{"id":46100,"date":"2019-01-12T08:56:21","date_gmt":"2019-01-12T08:56:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=46100"},"modified":"2019-01-12T08:58:41","modified_gmt":"2019-01-12T08:58:41","slug":"ha-scoperto-il-patto-sporco-tra-mafia-e-stato-ma-in-italia-non-se-ne-parla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=46100","title":{"rendered":"Ha scoperto il patto sporco tra Mafia e Stato. Ma in Italia non se ne parla"},"content":{"rendered":"<p>12\/01\/2019 &#8211; A fine aprile Nino Di Matteo assieme a tre colleghi ha vinto il processo che fino ad oggi \u00e8 stato il pi\u00f9 importante della sua vita. Il tribunale di Palermo ha seguito le argomentazioni dei magistrati antimafia e con una sentenza storica ha accertato, che dopo l\u2019attentato del maggio 1992 al giudice inquirente Giovanni Falcone esponenti dello Stato hanno avviato trattative con il vertice della mafia siciliana e cos\u00ec facendo hanno accelerato la spirale di violenza e si sono resi complici dell\u2019attentato al collega di Falcone, cio\u00e8 Paolo Borsellino.<\/p>\n<p><strong>Isolato e ingiuriato<\/strong><br \/>\nNei cinque anni in cui ebbe luogo il processo, Di Matteo e i suoi compagni di lotta sono stati criticati aspramente da politici, colleghi giuristi e dai media. Sono stati accusati di sputare nel piatto in cui mangiano e sono stati oggetto di azioni diffamatorie. Alla fine per\u00f2 la condanna a lunghe pene detentive per tre alti funzionari dell\u2019apparato di sicurezza, un politico e tre boss mafiosi \u00e8 stata una grossa rivincita per i magistrati osteggiati. Ma Di Matteo oggi non gioisce pi\u00f9 per la sentenza storica, come ha appunto spiegato a Roma alla presentazione del suo libro appena uscito. \u00abSiccome i giudici hanno osato dare il giusto nome a quelle cose di cui nessuno avrebbe dovuto parlare, la loro sentenza viene passata sotto silenzio.\u00bb, spiega in maniera critica. \u00abQuotidiani e televisioni hanno riportato la notizia per un intera giornata, ma poi dopo \u00e8 scomparso tutto dai media.\u00bb<br \/>\nPer rompere il \u00abMuro di gomma del silenzio\u00bb, come Di Matteo definisce l\u2019omert\u00e0 nel paese, ha scritto assieme al giornalista Saverio Lodato il libro sul patto sporco. Il libro descrive un immagine molto personale e allo stesso tempo ricca di fatti, riguardo la lotta della giustizia contro Cosa Nostra e i suoi alleati. Il libro ruota attorno alla cosiddetta \u00abstagione delle stragi\u00bb degli anni 1992 e 1993. Di Matteo delinea per\u00f2 uno scenario pi\u00f9 complesso nel suo insieme e descrive la collaborazione tra esponenti dello Stato e al criminalit\u00e0 organizzata in Sicilia, partendo dallo sbarco delle truppe americane nel 1943 fino ad oggi.<\/p>\n<p><strong>Una narrazione di facciata<\/strong><br \/>\nSecondo la rappresentazione comune, in Sicilia lo \u00abStato buono\u00bb lotta contro la \u00abMafia cattiva\u00bb e continua a perdere uomini coraggiosi. In realt\u00e0 il confine tra le due fazioni \u00e8 sempre stato labile e i magistrati, i politici, i giornalisti, gli imprenditori e gli uomini di Chiesa che si sono messi contro Cosa Nostra, hanno condotto spesso una lotta solitaria. Nella maggioranza dei casi ricevono poco appoggio dalle istituzioni per cui lavorano e molte volte vengono ostacolati dalle stesse nello svolgimento del loro lavoro.<br \/>\nFalcone e Borsellino sono stati l\u2019esempio pi\u00f9 lampante di questa situazione. Hanno condotto nel 1986\/87 il famoso Maxiprocesso, a Palermo, andando contro grosse resistenze sia in pubblico che nell\u2019apparato di giustizia. I due magistrati rivelarono per la prima volta le strutture di Cosa Nostra e portarono dietro le sbarre oltre 500 mafiosi, facendo cosi notizia in tutto il mondo.<\/p>\n<div id=\"SC_TBlock_323301\" class=\"SC_TBlock\">loading&#8230;<\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\">\n  (sc_adv_out = window.sc_adv_out || []).push({\n    id : \"323301\",\n    domain : \"n.ads1-adnow.com\"\n  });\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/st-n.ads1-adnow.com\/js\/adv_out.js\"><\/script><br \/>\nI due magistrati assassinati, vengono oggi celebrati come eroi nazionali. In tutto il paese ci sono strade e piazze a loro intitolate. Anche se dopo il verdetto di ultima istanza del Maxiprocesso nel gennaio 1992 furono isolati e lo Stato, nel cui nome loro lottavano, non gli diede supporto. Solo dopo il loro brutale assassinio, pi\u00f9 tardi in quello stesso anno, si form\u00f2 un fronte abbastanza largo contro Cosa Nostra. Ma la verit\u00e0 scomoda riguardo al fatto che esponenti dello Stato erano coinvolti nell\u2019attentato, nessuno ancora oggi la vuole sapere.<br \/>\nIl magistrato cinquantasettenne Di Matteo inizi\u00f2 la sua carriera di giurista nel 1991 seguendo i suoi due grandi modelli, cio\u00e8 Falcone e Borsellino appunto. Egli vide per esperienza diretta come molti nell\u2019apparato di giustizia avessero rifiutato il modo di agire senza compromessi tipico dei due magistrati, come racconta lo stesso Di Matteo, che dal 1993 \u00e8 sotto protezione. Da cinque anni infatti \u00e8 l\u2019esponente della giustizia italiana pi\u00f9 protetto e meglio scortato.<br \/>\nSposato e padre di due figli vive una vita ancora pi\u00f9 a rischio rispetto ad altri magistrati antimafia, perch\u00e9 ha osato penetrare nella zona d\u2019ombra tra il mondo conosciuto a tutti e il mondo sommerso. Una cosa \u00e8 arrestare i mafiosi, tutta un&#8217;altra \u00e8 cercare i loro potenti complici all\u2019interno dello Stato. Oltre ai vari boss mafiosi che negli ultimi anni hanno minacciato attentati contro Di Matteo, ci sarebbero testimonianze di collaboratori di giustizia secondo le quali anche \u00abpersonaggi potenti\u00bb al di fuori della mafia lo vorrebbero eliminare.<\/p>\n<p><strong>Tutto viene fatto come ordina Tot\u00f2 Riina<\/strong><br \/>\nAnche Falcone e Borsellino con il loro Maxiprocesso avevano disturbato la coesistenza pacifica, dominante sotto la Democrazia Cristiana, tra Stato e organizzazioni mafiose. Le sentenze contro i boss erano state, fino a quel momento, regolarmente annullate in ultima istanza utilizzando argomentazioni deboli. Nel 1992 per\u00f2 le sentenze vennero confermate e centinaia di mafiosi vennero condannati definitivamente a scontare lunghe pene detentive. Cosa Nostra si sent\u00ec perci\u00f2 tradita dai suoi amici politici e giur\u00f2 vendetta. Il suo capo, Tot\u00f2 Riina, disse che c\u2019era bisogno di una guerra per poter, dopo, fare la pace. Costringendo cos\u00ec lo Stato a collaborare di nuovo.<\/p>\n<p>L\u2019 attentato a Falcone nel maggio 1992 fu uno dei primi atti di quel dramma. Lo Stato reag\u00ec cos\u00ec come Riina aveva calcolato. Vennero cio\u00e8 inviati emissari a Palermo per trattare. Ma il Boss continu\u00f2 nella spirale di violenza e nel luglio del 1992 anche Borsellino venne fatto saltare con la sua auto. Nel 1993 e nel 1994 si susseguirono ulteriori attentati contro centri culturali come pure contro chiese a Milano, Firenze e Roma. \u00abLa stagione delle stragi\u00bb fece 23 morti in totale. \u00abMentre l\u2019 Italia perdeva alcuni dei suoi uomini migliori, esponenti della Stato trattavano con i loro assassini\u00bb tuona Di Matteo. \u00abl\u2019ultima sentenza conferma che questo patto non ferm\u00f2 il bagno di sangue, ma bens\u00ec rafforz\u00f2 Riina nella sua strategia.\u00bb<\/p>\n<p>In un altro processo era gi\u00e0 stato precedentemente assodato che Giulio Andreotti, uomo forte della Democrazia Cristiana e Capo di governo per pi\u00f9 mandati, aveva collaborato per anni con la mafia e aveva addirittura intrattenuto contatti diretti con Riina. Andreotti, grazie alla prescrizione, ne usc\u00ec indenne. I suoi successori per\u00f2 furono pi\u00f9 accorti e utilizzarono degli intermediari. Un ruolo di spicco nella vicenda lo ebbe Mario Mori il capo dell\u2019unit\u00e0 speciale per la lotta al crimine organizzato (Ros). Il Generale, tra le altre cose, lasci\u00f2 fallire numerose retate ai danni di boss mafiosi, eppure nonostante ci\u00f2 fece una rapida carriera fino a diventare il capo dei servizi segreti interni, il Sisde.<br \/>\nL\u2019 ultimo capo di governo ad avere contatti con Cosa Nostra \u00e8 stato Silvio Berlusconi. Gi\u00e0 dal 1974 quando era solo imprenditore intratteneva legami con Cosa Nostra e secondo l\u2019ultima sentenza continuava a pagare la mafia anche una volta divenuto Presidente del Consiglio, fino almeno alla fine del 1994. I contatti con essa erano possibili grazie ad un suo uomo di fiducia, Marcello Dell\u2019Utri. Dell\u2019Utri e Mori, ad aprile, sono stati condannati a dodici anni di reclusione.<br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\n(function() {var id = 'eadv-6-' + Math.random().toString(36).substr(2) + (new Date().getTime());document.write(String.fromCharCode(60,115)+'cript async=\"async\" defer=\"defer\" type=\"text\/javascript\" id=\"' + id + '\" src=\"\/\/www.eadv.it\/track\/?x=70-13304-1c-6-19-0-26-12-78-234x60-da-0-a2&amp;u=ltoin.eost&amp;async=' + id + '&amp;cttl=a00505&amp;ctxt=222222&amp;cbg=ffffff&amp;cbgh=f2f2f2\">'+String.fromCharCode(60)+'\/sc' + 'ript>');})();\n<\/script><em><br \/>\n<strong>Potenti avversari<\/strong><br \/>\nDi Matteo non \u00e8 molto ottimista riguardo ad una definitiva vittoria contra la mafia siciliana. Ciononostante non si arrende: \u00abNon siamo stati mai cos\u00ec vicini a risolvere gli interrogativi rimasti aperti in relazione alla morte di Falcone e Borsellino.\u00bb Si presume che uomini di Stato diedero il consenso per eliminare Borsellino, perch\u00e9 egli aveva capito della trattativa tra Sato e Mafia. Mafiosi che hanno deciso di collaborare, avrebbero addirittura testimoniato che l\u2019ordine per il suo assassinio sarebbe venuto \u00abda fuori\u00bb.<br \/>\n\u00abParticolarmente misterioso \u00e8 a questo proposito il caso di un\u2019agenda rossa, in cui Borsellino annotava le sue osservazioni pi\u00f9 importanti; l\u2019agenda che egli portava sempre con se sarebbe scomparsa dalla sua ventiquattrore subito dopo l\u2019attentato\u00bb, racconta Di Matteo. \u00abAlcuni funzionari hanno agito direttamente nella vicenda. Per la mafia infatti sarebbe stato difficile far sparire l\u2019agenda. Non ci \u00e8 ancora chiaro come sia successo. Anche in altri casi importanti sono spariti documenti e prove.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abAdesso \u00e8 venuto il momento di fare chiarezza\u00bb, dice Di Matteo. \u00abUn paese civile si deve confrontare anche con i capitoli pi\u00f9 bui della sua storia. Il grande silenzio dopo la sentenza di aprile fa tuttavia temere che si preferisca archiviare tutta la vicenda.\u00bb<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 da meravigliarsi, molte persone che allora erano coinvolte nel discutibile Patto con la mafia, hanno ancora oggi posizioni importanti nella politica, nella giustizia e nelle forze di sicurezza. Ad Aprile a Palermo i giudici parlarono di un\u2019omert\u00e0 molto diffusa all\u2019interno delle istituzioni. &#8211; (Prima pubblicazione, 22\/11\/2018) Fonte: <a href=\"https:\/\/www.nzz.ch\/international\/italien-di-matteo-kampf-gegen-pakt-mafia-staat-ld.1438311\" rel=\"noopener\" target=\"_blank\">nzz.ch<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CONTINUA A LEGGERE &gt;&gt;<\/a><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"650\" height=\"350\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/QC6HUSVTSdU\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nsimply_publisher = 77745;\nsimply_domain = 99463;\nsimply_space = 211197;\nsimply_ad_height = 250;\nsimply_ad_width = 300;\nsimply_callback = '';\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nvar cb = Math.round(new Date().getTime());\ndocument.write('<scr'+'ipt type=\"text\/javascript\" src=\"'+ ('https:' == document.location.protocol ? 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