{"id":5031,"date":"2014-01-24T15:57:54","date_gmt":"2014-01-24T15:57:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=5031"},"modified":"2014-01-24T15:57:54","modified_gmt":"2014-01-24T15:57:54","slug":"trivella-party-in-basilicata-benvenuti-nel-texas-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=5031","title":{"rendered":"Trivella party in Basilicata: benvenuti nel Texas italiano"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201eAbbiamo il petrolio, prendiamocelo.<\/strong> Trivellare sembra essere diventata la parola d&#8217;ordine del governo italiano. Ecco perch\u00e9 in Basilicata &#8211; il pi\u00f9 grande giacimento di petrolio dell&#8217;Europa continentale &#8211; le grandi compagnie petrolifere continuano a &#8220;spadroneggiare&#8221;. Contro la volont\u00e0 dei cittadini. Ne parla persino il Wall Street Journal\u201c<br \/>\n<strong>\u201e<\/strong><br \/>\n<strong> I paesini arroccati e le colline verdeggianti, le montagne brulle e le sorgenti d&#8217;acqua limpida.<\/strong> E poi i sentieri pastorali, i campi coltivati e l&#8217;aria pulita. Cammini, ti guardi intorno, respiri: in Basilicata il tempo sembra essersi fermato, con l&#8217;idillio di un paesaggio genuino e incontaminato che non ha ceduto il passo all&#8217;urbanizzazione incontrollata. Un&#8217;oasi, uno scrigno da preservare. E&#8217; davvero cos\u00ec? A sconfessare questa prima, superficiale, impressione c&#8217;\u00e8 un piccolo grande fattore: l&#8217;oro nero. La Lucania, l&#8217;alta Val d&#8217;Agri in particolare, nel sottosuolo ne possiede in abbondanza. E allora se i paesi di poche migliaia di anime in provincia di Potenza si spopolano per la mancanza di lavoro, ecco che il territorio si popola di trivelle.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/petrolio-estrazione-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5032\" alt=\"petrolio-estrazione-2\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/petrolio-estrazione-2.jpg\" width=\"680\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/petrolio-estrazione-2.jpg 680w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/petrolio-estrazione-2-300x132.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/petrolio-estrazione-2-124x55.jpg 124w\" sizes=\"(max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><strong>PETROLIO IN VAL D&#8217;AGRI <\/strong>&#8211; Gli appetiti delle grandi compagnie petrolifere, d&#8217;altronde, qui sono &#8220;saziati&#8221; da quasi trent&#8217;anni. Basti pensare che grazie alla Lucania, dove l&#8217;oro nero venne scoperto nel 1987, l&#8217;Italia \u00e8 al quarto posto fra i paesi europei produttori di petrolio. La Val d&#8217;Agri, dove si concentra il bacino pi\u00f9 importante, da sola produce l\u201982% del petrolio italiano e possiede il pi\u00f9 grande giacimento di petrolio onshore (sulla terraferma) dell\u2019Europa continentale. Le aree di estrazione sono gestite da una holding dove l&#8217;Eni ha la maggioranza del 61% e il resto (39%) \u00e8 detenuto dall&#8217;inglese Shell. Non basta, evidentemente, dato che il governo italiano sta cercando di facilitare la strada alle trivellazioni, offrendo alle amministrazioni regionali e locali maggiori guadagni (le cosiddette royalties). Sperando cos\u00ec di superare l\u2019opposizione che in passato ha ostacolato le operazioni di trivellazione. L\u2019obiettivo, chiaro, emerge nel &#8220;Piano di sviluppo Val d\u2019Agri&#8221; approvato nel gennaio 2012 in vista del raddoppio delle estrazioni delineato nel &#8220;Memorandum&#8221; firmato dall&#8217;allora ministro dello Sviluppo Corrado Passera: la produzione annuale di petrolio del Paese va duplicata, anche per tagliare i costi di importazione di energia di circa un quarto entro il 2020.<\/p>\n<p><strong>NUOVI POZZI, NUOVI OLEODOTTI<\/strong> &#8211; E proprio dal progetto del governo di raddoppiare la produzione petrolifera nazionale nasce il nuovo piano dell&#8217;Eni: un altro pozzo &#8211; chiamato &#8220;Pergola 1&#8221;, nel comune di Marsico Nuovo &#8211; e circa 24 chilometri di oleodotti petroliferi nasceranno sul territorio a ridosso di un&#8217;area protetta, in prossimit\u00e0 del fiume Agri, a pochi metri dalle case e dai campi coltivati. Un&#8217;area, ancora, in cui sono presenti le pi\u00f9 importanti &#8220;sorgenti perenni&#8221; che portano acqua fino in Campania, nonch\u00e9 in prossimit\u00e0 del sito di interesse comunitario &#8220;Monti della Maddalena&#8221; e sulla faglia sismica &#8220;Pergola-Melandro&#8221;.<\/p>\n<p><strong>\u201eLE PROTESTE <\/strong>&#8211; Abbiamo il petrolio, prendiamocelo. Trivellare sembra essere diventata la parola d&#8217;ordine. Mentre per\u00f2 da una parte c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi si immagina che quei 40 mila barili al giorno previsti faranno diventare Marsico Nuovo la capitale del petrolio della Val d\u2019Agri, dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 chi, come sempre, non ci sta. Per questo \u00e8 nato il Comitato \u201cNo al pozzo Pergola 1&#8243;, che raccoglie l&#8217;adesione di centinaia di cittadini e annuncia battaglia, visti \u2013 viene da pensare \u2013 i risultati non certo esaltanti che a Viggiano (il fulcro petrolifero della zona con il suo Centro oli) l\u2019indotto petrolifero Eni ha portato alla comunit\u00e0 e al territorio sia in termini economici che in termini ambientali. &#8220;Il 12 dicembre 2013 &#8211; ci spiega Mario Colella, presidente del Comitato &#8211; l&#8217;Eni ha presentato la richiesta di Valutazione di impatto ambientale al dipartimento Ambiente della regione Basilicata&#8221;. E continua: &#8220;Ora ci sono sessanta giorni di tempo per fare osservazioni e opposizioni al progetto. Ad oggi, n\u00e9 Regione n\u00e9 Comune si sono opposti. Il sindaco del nostro paese, Domenico Vita, \u00e8 anzi pubblicamente a favore del nuovo pozzo. Il potere delle royalties&#8230; Pergola 1 comporterebbe uno scavo di venti metri di larghezza e quattro di profondit\u00e0, creando un fitto reticolo di oleodotti collegati ai tre pozzi gi\u00e0 esistenti a Marsico Nuovo. Tutto passerebbe sotto il fiume Agri, sotto la superstrada Fondo Val d&#8217;Agri, passando in alcuni punti a 200 metri dalle abitazioni&#8221;. La superficie da espropriare \u00e8 pari a 180.000 m2; circa il 30% delle superfici \u00e8 costituito da fertili suoli agricoli, pascoli e boschi. I cittadini di Marsico Nuovo, poi, temono che possano verificarsi ancora episodi come quello del 25 marzo 2013, quando dai pozzi e lungo le condotte fuoriusc\u00ec idrogeno solforato.\u201c<br \/>\n\u201e<br \/>\n<strong>RISCHI IDROGEOLOGICI E SISMICI<\/strong> &#8211; Della vicenda si \u00e8 occupato persino il <a href=\"http:\/\/online.wsj.com\/news\/articles\/SB10001424052702303293604579252390832612818\">Wall Street Journal<\/a>, che ha definito la Basilicata come il &#8220;Texas italiano&#8221; per i suoi giacimenti di oro nero e ha denunciato il tentativo del governo italiano di accelerare sulle trivellazioni per l\u2019estrazione di petrolio. Il professor Franco Ortolani, docente di Geologia all&#8217;universit\u00e0 Federico II di Napoli, sta studiando la fattibilit\u00e0 del progetto per conto del Comitato. &#8220;Il pozzo Pergola 1 per l&#8217;estrazione di petrolio nel giacimento della Val d&#8217;Agri &#8211; ci spiega &#8211; sarebbe realizzato in territorio della Basilicata ma nel bacino idrografico del Fiume Sele, in area di massima sismicit\u00e0 ed epicentro del sisma del 1857. Vale a dire che eventuali sversamenti di idrocarburi in superficie sarebbero trasportati dall&#8217;acqua, in alcune ore, fino alla traversa di Persano, Oasi Wwf e punto di prelievo dell&#8217;acqua per irrigare la Piana del Sele. Eventuali sversamenti di idrocarburi verrebbero trasportati nel fiume Melandro, poi nel fiume Bianco e poi ancora nel fiume Tanagro ed infine nel Sele e alla traversa di Persano inquinando l&#8217;area fluviale protetta Sele-Tanagro&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/val-dagri-2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5033\" alt=\"val d'agri-2\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/val-dagri-2.png\" width=\"809\" height=\"289\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/val-dagri-2.png 809w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/val-dagri-2-300x107.png 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/val-dagri-2-153x55.png 153w\" sizes=\"(max-width: 809px) 100vw, 809px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>&#8220;DANNI INCALCOLABILI&#8221;<\/strong> &#8211; &#8220;L&#8217;Eni definisce trascurabili gli eventuali impatti delle attivit\u00e0 conseguenti alla perforazione di Pergola 1. Non prende nemmeno in considerazione &#8211; continua Ortolani &#8211; uno sversamento di idrocarburi in superficie, dal pozzo o dall&#8217;oleodotto. Incredibile. Quindi nessun intervento per scongiurare gli effetti di incidenti \u00e8 preso in considerazione nella progettazione del pozzo Pergola 1 e del conseguente oleodotto. Ne consegue che, una volta che il pozzo entrer\u00e0 in esercizio, se si dovesse verificare un incidente per cause normali o in seguito ad un terremoto, gli idrocarburi che si sverserebbero sulla superficie del suolo, oltre ad inquinare suolo e falde, sarebbero trasportati in poche ore fino agli impianti di irrigazione della Piana del Sele. Sarebbe ancora pi\u00f9 incredibile la vicenda &#8211; ha continuato il geologo &#8211; se sar\u00e0 concesso parere favorevole ad Eni sulla base di uno studio di Via &#8220;incredibile&#8221; nel senso che l&#8217;area sembra essere un deserto per cui qualsiasi problema derivante dal petrolio non arrecherebbe danni. Pur essendo in Basilicata &#8211; ha concluso Ortolani &#8211; il pozzo Pergola 1 potrebbe arrecare danni incalcolabili all&#8217;economia e all&#8217;ambiente della Campania. E di questi impatti non si dice una parola&#8221;. Ecco perch\u00e9 anche i sindaci del Vallo di Diano, zona della Campania confinante col potentino, sono preoccupati. &#8220;Sanno bene che il giacimento di petrolio continua anche l\u00ec &#8211; ammette Colella &#8211; e ci prendono come esempio negativo: guardano a noi e pensano a loro tra 15 o forse 20 anni&#8221;. <a href=\"http:\/\/www.today.it\/cronaca\/petrolio-basilicata-lucania.html\">FONTE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>\u201eAbbiamo il petrolio, prendiamocelo. Trivellare sembra essere diventata la parola d&#8217;ordine del governo italiano. 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