{"id":705,"date":"2013-05-08T13:59:00","date_gmt":"2013-05-08T13:59:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=705"},"modified":"2013-05-08T13:59:00","modified_gmt":"2013-05-08T13:59:00","slug":"il-perche-leuro-avrebbe-fatto-collassare-il-sistema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=705","title":{"rendered":"Il perche\u2019 l\u2019Euro avrebbe fatto collassare il sistema"},"content":{"rendered":"<h1 itemprop=\"name headline\">L\u2019Economista Kaldor nel 1971 lo spiegava con precisione millimetrica<span><em><strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/span><\/h1>\n<h1 itemprop=\"name headline\"><span><em><strong>L\u2019articolo che segue ha 42 anni: e\u2019 del 1971<\/strong>. <\/em><\/span><\/h1>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/3.bp.blogspot.com\/-WNXQiV-RvJA\/UYpZ7DCBuNI\/AAAAAAAACC0\/NN-0ez0xE-E\/s1600\/kaldor.jpg\" imageanchor=\"1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" height=\"320\" src=\"http:\/\/3.bp.blogspot.com\/-WNXQiV-RvJA\/UYpZ7DCBuNI\/AAAAAAAACC0\/NN-0ez0xE-E\/s320\/kaldor.jpg\" width=\"230\"><\/a><\/div>\n<div><span><em>Questo testo \u00e8 stato scritto dall\u2019economista e consigliere economico nel Regno Unito\u00a0<strong>Nicholas Kaldor<\/strong> (nella photo) nel <strong>1971<\/strong>\u00a0(quando l\u2019Euro era solo un progetto in fase embrionale, che sarebbe divenuto realta\u2019 3 decenni dopo) in \u201c<strong>Effetti Dinamici del Mercato Comune<\/strong>\u201d pubblicato inizialmente su\u00a0New Statesman il 12 marzo 1971 e ristampato\u00a0 (come capitolo 12, pp 187 \u2013 220) in \u201c<strong>Altri Saggi di Economia Applicata<\/strong>\u201d \u2013 volume 6 della Raccolta di saggi economici di Nicholas Kaldor. <\/em><\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span><em><strong>Kaldor aveva precisamente previsto le cause della crisi  dell\u2019euro: lo squilibrio commerciale e della bilancia dei pagamenti a  causa di un regime di cambi fissi in assenza di\u00a0armonizzazione del  mercato del lavoro e del sistema fiscale e di meccanismi di  trasferimento<\/strong>.\u00a0<\/em><\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span><em>E\u2019 impressionante notare che 42 anni fa, fosse perfettamente  chiaro a cosa sarebbero andati incontro i paesi europei introducendo una  moneta unica, prima di un unione politica e fiscale: ad un \u201cdisastro  della periferia\u201d cui sarebbe seguita una rottura dell\u2019intero sistema. Il  \u201cdisastro di mezza zona Euro\u201d lo stiamo vivendo ora, mentre la \u201crottura  del sistema\u201d e\u2019 ancora la\u2019 da venire.<\/em><\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>Un giorno le nazioni d\u2019Europa saranno pronte ad unire le loro  identit\u00e0 nazionali e a creare una nuova Unione Europea \u2013 gli Stati Uniti  d\u2019Europa. Se e quando lo faranno, ci sar\u00e0 un Governo Europeo che  assumer\u00e0 tutte le funzioni che fanno capo al Governo Federale degli  Stati Uniti d\u2019America, o del Canada o dell\u2019Australia. Questo implicher\u00e0  la creazione di una \u201cpiena unione economica e monetaria\u201d. <strong>Ma si commette un errore pericoloso nel credere che l\u2019unione politica e monetaria possa precedere l\u2019unione politica<\/strong> <strong>o che operer\u00e0<\/strong> (come si legge nelle parole del rapporto Werner) <strong>\u201cun  agente di fermentazione per la creazione di una unione politica della  quale nel lungo non sar\u00e0 in ogni caso in grado di fare a meno\u201d<\/strong>. Poich\u00e9 <strong>se  la creazione di una unione monetaria e il controllo della Comunit\u00e0 sui  bilanci nazionali saranno tali da generare pressioni che conducono ad  una rottura dell\u2019intero sistema<\/strong>, \u00e8 chiaro che lo sviluppo dell\u2019unione politica sar\u00e0 ostacolato e non promosso.<\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>Altri estratti:<\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>pag. 202<\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>Gli eventi degli ultimi anni \u2013 in cui si evidenziava la necessit\u00e0 di  una rivalutazione del marco tedesco e di una svalutazione del franco  francese \u2013 hanno dimostrato l\u2019insufficienza della Comunit\u00e0 stante  l\u2019attuale grado di integrazione economica. Il sistema presuppone piena  convertibilit\u00e0 delle valute e cambi fissi tra gli stati membri,  lasciando la politica monetaria e fiscale alla discrezione dei singoli  stati. <strong>Sotto questo sistema, come gli eventi hanno dimostrato,  alcuni paesi tenderanno ad acquisire crescenti (ed indesiderati) surplus  commerciali nei confronti dei loro partner commerciali, mentre altri  accumulano crescenti deficit. Ci\u00f2 porta con s\u00e9 due effetti indesiderati.  Trasmette pressioni inflazionistiche da alcuni membri ad altri; e mette  i paesi in surplus nelle condizioni di fornire finanziamenti in  automatico ai paesi in deficit in scala crescente.<\/strong><\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>Pag. 205<\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>\u2026. Questo \u00e8 un altro modo per dire che l\u2019obiettivo di una piena  unione monetaria ed economica non si pu\u00f2 ottenere senza una unione  politica; e la seconda presuppone integrazione fiscale e non mera  armonizzazione fiscale. <strong>Essa richiede la creazione di un Governo  e Parlamento della Comunit\u00e0 che si assumano la responsabilit\u00e0 almeno  della maggior parte della spesa attualmente finanziata dai governi  nazionali e la finanzi attraverso tasse equamente ripartite tra i membri  comunitari.<\/strong> <strong>Con un sistema integrato di questo tipo le  aree pi\u00f9 ricche finanziano in automatico quelle pi\u00f9 povere, e le aree  che sperimentano un declino delle esportazioni sono automaticamente  alleggerite pagando meno e ricevendo di pi\u00f9 dalla Fisco centrale.<\/strong> La tendenze cumulative all\u2019aumento e alla diminuzione sono cos\u00ec tenute sotto controllo da uno <strong>stabilizzatore  fiscale costruito all\u2019interno del sistema che consente alle aree in  surplus di fornire automaticamente aiuto a quelle in deficit.<\/strong><\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>Pag. 206<\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>\u2026quel che il Rapporto sbaglia nel riconoscere \u00e8 che l\u2019esistenza di un  sistema centrale di tassazione e spesa \u00e8 uno strumento per l\u2019erogazione  di \u201caiuti regionali\u201d molto pi\u00f9 potente di qualunque cosa che  l\u2019\u201cintervento speciale\u201d per lo sviluppo delle regioni sia capace di  fornire.<br \/>D\u2019altra parte l\u2019attuale piano della Comunit\u00e0 \u00e8 come quella casa che \u201cdivisa contro se stessa non riesce a stare\u201d. <strong>L\u2019Unione  monetaria e il controllo della Comunit\u00e0 sui bilanci impedir\u00e0 ad ogni  singolo stato membro di perseguire autonome politiche di piena  occupazione<\/strong> \u2013 di intervenire per compensare le cadute del  livello della produzione e dell\u2019occupazione \u2013 eccetto che non  beneficiando dell\u2019appoggio di un forte Governo comunitario in grado di  preservare i suoi cittadini dalle conseguenze peggiori.<\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>Pag. 192<\/span><\/div>\n<div><span><\/span><\/div>\n<div><span>Myrdal coni\u00f2 la locuzione \u201ccausazione circolare e cumulativa\u201d per  spiegare perch\u00e9 il tasso di sviluppo economico delle diverse aree del  mondo non tende ad uno stato di equilibrio uniforme ma, al contrario,  tende a cristallizzarsi in un numero limitato di aree ad elevata  crescita il cui successo ha l\u2019effetto di inibire lo sviluppo di altre  aree. Questa tendenza non potrebbe operare se le variazioni dei salari  monetari fossero sempre tali da compensare la differenza nei tassi di  incremento della produttivit\u00e0. Tuttavia non \u00e8 questo il caso che si  verifica: per ragioni forse non pienamente comprese,<strong> la  dispersione nei tassi di aumento dei salari tra le diverse aree tende  sempre ad essere considerevolmente pi\u00f9 piccola di quella relativa alle  variazioni della produttivit\u00e0. E\u2019 per questa ragione che in un\u2019area  valutaria comune, o in un sistema di valute convertibili con cambi  fissi, le aree che crescono di pi\u00f9 tendono ad acquisire un vantaggio  competitivo cumulativo rispetto alle aree che crescono a tassi  inferiori.<\/strong> I \u201csalari efficienti\u201d (calcolati come rapporto tra  salari monetari e produttivit\u00e0) tenderanno, nel corso naturale degli  eventi, a diminuire nel primo gruppo di paesi rispetto al secondo \u2013  anche nella situazione in cui nei due gruppi i salari monetari tendono  contemporaneamente a crescere in termini assoluti. <strong>Proprio in  ragione degli incrementi dei differenziali di produttivit\u00e0, i costi  comparati di produzione nelle aree a maggior crescita tendono a  diminuire nel tempo rispetto a quelli delle aree a minor crescita ed  aumentano di conseguenza il vantaggio competitivo delle prime.<\/strong><\/span><\/div>\n<p><span><em>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.concertedaction.com\/2012\/08\/16\/nicholas-kaldor-on-the-common-market\/\">http:\/\/www.concertedaction.com\/2012\/08\/16\/nicholas-kaldor-on-the-common-market\/<\/a><\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>L\u2019Economista Kaldor nel 1971 lo spiegava con precisione millimetrica\u00a0 L\u2019articolo che segue ha 42 anni: e\u2019 del 1971. 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