{"id":5666,"date":"2014-02-05T14:09:58","date_gmt":"2014-02-05T14:09:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=5666"},"modified":"2014-02-05T14:09:58","modified_gmt":"2014-02-05T14:09:58","slug":"rifiuti-tossici-denuncia-e-muore-in-circostanze-anomale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=5666","title":{"rendered":"Rifiuti tossici. &#8220;Denuncia e muore  in circostanze anomale&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2007 una Procura lucana ordinava di ispezionare un terreno. Scopo: trovare fusti di rifiuti tossici presumibilmente l\u00ec sepolti. Il figlio del proprietario di quel terreno ci ha raccontato fatti che riguardano quell\u2019ispezione: \u201cUna sceneggiata\u201d.<br \/>\nL&#8217;ispezione &#8220;necessaria&#8221;. A maggio del 2007 un sostituto procuratore della Repubblica firmava un \u201cdecreto di ispezione\u201d. Era la probabile conseguenza d\u2019un procedimento penale ancora aperto a carico di ignoti su un presunto seppellimento di fusti radioattivi in Basilicata. Nel decreto c\u2019era scritto che \u201c\u00e8 necessario procedere a un\u2019ispezione del terreno con l\u2019ausilio di personale dell\u2019Istituto nazionale di Geofisica di Roma&#8221;. Ometteremo il paesino lucano dove si trova quel terreno e altri dettagli, per salvaguardare chi ha voluto farci questo racconto. L\u2019ispezione doveva \u201cverificare la probabile presenza nel sottosuolo di fusti di rifiuti tossici&#8221;. Le indagini vengono affidate alla Polizia, Squadra mobile per l&#8217;esattezza.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/rifiuti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5667 alignleft\" alt=\"rifiuti\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/rifiuti-300x156.jpg\" width=\"300\" height=\"156\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/rifiuti-300x156.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/rifiuti-105x55.jpg 105w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/rifiuti.jpg 398w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La buca e gli strani movimenti di tir. Il racconto del nostro testimone \u00e8 fatto di parole forti seguite ad anni di dubbi. Parole di un cittadino come tanti che oggi definisce una \u201cmessinscena\u201d l\u2019indagine vissuta direttamente nel 2007 sul presunto seppellimento di fusti tossici nel terreno del padre. E \u201cnon chiara\u201d la morte del genitore. Ci mostra quel decreto d\u2019ispezione. E con lui torniamo a tre anni prima che venisse emesso da una Procura lucana. Precisamente alla mattina del 15 novembre 2004. Il signor Gianni, chiameremo cos\u00ec il padre di chi ci ha raccontato questi fatti, esce di casa per andare alla sua vigna. E da tanto che non ci va. Sono anni ormai che non la frequenta pi\u00f9 con la stessa assiduit\u00e0 di un tempo. Prima che una brutta malattia, un linfoma, lo colpisse. Quando arriva in campagna, quel 15 novembre di quasi dieci anni fa, nota un\u2019enorme buca di 50 metri di diametro il cui materiale di risulta, preciser\u00e0 nella denuncia, era stato \u201criposto ai margini della stessa\u201d. Come se aspettasse d\u2019essere ricoperta il prima possibile. Solo un mese dopo, il 14 dicembre, decider\u00e0 di sporgere formale denuncia ai Carabinieri del suo bel paesino nell\u2019entroterra lucano. Lo fa perch\u00e9 prima di rivolgersi a loro cerca di capire in maniera bonaria, come era abituato per carattere, a risolvere la faccenda. Cerca di capire chi, e per quale strana ragione, avesse fatto quell\u2019enorme buca nella sua terra. \u201cDopo averla trovata \u2013 racconta il figlio \u2013 mio padre s\u2019allert\u00f2 immediatamente\u201d. E\u2019 anche un po\u2019 arrabbiato il signor Gianni. Pensa che a fare quel lavoro siano stati i proprietari di un\u2019azienda adiacente al suo terreno. Senza chiedergli nulla hanno fatto come se fosse un loro spazio. Senza rispetto. L\u00ec intorno, ricorda il figlio oggi, negli anni si sono comprati molti altri terreni. E fanno un po\u2019 come se comandassero. Gente strana, in paese si dice che abbiano relazioni con la malavita calabrese ed \u00e8 meglio non averci a che fare. Il signor Gianni per\u00f2, decide a quel punto di contattare i proprietari dell\u2019azienda. \u201cIn un primo momento \u2013 prosegue il figlio \u2013 il padre dei proprietari disse che probabilmente erano stati i suoi ragazzi e avrebbe chiesto. Poco dopo quando lo rincontr\u00f2 disse che non ne sapevano nulla. Dopodich\u00e9 mio padre sporse denuncia\u201d. E precisa che \u201csolo dopo la denuncia ai Carabinieri quello scavo fu trovato ricoperto\u201d. \u201cA quel punto \u2013 continua il nostro testimone &#8211; , mio padre s\u2019attiv\u00f2 per capire cosa stesse succedendo e contatt\u00f2 anche un mandriano in zona, di cui non mi fece mai il nome, tenendo fede a una parola data, perch\u00e9 lo stesso per timore volle restare anonimo. L\u2019uomo gli rifer\u00ec che una notte aveva visto mezzi pesanti che effettuavano dei lavori per conto del gasdotto in costruzione l\u00ec vicino avviarsi, verso il terreno di mio padre, e a un certo punto arrivarono due camion, uno giallo e uno bianco\u201d.<br \/>\n&#8220;La terra di nessuno&#8221;. Anche se dal \u201999 la procura di Potenza, e in particolare il sostituto Felicia Genovese, conduceva le indagini sul presunto traffico illecito di sostanze radioattive che sarebbe stato in essere negli anni \u201980 nel Centro Enea di Rotondella, \u00e8 solo nel 2003 che assieme al sostituto procuratore Giuseppe Galante della Dda, interrogano l\u2019ex boss della ndrangheta Francesco Fonti. Da allora si pu\u00f2 ipotizzare siano stati al corrente delle dichiarazioni in merito a presunti traffici e punti di seppellimento in Basilicata, nella regione che la \u2019ndrangheta, in un summit in Calabria, aveva definito \u201cterra di nessuno\u201d. Affermazioni che nel 2005 l\u2019Espresso rese pubbliche attraverso il \u201cmemoriale Fonti\u201d, dando inizio a quei sopralluoghi, senza esito, per trovare i fusti in Basilicata.<br \/>\n&#8220;Quella trasfusione che mio padre non doveva fare&#8221;. Il signor Gianni aveva denunciato la buca nel suo terreno un anno dopol\u2019interrogatorio dei magistrati di Potenza al pentito, in quel dicembre del 2004, e pochi giorni dopo la denuncia aveva scoperto quegli strani movimenti notturni di camion l\u00ec intorno e che la ricopertura della buca. Ma \u00e8 solo nel 2007, dopo 3 anni in cui la denuncia resta in un anonimo nulla, che viene emesso il decreto di ispezione da cui ripreso questa storia. Pochi mesi prima del decreto il signor Gianni era stato contattato dai medici dell&#8217;ospedale San Carlo, dove si curava il linfoma. \u201cUna cosa strana\u201d, ricorda oggi il figlio, che si chiede perch\u00e9 quelle indagini vennero riprese solo dopo la morte del padre. \u201cDi solito \u2013 afferma \u2013 eravamo sempre noi a chiamare per il controllo. Mio padre si rec\u00f2 per fare questa visita e decisero il ricovero perch\u00e9 secondo loro c\u2019erano valori che non andavano. Dopo due giorni mi recai in ospedale di persona per chiedere come stesse. Mio padre mi disse che volevano somministrargli una sacca di sangue. Il primario precedente lo aveva sempre escluso perch\u00e9 per particolari condizioni mio padre non poteva ricevere sangue. Cercai cos\u00ec di capire come mai in quella occasione volessero invece effettuare questa prassi prima sempre vietata, tanto che mio padre faceva delle cure molto particolari. Ma non mi fu data risposta. In ospedale rimasero mia madre e la mia ex moglie. Il giorno seguente gli diedero questo sangue e la sera mio padre prima si gonfi\u00f2 tutto, poi and\u00f2 in coma e infine mor\u00ec\u201d. Il figlio di Gianni ricorda anche che all\u2019epoca la moglie aveva notato davanti la sala di rianimazione il nuovo primario \u201cparlare sottovoce e in modo sospetto con un altro uomo\u201d, e credendo che si riferissero al suocero s\u2019avvicin\u00f2 per chiedere spiegazioni sul perch\u00e9 fosse entrato in coma. Ma non gli furono date, e a quel punto, innervosita da questo comportamento, alz\u00f2 la voce e venne minacciata dai due d\u2019allontanamento. Solo tempo dopo riconobbe in tv quell\u2019uomo che parlava col primario e l&#8217;aveva minacciata. Era uno che contava al San Carlo di Potenza\u201d. Il figlio del signor Gianni dice che di quella sacca di sangue nella cartella clinica non fu riportata la provenienza, n\u00e8 fu trovata traccia dell&#8217;autorizzazione a effettuare la trasfusione. Il tutto, pero\u00f2, motivato dai medici da un\u2019urgenza che i familiari, invece, proprio non vedevano.<br \/>\nIndagini chiuse, restano i tumori. In quel 2007 comunque, solo dopo la morte del padre e a tre anni dalla denuncia della buca, il figlio di Gianni viene contattato dalla Polizia. &#8220;Dissero che dovevano eseguire il sopralluogo sul terreno sospettato d\u2019essere interessato al seppellimento di fusti di scorie provenienti da chiss\u00e0 dove. Vennero per quel primo sopralluogo \u2013 racconta \u2013 nonostante insistetti che era inutile perch\u00e9 data la pioggia che s\u2019era abbattuta non si poteva accedere. E diedero solo nell\u2019occhio a tutti. Se quella era un\u2019indagine da tenere segreta, in quel modo era tutto scoperto e chi poteva essere direttamente interessato a mantenere anonima la cosa con quel comportamento era gi\u00e0 allertato. Comunque -prosegue il nostro testimone- sul posto non arrivammo mai. Dopo qualche giorno vidi il terreno di nuovo smosso. Allora chiamai subito il capo della Polizia che m\u2019aveva contattato per il primo sopralluogo. Insistetti su questa circostanza strana e sul fatto che dovessero tornare per accertare cosa fosse successo. Quel poliziotto mi assicur\u00f2 che era tutto sotto controllo della magistratura. Non mi sarei dovuto preoccupare. Dopo qualche giorno venni letteralmente prelevato-ricorda- ero per strada con i miei figli e di fretta e furia dovetti lasciarli a un vicino per andare su quel podere con gli agenti. Non capii perch\u00e9 visto che pochi giorni prima mi era stato comunicato che era tutto a posto. Ricordo che vennero con due macchine, non erano mezzi adatti e una si sfasci\u00f2 per strada. Con loro c\u2019era un geologo di Roma che perse parecchio tempo a fare rilievi sul terreno dove mio padre tre anni prima aveva trovato la buca, e lo strumento segnal\u00f2 qualcosa che non mi fu mai specificato per segreto istruttorio. A un certo punto s\u2019avvicin\u00f2 il proprietario dell\u2019azienda che stava vicino il terreno di mio padre e disse che l\u00e0 c\u2019erano solo un pagliaio e lamiere. A me sembr\u00f2 uno che volesse mettersi sulle difensive. Quel pagliaio lo conoscevo sin da piccolo perch\u00e9 ci giocavo, da quando non era sepolto, ed escludo la presenza di materiali ferrosi. Il proprietario dell\u2019azienda a quel punto si appart\u00f2 con il capo della polizia nel suo capannone. E si trattennero parecchio. Quando usc\u00ec gli altri agenti chiesero se dovevano continuare a cercare. Il terreno dove era stata fatta la buca appariva come rimosso da mezzi pesanti e sul posto era ancora presente la pala meccanica dei proprietari dell\u2019azienda. Lo feci notare ma mi dissero che avrei potuto solo denunciare il signore che l\u2019aveva lasciata in quel posto. Io non lo ritenni opportuno, e dissi loro che non era quello il problema per cui stavamo l\u00e0 e mi sarei messo solo in guai peggiori\u201d. Rispetto ai guai in cui si sarebbe cacciato sottolinea che lo zio del proprietario dell\u2019azienda vicino i terreni del padre aveva ricoperto negli anni passati un importante incarico pubblico per il comune, ed era stato sposato con una donna proveniente dalla Calabria con precedenti penali e contatti con la malavita calabrese. \u201cIl capo della Mobile \u2013 prosegue nel racconto del giorno dell\u2019ispezione \u2013 a quel punto fece una telefonata al pm che aveva emesso il decreto e poi ordin\u00f2 ai suoi ragazzi di rientrare. Uno di essi si lament\u00f2 dicendo &#8220;ma \u00e8 questo il modo? Vogliamo dare una risposta al signore?&#8221;. Allora il capo mi chiese se ero contento di come avevano svolto le indagini e mi limitai a ribadirgli il mio dissenso. Da allora non ho pi\u00f9 saputo nulla. Per questa storia coinvolgemmo l\u2019allora assessore all\u2019ambiente in Provincia. Ricordo che s\u2019adoper\u00f2 facendo fare sondaggi aerei e fotografie per rilevare se c\u2019erano problemi. Ma anche in questo caso non ho pi\u00f9 saputo nulla. So di certo per\u00f2, che subito dopo si dimise\u201d. Conclude con un interrogativo il figlio del signor Gianni. Una domanda gi\u00e0 sentita diverse volte in altri contesti lucani. \u201cIn questo paesino \u2013 conclude \u2013 c\u2019\u00e8 gente che s\u2019ammala ogni giorno di cancro, nonostante viviamo in un posto dove l\u2019aria \u00e8 buona, non ci sono fabbriche e le macchine che circolano sono davvero scarse. Come \u00e8 possibile?\u201d. <a href=\"http:\/\/basilicata.basilicata24.it\/inchieste\/inchieste-online\/%E2%80%9Crifiuti-radioattivi-padre-denuncia-fatto-muore-circostanze-anomale-12129.php\">FONTE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Nel 2007 una Procura lucana ordinava di ispezionare un terreno. Scopo: trovare fusti di rifiuti tossici presumibilmente l\u00ec sepolti. 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