{"id":43078,"date":"2018-11-04T10:00:57","date_gmt":"2018-11-04T10:00:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=43078"},"modified":"2018-11-04T10:00:57","modified_gmt":"2018-11-04T10:00:57","slug":"cosi-la-corruzione-uccide-parla-il-primo-pentito-delle-grandi-opere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=43078","title":{"rendered":"Cos\u00ec la corruzione uccide: parla il primo pentito delle grandi opere"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/?attachment_id=43079\" rel=\"attachment wp-att-43079\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/mappa-gran-opere-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" class=\"alignright size-medium wp-image-43079\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/mappa-gran-opere-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/mappa-gran-opere-98x55.jpg 98w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/mappa-gran-opere-600x338.jpg 600w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/mappa-gran-opere.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Perch\u00e9 le grandi opere costano sempre molti miliardi in pi\u00f9 del dovuto? Come mai in Italia sono cos\u00ec frequenti crolli di viadotti, cedimenti di gallerie e altri disastri? Perch\u00e9 la Tav e gli altri mega-appalti ferroviari e autostradali sono al centro di continue retate per corruzione? A rispondere a queste domande, per la prima volta, \u00e8 un super-tecnico interno al sistema: un ingegnere che per pi\u00f9 di vent\u2019anni ha occupato una posizione strategica nella mappa delle infrastrutture nazionali. Il primo pentito delle grandi opere.  <\/p>\n<p> <strong>Giampiero De Michelis,<\/strong> nato in Abruzzo 54 anni fa, ha guidato i lavori dell\u2019Alta velocit\u00e0, i cantieri infiniti dell\u2019autostrada Salerno-Reggio Calabria e molti altri appalti, sempre con ruoli cruciali di \u201cdirettore dei lavori\u201d: il primo e decisivo controllore pubblico delle imprese private. In ottobre \u00e8 finito nel carcere di Regina Coeli con la retata (31 arresti) che ha coinvolto anche manager di colossi come Salini-Impregilo e Condotte. In novembre De Michelis ha cominciato a vuotare il sacco con i magistrati di Roma e Genova. Il suo \u00e8 un racconto nero, che svela intrecci spericolati e dagli anni Novanta arriva ai nostri giorni, coinvolgendo ministri, grandi imprenditori, progettisti eccellenti, figli di politici e burocrati, funzionari di altissimo livello dello Stato.<\/p>\n<p>L\u2019inchiesta di carabinieri e guardia di finanza mostra anche costi e danni della corruzione, con risvolti drammatici: intercettato prima dell\u2019arresto, De Michelis parlava di \u00abcemento troppo liquido: sembra colla\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u201cDeroga\u201d: la parola magica<\/strong><br \/>\nIn carcere il pm genovese Paola Calleri gli contesta altre intercettazioni con parole pesantissime: \u00abSta venendo gi\u00f9 la galleria di Cravasco. E anche in quella di Campasso si sono arricciate le centine!\u00bb. I magistrati, preoccupati, hanno chiesto una serie di perizie sui tre tunnel pi\u00f9 importanti della nuova ferrovia Milano-Genova. Una prima consulenza \u00e8 stata consegnata: gli esperti, per ora, escludono l\u2019ipotesi di forniture tanto scadenti da provocare crolli. Le indagini sulla sicurezza per\u00f2 continuano e l\u2019allarme resta altissimo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019indagine \u00e8 stata chiamata \u00abAmalgama\u00bb:<\/strong> \u00e8 la parola usata dagli stessi indagati, mentre erano intercettati dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma, per descrivere l\u2019evoluzione del malaffare. Nella vecchia Tangentopoli la corruzione era diretta: buste di soldi in cambio di appalti d\u2019oro. Oggi c\u2019\u00e8 una corruzione strutturata su almeno tre livelli, pi\u00f9 difficile da scoprire. Il fulcro \u00e8 ancora il controllore pubblico che favorisce una cupola di imprese privilegiate, che ora lo ripagano indirettamente, dividendo la torta con altre societ\u00e0 private, attraverso subappalti, consulenze o compartecipazioni in apparenza regolari. Il trucco \u00e8 che dietro queste aziende c\u2019\u00e8 lo stesso pubblico ufficiale, che le controlla segretamente tramite soci occulti. Con questi giochi di sponda, le grandi imprese comprano il controllore-direttore dei lavori, che a quel punto non controlla pi\u00f9 niente.<\/p>\n<div id=\"SC_TBlock_323301\" class=\"SC_TBlock\">loading&#8230;<\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\n  (sc_adv_out = window.sc_adv_out || []).push({\n    id : \"323301\",\n    domain : \"n.ads1-adnow.com\"\n  });\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/st-n.ads1-adnow.com\/js\/adv_out.js\"><\/script><br \/>\nL\u201911 novembre 2016 De Michelis ammette di aver beneficiato di questo sistema corruttivo e confessa, in particolare, che era suo il 50 per cento della Oikodomos, un\u2019azienda intestata a un socio-prestanome, l\u2019imprenditore calabrese Domenico Gallo, a sua volta arrestato in ottobre, ma conosciuto vent\u2019anni fa nei cantieri della Salerno-Reggio. Confermando l\u2019accusa-base, l\u2019ingegnere delle grandi opere spiega che il sistema esiste da decenni e non l\u2019hanno certo inventato lui e Gallo: \u00ab\u00c8 sempre stato cos\u00ec. Prima c\u2019era la Spm di Stefano Perotti. Dopo gli arresti di Firenze il sistema \u00e8 continuato con la Crono e la Sintel di Giandomenico Monorchio. E prima ancora c\u2019era Lunardi\u00bb.<\/p>\n<p>Perotti \u00e8 il progettista arrestato nel marzo 2015 con il potente direttore ministeriale Ercole Incalza. La Sintel \u00e8 la societ\u00e0 d\u2019ingegneria dove lavorava De Michelis. Il suo titolare Giandomenico \u00e8 il figlio di Andrea Monorchio, l\u2019ex ragioniere generale dello Stato. L\u2019ingegnere Pietro Lunardi \u00e8 l\u2019ex ministro del governo Berlusconi che nel 2002 ha varato la contestatissima legge-obiettivo per accelerare le grandi opere in deroga a tutte le regole.<br \/>\nQui il pm Giuseppe Cascini, titolare del fascicolo romano dell\u2019inchiesta, interrompe l\u2019interrogatorio per avvertire l\u2019indagato che, se accusa altri, diventa testimone e, se dichiara il falso, verr\u00e0 incriminato. De Michelis se ne assume la responsabilit\u00e0 e giura di voler raccontare tutto dall\u2019inizio.<\/p>\n<p><strong>I disastri del progettista-ministro<\/strong><br \/>\n\u00abLa storia nasce ancora prima che Lunardi diventi ministro, quando progettava le gallerie per l\u2019alta velocit\u00e0 Bologna-Firenze\u00bb, esordisce De Michelis. \u00abLunardi era il progettista che doveva garantire certi ricavi alle imprese private. Da allora il sistema \u00e8 rimasto sempre lo stesso: il progetto \u00e8 fatto male in partenza, cos\u00ec poi si devono fare le modifiche, le varianti, che portano soldi in pi\u00f9 alle imprese. Anche l\u2019autostrada Salerno-Reggio Calabria \u00e8 un progetto di Lunardi fatto malissimo. Le perizie di variante le faceva lo stesso Lunardi. C\u2019era un accordo a un livello molto pi\u00f9 alto del mio, che coinvolgeva i vertici del consorzio di imprese: io l\u2019ho saputo dal manager Longo di Impregilo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I magistrati gli chiedono riscontri oggettivi.<\/strong> Il tecnico arrestato descrive un caso esemplare di progetto disastroso targato Lunardi. Si riferisce alla galleria Piale, a Villa San Giovanni, sulla Salerno-Reggio. De Michelis premette che per iniziare uno scavo del genere bisogna puntellare la montagna \u00abcon paratoie e micropali\u00bb. Una muraglia fondamentale per impedire le frane, per cui dovrebbe essere studiata al millimetro. Ricorda invece De Michelis: \u00abIl capo-cantiere mi chiama e mi dice: \u201cIngegnere, qui non c\u2019\u00e8 niente, che facciamo?\u201d. Sono andato a vedere: il progetto di Lunardi prevedeva pi\u00f9 di 30 metri di paratoie e micropali dove in realt\u00e0 non c\u2019era la montagna, c\u2019era solo il vuoto\u00bb. De Michelis non crede ai suoi occhi. Bisognerebbe fermare tutto e chiedere una variante: allo stesso Lunardi. Soluzione: \u00abA quel punto ho tirato una riga dritta, siamo scesi con i micropali l\u00ec dove arrivava la montagna e siamo andati avanti\u00bb.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"650\" height=\"350\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WWrI1XV0CPs\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\nDe Michelis fa notare ai pm che il problema dei progetti variabili (e dei costi gonfiabili) \u00e8 facilmente verificabile sulle carte: \u00abLe varianti tecniche sono ammissibili solo per le gallerie. All\u2019esterno le modifiche non dovrebbero esserci: se il progetto cambia, dovrebbero pagare le imprese private. Invece paga sempre la parte pubblica. Anche nel 2016, dopo le mie dimissioni dalla Sintel, hanno continuato imperterriti a fare varianti: me lo dicono i tecnici che sono ancora l\u00ec in cantiere\u00bb.<\/p>\n<p>Queste accuse colpiscono il cuore del sistema dei \u201cgeneral contractor\u201d, inaugurato con l\u2019avvio della Tav nel 1991 dall\u2019amministratore delle Ferrovie Lorenzo Necci (morto dopo una condanna definitiva per corruzione) e poi perfezionato con la legge obiettivo di Lunardi. In sintesi, lo Stato delega tutto a un consorzio di imprese private, che gestiscono direttamente i soldi pubblici: in cambio, dovrebbero assumersi tutti i rischi, tecnici e finanziari, e consegnare l\u2019opera finita, \u201cchiavi in mano\u201d, al prezzo prefissato. \u00abIn realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 mai un progetto chiavi in mano\u00bb, sostiene De Michelis. \u00abLa legge prevede un\u2019alta sorveglianza sui general contractor, che spetta all\u2019Anas per le autostrade e all\u2019Italferr-Rfi per la Tav, che dovrebbero controllare e approvare tutte le varianti che aumentano i costi. Ma tutta l\u2019alta sorveglianza \u00e8 finta. Per le mie opere Italferr non ha mai controllato niente\u00bb.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 stato arrestato, De Michelis era il direttore dei lavori degli ultimi \u201cmacro-lotti\u201d dell\u2019autostrada Salerno-Reggio e della nuova Tav Milano-Genova. I magistrati gli chiedono se conosca altre grandi opere inquinate dal malaffare. La risposta \u00e8 istantanea: \u00abIl Brennero. Per i tunnel ferroviari di Aica e Mules, Perotti ha vinto la gara per la progettazione, mi pare nel 2008, con una falsa certificazione firmata dal manager Z. ex dirigente Fiat. Questo perch\u00e9, per l\u2019alta velocit\u00e0 Emilia-Toscana, il general contractor era il gruppo Fiat. Impregilo \u00e8 nata dalla fusione tra Fiat-Impresit, Girola e Lodigiani\u00bb. Tre aziende travolte da Tangentopoli.<\/p>\n<p>Il verbale integrale \u00e8 discorsivo, De Michelis parla al presente storico: \u00abQuindi l\u2019ex manager Fiat gli fa questo certificato e lo manda a Impregilo. Io sapevo che la gara era finta: erano previsti certi requisiti che io come Sintel ero l\u2019unico ad avere. Invece cos\u00ec vince Perotti, che ha dietro Incalza. Quindi Giandomenico Monorchio mi dice: \u201cAdesso vado da Incalza con mio padre e vedo di ottenere qualcosa in cambio\u201d. Infatti gli danno in cambio il progetto della Porto Empedocle in Sicilia, quello fatto dalla Cmc. Tolgono il lavoro a Perotti e lo danno a Sintel, senza gara, con affidamento diretto. E cos\u00ec Sintel non fa ricorso per i tunnel del Brennero\u00bb.<\/p>\n<p>La superstrada al centro del presunto baratto \u00e8 un\u2019opera strategica per la Sicilia: il raddoppio della Caltanissetta-Agrigento. Va ricordato che in questo come in altri casi pi\u00f9 gravi, De Michelis parla di appalti pubblici gestiti dalle imprese private senza alcun vincolo, grazie a una \u00abnorma criminogena\u00bb, come viene definita nelle ordinanze d\u2019arresto: un articolo della legge-obiettivo ha autorizzato le aziende controllate a scegliersi il controllore-direttore dei lavori (e a pagargli legalmente un ricco compenso). Una norma-scandalo che ha trasformato le grandi opere in un festival dei conflitti d\u2019interesse ed \u00e8 stata abolita con il nuovo codice degli appalti sollecitato nel 2014 dall\u2019autorit\u00e0 anti-corruzione. Proprio le scelte dei progettisti, controllori e subappaltatori permetterebbero ai privati, ieri come oggi, di agganciare i grandi protettori a livello di governo, che De Michelis definisce \u00absanti in paradiso\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIl sesto macro-lotto della Salerno-Reggio l\u2019ha vinto la cordata Impregilo-Condotte, che \u00e8 la stessa del Cociv, il consorzio dell\u2019alta velocit\u00e0 Milano-Genova. Allora l\u2019affare comprendeva tutto: general contractor e direzione lavori. A quella gara globale, gestita dall\u2019Anas, ho partecipato io come persona fisica su richiesta di Impregilo. Per\u00f2 poi il contratto l\u2019hanno fatto alla Sintel, che mi ha confermato, ma come dipendente. Bisognava dare la direzione lavori alla societ\u00e0 del figlio di Monorchio perch\u00e9 il padre era al vertice di Infrastrutture spa, cio\u00e8 era lui che decideva i finanziamenti pubblici, e poi \u00e8 diventato anche presidente della commissione di collaudo. Quindi in pratica \u00e8 Monorchio senior che impone il figlio. Lo stesso succedeva con la Spm: era Incalza che sbloccava i finanziamenti e di fatto imponeva Perotti. Monorchio padre e Incalza erano i santi in paradiso di Sintel e Spm\u00bb. I pm gli chiedono come fa a saperlo. Risposta: \u00abMe l\u2019ha detto personalmente Monorchio figlio, titolare della Sintel\u00bb. Anche dietro la Spm ci sarebbero storie di famiglia: \u00abIl padre di Perotti aveva fatto lavorare Incalza, il rapporto \u00e8 nato da l\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p>Nelle sue lunghe confessioni, il pentito indica ai magistrati un\u2019altra societ\u00e0 che sarebbe stata utilizzata dalle imprese delle grandi opere per arricchire Monorchio junior: \u00abIl consorzio di Impregilo ha affidato alla Crono le prove di laboratorio per i cantieri della Salerno-Reggio. Sono contratti da cinque milioni di euro. Che la Crono fosse di Monorchio lo sapevano tutti\u00bb.<\/p>\n<p>Giandomenico Monorchio, finito agli arresti domiciliari, nega di aver commesso illeciti e sostiene di non aver mai approfittato dei poteri pubblici del padre. Anche Perotti e Incalza, a Firenze, hanno respinto tutte le accuse. Lunardi non \u00e8 neppure indagabile: i fatti a lui addebitabili sono ampiamente prescritti. Fino a prova contraria, dunque, bisogna presumere che siano tutti innocenti. Anzi, dopo Tangentopoli, \u00e8 sparito il reato: la spartizione privata dei lavori pubblici si pu\u00f2 fare a norma di legge.<br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\n(function() {var id = 'eadv-6-' + Math.random().toString(36).substr(2) + (new Date().getTime());document.write(String.fromCharCode(60,115)+'cript async=\"async\" defer=\"defer\" type=\"text\/javascript\" id=\"' + id + '\" src=\"\/\/www.eadv.it\/track\/?x=70-13304-1c-6-19-0-26-12-78-234x60-da-0-a2&amp;u=ltoin.eost&amp;async=' + id + '&amp;cttl=a00505&amp;ctxt=222222&amp;cbg=ffffff&amp;cbgh=f2f2f2\">'+String.fromCharCode(60)+'\/sc' + 'ript>');})();\n<\/script><br \/>\n<strong>Il metodo dei santi in paradiso<\/strong><br \/>\nDe Michelis conferma ai magistrati di possedere addirittura la copia di un patto segreto per dividersi i progetti in tutta Italia, siglato quando Impregilo era controllata dal gruppo Gavio, prima di essere scalata dalla Salini: \u00ab\u00c8 un accordo scritto per la spartizione delle direzioni dei lavori tra la Sintel, la Spm e la Sina che allora era di Gavio\u00bb.<\/p>\n<p>Questo sistema spartitorio nato dopo Tangentopoli, secondo l\u2019ex direttore delle grandi opere, rende inutile o quantomeno marginale la corruzione classica. Quando i magistrati gli chiedono se Monorchio junior, per avere quei contratti, abbia pagato tangenti, De Michelis risponde cos\u00ec: \u00abNon sono cose che si dicono. A volte Monorchio mi diceva che doveva fare un regalo, certo, ma solo questo. Di pi\u00f9 non so. Ma in questo sistema non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno delle buste di denaro. Dietro Sintel e Spm ci sono i santi in paradiso. Se non davano i lavori a loro, Monorchio padre e Incalza non finanziavano i progetti\u00bb.<\/p>\n<p>De Michelis, in pratica, ammette di aver dirottato sulle societ\u00e0 dell\u2019amico Gallo gli appalti che prima finivano a Monorchio e prima ancora venivano spartiti con Perotti. Di qui le proteste degli imprenditori intercettati: \u00abAbbiamo creato un mostro!\u00bb. Un\u2019affermazione a doppio taglio: nelle grandi opere c\u2019\u00e8 un mostro che divora soldi, ma \u00e8 stato creato dalle stesse aziende che lo pagano.<\/p>\n<p>De Michelis parla anche della massa di subappalti gestiti direttamente dai general contractor. E mette a verbale i nomi di vari dirigenti di Impregilo che avrebbero incassato tangenti dai subappaltatori (\u00abMe l\u2019hanno detto loro stessi\u00bb), uno dei quali \u00e8 soprannominato \u00abmister 3 per cento\u00bb. L\u2019ingegnere arrestato denuncia anche una cordata di manager che si arricchirebbero da anni con \u00abruberie enormi\u00bb: una \u00abImpregilo parallela\u00bb, la chiama De Michelis, chiarendo che \u00abnel gruppo ufficiale comanda Pietro Salini\u00bb, mentre \u00abl\u00ec comanda il signor C., in passato ha avuto un ruolo di peso nella gestione della tratta toscana dell\u2019alta velocit\u00e0, ora ufficialmente \u00e8 solo un consulente esterno, ma in realt\u00e0 \u00e8 a capo di un ordine gerarchico: c\u2019\u00e8, ma non compare\u00bb. Le grandi opere, precisa il pentito, producono colossali quantit\u00e0 di detriti e terre di scavo che dovrebbero essere accumulate in \u00abcave di deposito\u00bb, per essere poi rivendute e ridurre i costi. \u00abDai cantieri escono i camion con tonnellate di materiale, ma nelle cave ufficiali non arriva niente: quelli dell\u2019Impregilo parallela intascano milioni rubandosi gli inerti e rivendendoli in nero\u00bb.<\/p>\n<p>Anche questa \u00abImpregilo parallela\u00bb nascerebbe da rapporti di famiglia. De Michelis, infatti, spiega che il signor C. era \u00abamico del pap\u00e0\u00bb di un manager arrestato di Impregilo: \u00ab\u00c8 lui che gli ha fatto assumere il figlio nel consorzio per l\u2019alta velocit\u00e0\u00bb. Per questo l\u2019erede continua ancora a obbedire a quella \u00abeminenza grigia di Impregilo\u00bb. De Michelis aggiunge che aveva chiesto \u00abun incontro a Pietro Salini, per fargli sapere della struttura parallela che aveva dentro Impregilo, perch\u00e9 avevamo tutti il dubbio se lui sapesse o no. Salini per\u00f2 non ha voluto vedermi\u00bb.<\/p>\n<p>Questo presunto contrabbando di materiale da cava, sostiene De Michelis, sarebbe proseguito anche in Liguria, con le gallerie del Terzo valico. Ma qui emergono profili pi\u00f9 inquietanti.<\/p>\n<p>Emergenze amianto e cemento<br \/>\n\u00abIl problema pi\u00f9 grosso, per il consorzio guidato da Salini-Impregilo, \u00e8 l\u2019amianto, soprattutto per la parte ligure\u00bb, denuncia il pentito. Anche i magistrati, nelle domande, parlano di materiale \u00abmarcio\u00bb. E l\u2019arrestato conferma che le terre dove si scava per la nuova Tav sono altamente contaminate dall\u2019amianto: \u00abCe n\u2019\u00e8 tanto\u00bb, sostiene l\u2019ingegnere. La legge impone di analizzare tutto il materiale e smaltirlo in totale sicurezza. Il direttore dei lavori per\u00f2 non sa neppure dove sia finito con esattezza. Salvo poi indirizzare gli inquirenti verso una cava, la Isoverde, tra le pi\u00f9 grandi della Liguria. \u00abPoi parliamo anche di questo\u00bb, lo blocca il pm, che sembra molto interessato alla questione. Ma preferisce trattare in successivi interrogatori questo capitolo che potrebbe riservare brutte sorprese per il territorio. Probabile, dunque, che l\u2019ingegnere venga riascoltato per chiarire i misteri dello smaltimento delle fibre di amianto.<\/p>\n<p>In questo mare di ammissioni, tuttavia, De Michelis nega ostinatamente solo l\u2019accusa di aver diviso con Gallo anche i soldi di societ\u00e0 come la Breakout, che forniscono cemento. \u00ab\u00c8 vero che presentavo Gallo alle grandi imprese e portavo i manager a vedere le sue cave, ma lo facevo gratis, per amicizia. Per la Oikodomos facevamo al 50 per cento, ma con la Breakout io non c\u2019entro\u00bb. Una posizione che ai magistrati sembra assurda: che senso ha ammettere la corruzione con alcune societ\u00e0 e negare la stessa accusa con le altre? Proprio qui l\u2019ingegnere minimizza anche le intercettazioni sul cemento scadente: \u00ab\u00c8 un problema di consistenza, non di qualit\u00e0. Mandavo indietro i camion solo per rifare le bolle formali\u00bb. Il pm Cascini non gli crede: \u00abPerch\u00e9 quando viene fuori che il cemento \u00e8 colla o \u00e8 troppo liquido, lei cerca di evitare che emerga?\u00bb. La domanda resta senza risposta. Forse perch\u00e9 \u00e8 un segreto inconfessabile: chiunque ammettesse di aver usato cemento pericoloso, rischierebbe di rispondere non solo di corruzione, ma anche delle eventuali vittime di nuovi crolli di grandi opere. &#8211; <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/inchieste\/2017\/03\/14\/news\/lui-ruba-e-tu-rischi-la-vita-parla-il-primo-pentito-delle-grandi-opere-1.297123?fbclid=IwAR2xeLrZ40WVieFjsidU5g2kmpEQCRxLyCaskzsdmCtCI7qbtk5uQgt80Jg\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">[INCHIESTA di L&#8217;ESPRESSO Vai su Fonte per i diritti di replica]<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CONTINUA A LEGGERE &gt;&gt;<\/a><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nsimply_publisher = 77745;\nsimply_domain = 99463;\nsimply_space = 211197;\nsimply_ad_height = 250;\nsimply_ad_width = 300;\nsimply_callback = '';\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nvar cb = Math.round(new Date().getTime());\ndocument.write('<scr'+'ipt type=\"text\/javascript\" src=\"'+ ('https:' == document.location.protocol ? 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