{"id":49656,"date":"2019-06-05T15:21:38","date_gmt":"2019-06-05T15:21:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=49656"},"modified":"2019-06-05T15:25:51","modified_gmt":"2019-06-05T15:25:51","slug":"in-puglia-e-basilicata-piu-scorie-e-radiazioni-che-in-zone-con-centrali-atomiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=49656","title":{"rendered":"In Puglia e Basilicata pi\u00f9 scorie e radiazioni che in zone con centrali atomiche"},"content":{"rendered":"<p>05\/06\/2019 &#8211; Puglia e Basilicata messe assieme, pur non avendo mai avuto una centrale nucleare sul proprio territorio (anche se un progetto in tal senso vi fu per Nard\u00f2, nel Salento), hanno centinaia di metri cubi di materiali radiotossici in pi\u00f9 di quanti se ne trovino in Campania e in Emilia Romagna dove pure sono, rispettivamente, la centrale di Sessa Aurunca, nel Casertano, e quella di Caorso, vicino Piacenza. Per non parlare dell\u2019ammontare delle radiazioni, campo in cui la Basilicata batte il Lazio. Ad affermarlo, dopo molti decenni di attivit\u00e0 atomiche (dichiarate e \u201csotterranee\u201d) durante i quali sono \u201cvolati\u201d numeri in libert\u00e0 circa il patrimonio radiotossico italiano \u00e8 l\u2019Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), che ora pubblica un \u00abInventario nazionale dei rifiuti radioattivi\u00bb.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 una buonissima notizia giacch\u00e9 \u00e8 la prima volta che il nostro Paese pu\u00f2 contare su un dossier prodotto da un ente statutariamente terzo rispetto alle agli attori atomici italiani. L\u2019Isin, infatti, \u00e8 diventato operativo soltanto il primo agosto del 2018. Fino ad allora, nonostante l\u2019ovviet\u00e0 di avere un controllore dichiaratamente indipendente e nonostante le richieste in tal senso di Euratom e Iaea (l\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica), gli italiani non avevano nemmeno potuto godere di questo genere di presidio scientifico-democratico.<\/p>\n<div id=\"SC_TBlock_323301\" class=\"SC_TBlock\">loading&#8230;<\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><script type=\"text\/javascript\">\n  (sc_adv_out = window.sc_adv_out || []).push({\n    id : \"323301\",\n    domain : \"n.ads1-adnow.com\"\n  });\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/st-n.ads1-adnow.com\/js\/adv_out.js\"><\/script><br \/>\n\u00c8 un primo passo, dunque, nella direzione dell\u2019ordinato procedere. Sebbene non possiamo tacere che la strada sia ancora molto lunga sia da un punto di vista operativo (l\u2019Isin \u00e8 sotto organico, tanto per dirne una), sia da un punto di vista normativo (per esempio il Belpaese rischia di essere deferito alla Corte di giustizia europea per ritardi nell\u2019adeguamento alle disposizioni Euratom in fatto di \u00abnorme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall\u2019esposizione alle radiazioni\u00bb della popolazione e dei lavoratori), sia sul fronte della trasparenza (su queste pagine abbiamo dato conto di come sia stato opposto il segreto di Stato alle richieste della \u00abGazzetta\u00bb di conoscere \u00abcome\u00bb si intenda procedere per smantellare l\u2019Impianto trattamento elementi combustibili-Itrec che si trova in Basilicata, a Trisaia, cio\u00e8 a 78 km in linea d\u2019aria da Taranto, 108 da Bari).<\/p>\n<p>Ma, tant\u2019\u00e8, visto che un inventario c\u2019\u00e8 andiamo a scoprire cosa dice l\u2019Isin, tenendo per\u00f2 a mente che i dati sono comunque un po\u2019 vecchiotti giacch\u00e9 sono aggiornati al 31 dicembre 2017. Ebbene, in Puglia ci sono 1.007 metri cubi di quelli che vengono definiti \u00abrifiuti radioattivi\u00bb e pare non siano al top della classifica di feralit\u00e0 giacch\u00e9 la loro attivit\u00e0 complessiva \u00e8 pari a 37 miliardi di Becquerel (la radioattivit\u00e0 presente di una determinata quantit\u00e0 di materia si misura in Becquerel; ndr). Se non sono molti di pi\u00f9, \u00e8 grazie alla bonifica coordinata dalla Commissario Vera Corbelli che, d\u2019intesa con la Societ\u00e0 Gestione Impianti Nucleari (la Sogin \u00e8 una Spa a controllo pubblico) \u00e8 riuscita a togliere almeno i fusti pi\u00f9 \u00abattivi\u00bb dal deposito mezzo marcio della ex Cemerad di Statte, in provincia di Taranto.<\/p>\n<p>Tutt\u2019altra storia nella vicinissima Basilicata. Il volume di rifiuti radioattivi \u00e8 il triplo, pari a 3.250 metri cubi, ma la mole di radiazioni \u00e8 enormemente maggiore: 267.007 miliardi di  Becquerel. A ci\u00f2 vanno aggiunte le 64 barre uranio\/torio, quelle importate dagli Usa e che nessun Governo finora \u00e8 riuscito a \u00abesportare\u00bb altrove. Queste, da sole, hanno un\u2019attivit\u00e0 pari a 1.562 migliaia di miliardi di Becquerel (migliaia di miliardi, non miliardi!). Per cui, sommando le due voci, secondo l\u2019Isin in Basilicata c\u2019\u00e8 materiale per 1.829 migliaia di miliardi di Becquerel.<br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\n(function() {var id = 'eadv-6-' + Math.random().toString(36).substr(2) + (new Date().getTime());document.write(String.fromCharCode(60,115)+'cript async=\"async\" defer=\"defer\" type=\"text\/javascript\" id=\"' + id + '\" src=\"\/\/www.eadv.it\/track\/?x=70-13304-1c-6-19-0-26-12-78-234x60-da-0-a2&amp;u=ltoin.eost&amp;async=' + id + '&amp;cttl=a00505&amp;ctxt=222222&amp;cbg=ffffff&amp;cbgh=f2f2f2\">'+String.fromCharCode(60)+'\/sc' + 'ript>');})();\n<\/script><em><br \/>\nPer capire l\u2019ordine di grandezza, in Campania sono 366; nel Lazio sono 989,2. E, visto che vicino Roma c\u2019\u00e8 la centrale plutonigena di Latina (le cui barre di combustibile sono state prodotte in un impianto lucano) questo lascia intendere che lo smantellamento dell\u2019eredit\u00e0 nucleare laziale \u00e8 progredita in modo ben spedito.<\/p>\n<p>Tutto questo ammasso di veleni dovr\u00e0, stando ai piani governativi, essere stoccato in un\u2019unica area. Non \u00e8 ancora chiaro quale regione italiana si aggiudicher\u00e0 il deposito nazionale dei materiali a bassa e media attivit\u00e0 e quello, definito \u00abtemporaneo\u00bb, per l\u2019alta attivit\u00e0 e lunga vita. L\u2019elenco delle aree idonee \u00e8 pronto da anni ma resta chiuso nei cassetti dei vari Esecutivi. Evidentemente, anche se i politici cambiano, la paura di indispettire le popolazioni-votanti \u00e8 sempre la stessa. &#8211; <strong>[LaGazzettadelMezzogiorno.it]<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CONTINUA A LEGGERE &gt;&gt;<\/a><br \/>\n<strong>VIDEO CORRELATI:<\/strong><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"650\" height=\"350\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/drkYcmIi3uw\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nsimply_publisher = 77745;\nsimply_domain = 99463;\nsimply_space = 211197;\nsimply_ad_height = 250;\nsimply_ad_width = 300;\nsimply_callback = '';\n<\/script><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">\nvar cb = Math.round(new Date().getTime());\ndocument.write('<scr'+'ipt type=\"text\/javascript\" src=\"'+ ('https:' == document.location.protocol ? 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