Busia: “Corruzione, non esiste modica quantità”

29/04/2026 – Come ogni anno il presidente dell’Anac ha illustrato al Parlamento il bilancio di anno di attività per prevenire corruzione e truffe. Ascoltando le parole di Giuseppe Busia si ha davvero l’impressione di un ritorno indietro.

Il primo dato che salta agli occhi leggendo la Relazione è che il 95% delle procedure, non ovviamente per le grandi opere o le infrastrutture, ma per i servizi, le forniture, le consulenze è fatto attraverso l’affidamento diretto. Ma questo significa meno controlli, un minor intervento dell’Anac e quindi maggiore possibilità di illegalità?
È così. Stiamo parlando 95% delle procedure entro i 140mila euro, per le cifre più elevate – lo ricordava – si deve passare da sistemi più trasparenti. La cosa da osservare è che nel 2021 si sono registrate 1.549 procedure nella fascia tra i 135mila e i 140mila, nel 2025 sono 13.800, quindi un salto rilevantissimo nella fascia limite. Ciò vuol dire che, anche se non vi è corruzione o altro comportamento illecito, si determina comunque una distorsione che alla fine paga la collettività. L’amministrazione sceglie l’impresa più vicina, quella conosciuta, ma non è detto che questa sia anche la migliore, proprio perché non c’è nessun confronto con altre. Questo scoraggia l’investimento da parte delle imprese in innovazione: risulta infatti più conveniente usare risorse per farsi conoscere dal decisore pubblico piuttosto che in qualità. Inoltre, il fatto che si riscontri un numero crescente di offerte che si avvicinano alla soglia limite, fa sorgere il dubbio che almeno alcuni di quei beni e servizi si sarebbero potuti acquistare ad una cifra inferiore. Infatti, se un’impresa riceve una richiesta e sa che il suo preventivo non sarà messo in concorrenza con altri, è più facile sia tentata di chiedere di più. Quindi alla fine perdono tutti: perde l’amministrazione che paga di più, perdono le imprese migliori che spesso non vengono selezionate, perdono i cittadini, che si ritrovano con beni e servizi di minore qualità. E tutto ciò, quando non scattano comportamenti corruttivi, che naturalmente sono più facili in assenza di procedure aperte e controllo da parte dei concorrenti.

Non facendo le gare, questo il parere di chi ha alzato la soglia per gli affidamenti diretti, si risparmia tempo. È vero?
Oggi con la tecnologia digitale le procedure possono essere molto più veloci: per questo l’idea che si risparmi tempo riducendo la trasparenza è negata dai fatti. Se guadiamo all’intera procedura di affidamento, la durata della gara rappresenta una porzione ridotta. Il grosso del tempo è occupato dalla fase preparatoria, poi da quella esecutiva per la realizzazione dell’opera. Inoltre, il più delle volte, le imprese scelte attraverso un confronto competitivo sono anche quelle più rapide ed efficienti nell’esecuzione. Insomma, quando si ricorre a procedure aperte, oltre a poter risparmiare denaro e avere maggiore qualità, spesso si risparmia tempo, perché il tempo utilizzato per la gara viene ampiamente compensato dalla maggiore rapidità esecutiva. – [CONTINUA SU FONTE]

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