{"id":808,"date":"2013-03-22T17:09:00","date_gmt":"2013-03-22T17:09:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lonesto.it\/?p=808"},"modified":"2013-03-22T17:09:00","modified_gmt":"2013-03-22T17:09:00","slug":"stenografo-del-senato-incoronato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lonesto.it\/?p=808","title":{"rendered":"Stenografo del Senato incoronato"},"content":{"rendered":"<h2><span><span>Lo stenografo del Senato come il re di Spagna Busta paga da 290 mila euro<\/span><\/span><\/h2>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/3.bp.blogspot.com\/-isjNilVDU9A\/UUyQLcT80UI\/AAAAAAAABl8\/VFz92p3sKN0\/s1600\/stenografo.jpg\" imageanchor=\"1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" height=\"200\" src=\"http:\/\/3.bp.blogspot.com\/-isjNilVDU9A\/UUyQLcT80UI\/AAAAAAAABl8\/VFz92p3sKN0\/s200\/stenografo.jpg\" width=\"181\"><\/a><\/div>\n<div><span><b>A fine  carriera stipendi quadruplicati. Al lordo delle tasse e dei tagli  tremontiani, un commesso o un barbiere possono arrivare a 160 mila euro,  un coadiutore a 192 mila, un segretario a 256 mila, un consigliere a  417mila.<\/b><\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span>Pu\u00f2 un senatore  guadagnare la met\u00e0 del suo barbiere di Palazzo Madama, come lamentano  quei parlamentari che per ribattere ai cittadini furenti contro i  mancati tagli dicono di prendere intorno ai 5 mila euro? No. Infatti non  \u00e8 cos\u00ec. Il gioco \u00e8 sempre quello: citare solo l&#8217;\u00abindennit\u00e0\u00bb. Senza i  rimborsi, le diarie, le voci e i benefit aggiuntivi. Con i quali il  \u00abnetto\u00bb in busta paga quasi quasi triplica.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>Sono settimane che va avanti il tormentone.<\/b> Di qua la busta paga complessiva portata in tiv\u00f9 dal dipietrista alla  prima legislatura Francesco Barbato, che tra stipendio e diarie e soldi  da girare al portaborse ha mostrato di avere oltre 12.000 euro netti al  mese. Di l\u00e0 l&#8217;insistenza sulla sola \u00abindennit\u00e0\u00bb. E la tesi che le altre  voci non vanno calcolate, tanto pi\u00f9 che diversi (230 contro 400, alla  Camera) hanno fatto sul serio un contratto ai collaboratori e moltissimi  girano parte dei soldi al partito. Una scelta spesso dovuta ma comunque  legittima e perfino nobile: ma \u00e8 giusto caricarla sul groppo dei  cittadini in aggiunta ai rimborsi elettorali e alle spese per i  \u00abgruppi\u00bb? Non sarebbe pi\u00f9 opportuno e pi\u00f9 fruttuoso nel rapporto con  l&#8217;opinione pubblica mostrare la busta paga reale, che dopo una serie di  tagli \u00e8 davvero pi\u00f9 bassa di quella da 14.500 euro divulgata nel 2006  dal rifondarolo Gennaro Migliore?<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>Non ha molto senso,<\/b> questa sfida da una parte e dall&#8217;altra centrata tutta su quanto  prendono deputati e senatori. Peggio: rischia di distrarre l&#8217;attenzione,  alimentando il peggiore qualunquismo, dal cuore del problema. Cio\u00e8 il  costo d&#8217;insieme di una politica bulimica: il costo dei 52 palazzi del  Palazzo, il costo delle burocrazie, il costo degli apparati, il costo  delle Regioni, delle province, di troppi enti intermedi, delle societ\u00e0  miste, di mille altri rivoli di spesa che servono ad alimentare un  sistema autoreferenziale.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>Dice tutto il confronto con le buste paga distribuite, ad esempio, al Senato.<\/b> Dove le professionalit\u00e0 di eccellenza dei dipendenti, che da sempre  raccolgono elogi trasversali da tutti i senatori di destra e sinistra,  neoborbonici o padani, sono state pagate fino a toccare eccessi unici al  mondo. Tanto da spingere certi parlamentari (disposti ad attaccare  Monti, Berlusconi, Bersani o addirittura il Papa ma mai i commessi da  cui sono quotidianamente coccolati) ad ammiccare: \u00abSiamo semmai gli  unici, qui, a non essere strapagati\u00bb.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>Il questore leghista Paolo Franco lo dice senza tanti giri di parole:<\/b> \u00abIl contratto dei dipendenti di palazzo Madama \u00e8 fenomenale. Consente  progressioni di carriera inimmaginabili. Ed \u00e8 evidente che contratti del  genere non se ne dovranno pi\u00f9 fare. Bisogna cambiare tutto\u00bb. Come pu\u00f2  reggere un sistema in cui uno stenografo arriva a guadagnare quanto il  re di Spagna? Sembra impossibile, ma \u00e8 cos\u00ec. Senza il taglio del 10%  imposto per tre anni da Giulio Tremonti per i redditi oltre i 150 mila  euro, uno stenografo al massimo livello retributivo arriverebbe a  sfiorare uno stipendio lordo di 290 mila euro. Solo 2mila meno di quanto  lo Stato spagnolo d\u00e0 a Juan Carlos di Borbone, 50 mila pi\u00f9 di quanto,  sempre al lordo, guadagna Giorgio Napolitano come presidente della  Repubblica: 239.181 euro.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>Per carit\u00e0, non \u00abruba\u00bb niente.<\/b> Esattamente come Ermanna Cossio che conquist\u00f2 il record mondiale delle  baby-pensioni lasciando il posto da bidella a 29 anni col 94%  dell&#8217;ultimo stipendio, anche quello stenografo ha diritto di dire: le  regole non le ho fatte io. Giusto. Ma certo sono regole che nell&#8217;arco  della carriera permettono ai dipendenti di Palazzo Madama, grazie ad  assurdi automatismi, di arrivare a quadruplicare in termini reali la  busta paga. E consentono oggi retribuzioni stratosferiche rispetto al  resto del paese cui vengono chiesti pesanti sacrifici.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>Al lordo  delle tasse e dei tagli tremontiani, un commesso o un barbiere possono  arrivare a 160 mila euro, un coadiutore a 192 mila, un segretario a 256  mila, un consigliere a 417mila.<\/b> E non basta: allo stipendio  possono aggiungere anche le indennit\u00e0. Alla Camera un capo commesso ha  diritto a un supplemento mensile di 652 euro lordi che salgono a 718 al  Senato. Un consigliere capo servizio di Montecitorio a una integrazione  di 2.101, contro i 1.762 euro del collega di palazzo Madama. Per non  dire dei livelli cosiddetti \u00abapicali\u00bb. Il sottosegretario alla  presidenza del Consiglio con delega ai rapporti col Parlamento Antonio  Malaschini, quando era segretario generale del Senato, guadagnava al  lordo nel 2007, secondo l&#8217;Espresso, 485 mila euro l&#8217;anno. Arricchito  successivamente da un aumento di 60 mila che spappol\u00f2 ogni record  precedente per quella carica. Va da s\u00e9 che la pensione dovrebbe essere  proporzionale. E dunque, secondo le tabelle, non inferiore ai 500 mila  lordi l&#8217;anno.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>\u00c8 uno dei  nodi: retribuzioni cos\u00ec alte, grazie a meccanismi favorevolissimi di  calcolo, si riflettono in pensioni non meno spettacolari.<\/b> Basti  ricordare che gli assunti prima del &#8217;98 possono ancora ritirarsi dal  lavoro (con penalizzazioni tutto sommato accettabili) a 53 anni.  Esempio? Un consigliere parlamentare di quell&#8217;et\u00e0 assunto a 27 anni e  forte del riscatto di 4 anni di laurea ha accumulato un&#8217;anzianit\u00e0  contributiva teorica di 38 anni. Di conseguenza pu\u00f2 andare in pensione  con 300 mila euro lordi l&#8217;anno, pari all&#8217;85% dell&#8217;ultima retribuzione.  Se poi decide di tirare avanti fino all&#8217;et\u00e0 di Matusalemme (che qui sono  60 anni) allora pu\u00f2 portare a casa addirittura il 90%: pi\u00f9 di 370 mila  euro sul massimo di 417 mila.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>Funziona pi\u00f9 o meno cos\u00ec anche per i gradi inferiori.<\/b> A 53 anni un commesso \u00e8 in grado di ritirarsi dal lavoro con un assegno  previdenziale di 113 mila euro l&#8217;anno che, se resta fino al 60\u00ba  compleanno, pu\u00f2 superare i 140 mila. Con un risultato paradossale: il  vitalizio di un senatore che abbia accumulato il massimo dei contributi  non potr\u00e0 raggiungere quei livelli mai. E tutto ci\u00f2 succede ancora oggi,  mentre il decreto salva Italia fa lievitare l&#8217;et\u00e0 pensionabile dei  cittadini normali e restringere parallelamente gli assegni col passaggio  al contributivo \u00abpro rata\u00bb per tutti. Intendiamoci: sarebbe ingiusto  dire che le Camere non abbiano fatto nulla. A dicembre il consiglio di  presidenza del Senato, ad esempio, ha deciso che anche per i dipendenti  in servizio si dovr\u00e0 applicare il sistema del contributivo \u00abpro rata\u00bb.  Ma come spiega Franco, \u00e8 una decisione che per diventare operativa dovr\u00e0  superare lo scoglio di una trattativa fra l&#8217;amministrazione e le sigle  sindacali, che a palazzo Madama sono, per meno di mille dipendenti,  addirittura una decina. Il confronto non si annuncia facile. Anche nel  2008, dopo mesi di polemiche sui costi, pareva essere passato un giro di  vite, sostenuto dal questore Gianni Nieddu. Ma appena cambi\u00f2 la  maggioranza, quella nuova non se la sent\u00ec di andare allo scontro.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>E tutto si aren\u00f2 nei veti sindacali.<\/b> Stavolta, poi, la trattativa ha contorni ancora pi\u00f9 divertenti.  Controparte dei sindacati \u00e8 infatti la vicepresidente del Senato Rosy  Mauro, esponente della Lega Nord, partito fortemente contrario alla  riforma delle pensioni e sindacalista a sua volta: \u00e8 presidente, in  carica, del Sinpa, il sindacato del Carroccio. Nel frattempo, chi esce  ha la strada lastricata d&#8217;oro. Il consigliere parlamentare \u00abX\u00bb (alla  larga dalle questioni personali, ma parliamo di un caso con nome e  cognome) ha lasciato il Senato a luglio del 2010 a 58 anni. Da allora,  finch\u00e9 non \u00e8 entrato in vigore il contributo triennale di solidariet\u00e0  per i maxi assegni previdenziali, palazzo Madama gli ha pagato una  pensione di 25.500 euro lordi al mese: venticinquemilacinquecento.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>Per 15 mensilit\u00e0 l&#8217;anno.<\/b> Spalmandoli sulle 13 mensilit\u00e0 dei cittadini comuni 29.423 euro a  tagliando. Da umiliare perfino l&#8217;ex parlamentare Giuseppe Vegas, oggi  presidente della Consob, che da ex funzionario del Senato, sarebbe in  pensione con 20 mila. Neppure il commesso \u00abY\u00bb, assunto a suo tempo con  la terza media, si pu\u00f2 lamentare: ritiratosi nello stesso luglio 2010,  sempre a 58 anni, ha diritto (salvo tagli tremontiani) a 9.300 euro  lordi al mese. Per quindici. Vale a dire che porta a casa  complessivamente oltre 20mila euro in pi\u00f9 dello stipendio massimo dei 21  collaboratori pi\u00f9 stretti di Barak Obama.<\/span><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><\/div>\n<p><span><\/span><\/p>\n<div><span><b>Sono cifre  che la dicono lunga su dove si annidino i privilegi di un sistema  impazzito sul quale sarebbe stato doveroso intervenire \u00abprima\u00bb (prima!)  di toccare le buste paga dei pensionati Inps.<\/b> I bilanci di  Camera e Senato del resto parlano chiaro. Nel 2010 la retribuzione media  dei 1.737 dipendenti di Montecitorio, dall&#8217;ultimo dei commessi al  segretario generale, era di 131.585 euro: 3,6 volte la paga media di uno  statale (36.135 euro) e 3,4 volte quella di un collega (38.952 euro)  della britannica House of Commons. E parliamo, sia chiaro, di  retribuzione: non di costo del lavoro. Se consideriamo anche i  contributi, il costo medio di ogni dipendente della Camera schizza a  163.307 euro. Quello dei 962 dipendenti del Senato a 169.550. E non  basta ancora. Perch\u00e9 nel bilancio del Senato c&#8217;\u00e8 anche una voce relativa  al personale \u00abnon dipendente\u00bb, che comprende consulenti delle  commissioni e collaboratori vari, ma soprattutto gli addetti a non  meglio precisate \u00absegreterie particolari\u00bb. Con una spesa che anche nel  2011, a dispetto dei tagli annunciati, \u00e8 salita da 13 milioni 520 mila a  14 milioni 990 mila euro. Con un aumento, mentre il Pil pro capite  affondava, del 10,87%: oltre il triplo dell&#8217;inflazione.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div>fonte: <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/politica\/12_gennaio_04\/stipendi-politici-in-difesa-ma-lo-stenografo-del-senato-e-pagato-come-il-re-di-spagna-rizzo-stella_7232dd04-369c-11e1-9e16-04ae59d99677.shtml\">http:\/\/www.corriere.it\/<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Lo stenografo del Senato come il re di Spagna Busta paga da 290 mila euro A fine carriera stipendi quadruplicati. 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