{"id":6313,"date":"2014-02-25T23:29:23","date_gmt":"2014-02-25T23:29:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=6313"},"modified":"2014-02-25T23:29:23","modified_gmt":"2014-02-25T23:29:23","slug":"lampascione-il-viagra-degli-antichi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=6313","title":{"rendered":"Lampascione: il viagra degli antichi"},"content":{"rendered":"<p>Il lampascione, lampagione o pampasci\u00f9ne (Muscari Comosum) \u00e8 anche definito &#8216;cipolline delle serpi&#8217; dai contadini di alcune regioni del Sud Italia. Il nome \u00e8 dovuto ad un medico greco di Bisanzio, tale Oribazio, e fin dall\u2019antichit\u00e0 questo bulbo, ricercato sia per le sue propriet\u00e0 benefiche per lo stomaco e per lo svuotamento dell\u2019intestino, sia per i suoi presunti effetti afrodisiaci, ebbe un posto di rilievo nei trattati di medicina nonch\u00e9 nelle diete proposte dai padri della medicina, da Discoride Pedanio a Galeno. Per gli stessi motivi venne esaltato anche dal poeta latino Ovidio, che ne consigliava l\u2019uso nelle arti amatorie, stabilendone, anzi, una graduatoria di merito stilata in base alla provenienza: i migliori, a suo giudizio, erano quelli di Megara, seguiti da quelli della Libia, ultimi erano considerati quelli della Daunia. Graduatoria di merito pienamente avallata anche dal naturalista Plinio il Vecchio, il quale nella sua Naturalis Historia confermava che &#8220;i bulbi di Megara stimolavano al massimo grado il desiderio amoroso&#8221;.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Lampascione.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6314 alignleft\" alt=\"Lampascione\" src=\"http:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Lampascione-300x241.jpg\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Lampascione-300x241.jpg 300w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Lampascione-68x55.jpg 68w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Lampascione-50x40.jpg 50w, https:\/\/www.lonesto.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Lampascione.jpg 745w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ed anzi il bulbo rosso era cos\u00ec valorizzato che i Romani nei pranzi nuziali erano soliti offrirlo come cibo augurale per i suoi poteri afrodisiaci. Tale consuetudine non poteva non comportare grossi movimenti di tal prodotto sia per mare che per terra ed una conseguente speculazione da parte dei mercanti, per impedire o almeno frenare la quale, l\u2019Imperatore Diocleziano nel 301 d.c. fu costretto fissarne per legge il prezzo. I fiori sbocciano a primavera e durano fino all\u2019estate; il bulbo, molto ricco di sali e di sapore amarognolo, \u00e8 simile ad una piccola cipolla, e si sviluppa nel sottosuolo a 12-20 cm circa. Il consumo si esaurisce quasi completamente nel Sud dell\u2019Italia, specialmente in Puglia, Basilicata e in Campania. I lampascioni dopo che, uno per uno, sono stati ripuliti della terra e delle radici, si tengono immersi in acqua per circa un\u2019oretta per consentire loro la perdita del liquido amaro che trasuda dopo che i bulbi sono stati sbucciati ed intaccati nella parte inferiore per essere infine cucinati interi; e tutto avviene in modo rigorosamente manuale non solo a livello familiare, occupando i pomeriggi delle massaie, ma anche a livello commerciale, ove i costi di lavorazione, e quindi i prezzi finali, risultano un po&#8217; pi\u00f9 alti di altri prodotti sott&#8217;olio. Il metodo pi\u00f9 semplice, dopo aver praticato un intacco a croce alla base, \u00e8 quello di bollirli in acqua e aceto con aggiunta di sale; una volta raffreddati, possono essere conservati pronti per l\u2019uso sotto olio extravergine di oliva senza altri aromi o anche, in base ai gusti, con aggiunta di timo, origano e\/o, se si preferisce, peperoncino. Fra gli altri modi per cucinarli il pi\u00f9 antico \u00e8 forse quello di cuocerli sotto la cenere calda, azione una volta eseguita nei caminetti, per poi pulirlo e consumarlo cos\u00ec com\u2019\u00e8 o condirlo con olio extravergine di oliva; oppure, ancora, mangiarlo fritto e condito col classico mosto cotto: ma stiamo parlando di vecchie specialit\u00e0 della cucina contadina del Meridione. Oggi, pi\u00f9 semplicemente, lo si pu\u00f2 gustare all\u2019insalata, fritto in pastella oppure ancora di contorno al capretto al forno o di contorno ad una gustosa salsiccia lavorata &#8216;a punta di coltello&#8217;: tutti piatti che si sposano bene con i vini locali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Il lampascione, lampagione o pampasci\u00f9ne (Muscari Comosum) \u00e8 anche definito &#8216;cipolline delle serpi&#8217; dai contadini di alcune regioni del Sud Italia. 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