e8 fondamentale che i dipendenti non si lascino sottomettere da ansie e stress. Anche per questo in Facebook c\u2019\u00e8 un programma di aiuti psicologici per i lavoratori: dal Pc si pu\u00f2 fissare un appuntamento con uno psicologo, magari dopo essersi tagliati i capelli, dopo aver portato a lavare le camicie, dopo essersi fatti grigliare una bistecca e dopo aver lavorato a un\u2019applicazione ancora segreta, ma che presto verr\u00e0 utilizzata da centinaia di milioni di persone. Il tutto dentro le mura dell\u2019azienda. \u201cYou are not alone\u201d \u00e8 la scritta che compare ai dipendenti quando entrano nella pagina dedicata al programma di supporto psicologico.<\/p>\n<p>Sarebbe bello se la stessa attenzione alla persona ci fosse anche al Tenderloin, uno dei quartieri pi\u00f9 complicati di San Francisco. Negli uffici Facebook a Menlo Park ci sono circa 14 mila impiegati. Pochissimi, pensando all\u2019incredibile fatturato dell\u2019azienda. Molti di loro abitano a San Francisco, una delle citt\u00e0 pi\u00f9 care al mondo: per un monolocale difficilmente si paga meno di 2.500 dollari al mese. Per un appartamento con due stanze si arriva anche a 3.500, 4.000 dollari. Il cibo \u00e8 costoso, ma i ristoranti sono pieni anche se, a frequentarli, i San Franciscans sono sempre meno. La citt\u00e0 \u00e8 in piena gentrification. Chi non lavora per l\u2019high-tech non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di vivere nella citt\u00e0 in cui \u00e8 nato. Ingegneri informatici di tutto il mondo strappano contratti da sogno in Silicon Valley e poi cercano casa sulle colline di San Francisco. Gli sfratti degli inquilini storici sono all\u2019ordine del giorno: a molti conviene sbatter fuori di casa anche coloro che da vent\u2019anni pagano l\u2019affitto regolarmente e mettere un annuncio su Airbnb. La sharing economy, l\u2019economia della condivisione, sta emarginando un mucchio di gente. Sono le contraddizioni dell\u2019high-tech. E le contraddizioni a San Francisco sono di casa. Il Tenderloin \u00e8 un quartiere a pochi isolati dal Financial Discrict, cuore pulsante del capitalismo californiano. \u00c8 popolato da centinaia di derelitti: sdraiati in terra o intenti a trascinare sui marciapiedi i loro corpi compromessi dalla droga. Sono tanti gli homeless che raggiungono San Francisco. La polizia \u00e8 tollerante e la temperatura della citt\u00e0 sopportabile anche d\u2019inverno. A questi si aggiungono gli sfrattati, che hanno perso tutto nel giro di pochi giorni e non sanno dove andare. Gli Stati Uniti sono un grande Paese da cui sarebbe opportuno importare molte cose. Da queste parti chi froda il fisco viene sbattuto in galera, mica ricevuto alla Casa Bianca. Ma se perdi il lavoro e non riesci a rimetterti in pista rapidamente, finisci ai margini. Questo anche in virt\u00f9 della natura di molti americani, bombardati da pubblicit\u00e0 e promozioni di ogni tipo, tormentati dall\u2019ansia dell\u2019acquisto a ogni costo, in molti casi indebitati, spesso consumatori prima che cittadini. Chi ha un lavoro possiede una mezza dozzina di carte di credito. Il risparmio, tutelato e incoraggiato dalla Costituzione italiana, \u00e8 visto come un ostacolo allo sviluppo della societ\u00e0 americana. Se ti vanno male gli affari, la strada \u00e8 la casa che ti aspetta. E la strada \u00e8 la casa di molti.<\/p>\n<p><strong>Io la povert\u00e0 l\u2019ho vista in Congo, in Guatemala: quella del Tenderloin a San Francisco non \u00e8 povert\u00e0, \u00e8 miseria. <\/strong><\/p>\n<p>A quei disgraziati non manca il cibo, ne trovano a tonnellate nel regno dello spreco. E poi ci sono mense gestite da associazioni di volontari. In una, insieme alla mia compagna, ho fatto volontariato anche io. Volevo parlare con quelle persone. Ci ho provato, ma non \u00e8 stato semplice: pi\u00f9 che una mensa, pareva un manicomio. Chi urlava, chi tremava, chi ripeteva cento volte la stessa frase, chi era ossessionato dalla posizione del panino che aveva davanti. Gli \u201cospiti\u201d non parlavano tra loro, vittime dell\u2019emarginazione, della droga che divora anche i denti, dell\u2019incomunicabilit\u00e0. Ho stretto amicizia con un ragazzo peruviano, Martin: era una settimana che mangiava in mensa perch\u00e9 era stato licenziato da poco. \u201cIo non sono come questi pazzi qui, io ho sempre lavorato\u201d. \u201cQuesti non hanno voglia di fare nulla e il bello \u00e8 che le mie tasse gli servono a pagarsi la droga, io mi spacco la schiena e loro fumano il crack\u201d. Una dose di crack costa meno di un pasto caldo nei fast-food e anche l\u2019eroina \u00e8 economica.<\/p>\n<div id=\"SC_TBlock_323301\" class=\"SC_TBlock\">loading&#8230;<\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\n  (sc_adv_out = window.sc_adv_out || []).push({\n    id : \"323301\",\n    domain : \"n.ads1-adnow.com\"\n  });\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/st-n.ads1-adnow.com\/js\/adv_out.js\"><\/script><br \/>\nHo girato il Tenderloin in lungo e in largo, qualche volta ho dovuto cambiare strada, ma non mi sono mai sentito in pericolo. Un tizio ha agitato la siringa davanti a me, ma lo faceva mentre si allontanava. Non ho preso quel suo gesto come una minaccia, ma come il tentativo di farsi notare, come a dire: \u201cEsisto anch\u2019io\u201d. Il Comune di San Francisco ha molto denaro. Soltanto di property tax, l\u2019imposta sulla casa, incassa centinaia di milioni all\u2019anno. I proprietari pagano ogni anno circa l\u20191,2% del valore del loro immobile. Se hai una casa che vale 2 milioni di dollari \u2013 e a San Francisco \u00e8 normale \u2013 paghi 24 mila dollari l\u2019anno. Le risorse per i programmi sociali non mancano, in California. E i senzatetto possono accedere a molti servizi. C\u2019\u00e8 il programma food-stamp, una sorta di tessera ricaricabile con denaro da spendere esclusivamente per beni di prima necessit\u00e0; ci sono sussidi, camere di hotel finanziate dal governo. Ma c\u2019\u00e8 anche molta disperazione e questa ti spinge o a non accettare aiuti o a utilizzarli per la droga. Nel Tenderloin c\u2019\u00e8 chi baratta i generi alimentari ottenuti grazie al governo con un po\u2019 di metanfetamina. E c\u2019\u00e8 chi preferisce dormire in strada, pur avendo i dollari necessari per un tetto, per potersi fare ancor di pi\u00f9. Probabilmente solo una piccola parte degli emarginati del Tenderloin \u00e8 vittima della disoccupazione tecnologica. Ma tutti sono martiri di quella forbice tra ricchezza e miseria che si sta allargando in tutto il mondo. A San Francisco l\u2019indigenza incontra l\u2019opulenza ogni giorno. A volte pare che l\u2019una abbia bisogno dell\u2019altra per sopravvivere.<\/p>\n<p><strong>Miseria e invidia sociale formano un cocktail micidiale<\/strong><br \/>\nTra un paio di mesi saremo in una comunit\u00e0 indigena guatemalteca. Una comunit\u00e0 senz\u2019altro povera, ma sana, anche se non so ancora per quanto. \u00c8 l\u00ec che voglio che mio figlio festeggi il suo primo compleanno. Lo voglio vedere circondato da bambini ai quali basta fare un giro nella selva o giocare con un pallone rattoppato per passare giornate memorabili. Quelle giornate che al Tenderloin non passano mai, anche per chi porta il pane a casa grazie a lavori umili e che viene travolto dall\u2019insostenibile aumento del costo della vita provocato dalla bolla high-tech. La miseria va a braccetto con l\u2019invidia sociale e il cocktail esplosivo spesso genera violenza. Se commessa contro qualcuno o contro se stessi, fa poca differenza. C\u2019\u00e8 chi guarda con invidia un altro essere umano che pu\u00f2 permettersi un diverso tenore di vita e chi guarda con invidia una macchina perch\u00e9 certi ritmi lavorativi non li potr\u00e0 raggiungere mai. L\u2019automazione e la diffusione della robotica causano vittime, povert\u00e0 e nevrosi. Non per la loro essenza, ma per l\u2019assenza di politiche capaci di regolarle. Se vengono tassate le persone fisiche, non si vede perch\u00e9 non possano essere tassati anche i robot: tanto, fermarli davvero non si pu\u00f2, non sarebbe neppure giusto. La politica deve regolare l\u2019economia, non viceversa. E dire la verit\u00e0. La piena occupazione non esister\u00e0 mai pi\u00f9. Basta farsi un giro per la Silicon Valley per rendersene conto. Basta osservare i risultati gi\u00e0 raggiunti dall\u2019Intelligenza artificiale per definire ciarlatano chi promette milioni di nuovi posti di lavoro. Molti lavori stanno scomparendo, anche lavori umili, \u00e8 gi\u00e0 in atto un generale impoverimento delle classi pi\u00f9 deboli. Il reddito universale \u00e8 l\u2019unica idea che potr\u00e0 strappare gli esseri umani dal pericolo di una guerra sociale imminente.<\/p>\n<p>L\u2019alienazione che si respira per le strade del Tenderloin non colpisce soltanto i derelitti. Le macchine sono nate per liberare gli esseri umani dalla fatica del lavoro. Oggi, se la politica sar\u00e0 in grado di governare i processi, i robot potranno accelerare quel processo di emancipazione che \u00e8 nato con l\u2019uomo. Anche senza piena occupazione, gli esseri umani potranno trovare attivit\u00e0 alternative. In fondo di cosa abbiamo bisogno? Di salute psico-fisica, di tempo e di un reddito con cui vivere. Le macchine possono aiutarci per le prime due cose, la terza spetta alla politica. Il reddito universale non \u00e8 assistenzialismo. \u00c8 il futuro. Purch\u00e9 incoraggi chi lo riceve a dedicarsi ad attivit\u00e0 socialmente utili, sconfiggendo il male del secolo \u2013 l\u2019incomunicabilit\u00e0 \u2013 con la relazione umana: l\u2019unica attivit\u00e0 che nessuna macchina sar\u00e0 mai in grado di compiere. Non soltanto tra gli ultimi del Tenderloin, ma anche nei quartieri alti. Come scrisse Eduardo Galeano, \u201cci sono uomini cos\u00ec poveri da avere soltanto i soldi\u201d. [<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/premium\/articoli\/silicon-valley-i-droni-al-posto-dei-rider\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Alessandro di Battista Reportage 1\u02c6 parte del 23\/06\/2018<\/a>]<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CONTINUA A LEGGERE &gt;&gt;<\/a><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nsimply_publisher = 77745;\nsimply_domain = 99463;\nsimply_space = 211197;\nsimply_ad_height = 250;\nsimply_ad_width = 300;\nsimply_callback = '';\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nvar cb = Math.round(new Date().getTime());\ndocument.write('<scr'+'ipt type=\"text\/javascript\" src=\"'+ ('https:' == document.location.protocol ? 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