24/05/2026 – Un sottosegretario farmacista, 251 medicinali spostati dagli ospedali alle farmacie convenzionate, una stima di 270 milioni di euro in più all’anno a carico dello Stato. I dati ci sono, il dibattito è aperto. Ma la verità, come spesso accade in sanità, non è semplice come sembra.
Chi è Marcello Gemmato
Marcello Gemmato è sottosegretario alla Salute nel governo Meloni con delega alla farmaceutica. È farmacista di professione e, come emerge dalle dichiarazioni patrimoniali pubbliche, detiene il 33% di una farmacia convenzionata a Terlizzi (quota cresciuta dopo un lascito testamentario dall’originario 25%) e il 10% della società Therapia srl.
La questione del possibile conflitto di interessi è stata sollevata in Parlamento. Il ministro Schillaci ha risposto che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato le verifiche di rito su iniziativa dello stesso Gemmato e ha concluso, il 15 febbraio 2023, che non sussistono cause di incompatibilità ai sensi della legge n. 215 del 2004. L’incompatibilità formale dunque non c’è. Quella di opportunità politica, però, continua a essere oggetto di discussione pubblica.
La riforma: cosa è cambiato
Con la Legge di Bilancio 2024, a firma Gemmato, sono intervenute due modifiche strutturali al sistema farmaceutico italiano.
Prima modifica: i farmaci dalla distribuzione diretta alle farmacie. Tra maggio 2024 e luglio 2025, 251 farmaci antidiabetici sono passati dalla distribuzione diretta regionale alla vendita in farmacia. Prima, le Regioni acquistavano questi medicinali tramite gare pubbliche e li distribuivano attraverso ospedali e ASL a prezzi negoziati centralmente. Ora vengono venduti nelle farmacie convenzionate.
Seconda modifica: la nuova remunerazione delle farmacie. Dal 1° marzo 2024 il sistema di remunerazione delle farmacie sui farmaci SSN ha sostituito la precedente quota del 30,35% sul prezzo al pubblico con un meccanismo misto, composto per il 75% da una quota fissa per confezione e per il 25% da una quota variabile. Il criterio dichiarato è quello di “valorizzare l’atto professionale della dispensazione” anziché legare il guadagno al prezzo del farmaco.
I numeri dell’inchiesta Dataroom
Secondo l’inchiesta firmata da Milena Gabanelli e Simona Ravizza per il Corriere della Sera, la riforma della remunerazione delle farmacie e il passaggio di alcuni medicinali dalla distribuzione diretta alla dispensazione territoriale avrebbero determinato un incremento della spesa pubblica stimato in circa 270 milioni di euro annui, considerando gli effetti complessivi lungo la filiera.
Il contesto generale è quello di una spesa farmaceutica fuori controllo. Nei primi nove mesi del 2025 sono stati spesi 18,42 miliardi di euro, con uno sforamento di 2,85 miliardi rispetto al tetto fissato. La spesa farmaceutica pubblica cresce mentre il consumo resta quasi fermo.
Le criticità emerse riguardano in particolare i farmaci antidiabetici. Secondo i calcoli di Dataroom, nonostante due sconti negoziati da AIFA (28,56% e un ulteriore 7%), il guadagno annuo aggiuntivo per l’industria farmaceutica sarebbe di 38,55 milioni di euro, mentre la perdita complessiva per lo Stato, solo per le gliflozine, sarebbe stimata in 70,6 milioni di euro all’anno.
Non solo il governo centrale: anche la Regione Sicilia ha inviato una lettera al Ministero della Salute e all’AIFA segnalando un incremento dei costi nei primi sei mesi del 2025 legato al trasferimento di alcuni farmaci dalla distribuzione diretta alla convenzionata.
La difesa di Gemmato
Il sottosegretario respinge le accuse con decisione. Gemmato afferma che non c’è alcun aumento di spesa: “Questi fondi erano già computati nella distribuzione diretta operata dalle ASL; oggi vengono semplicemente spostati nel capitolo di spesa della distribuzione in farmacia, soldi che lo Stato spendeva già in passato”.
L’argomentazione centrale è quella dell’equità geografica e dell’efficienza operativa. Il sottosegretario ricorda che “i costi fissi per la gestione della distribuzione diretta pesano per il 13% dei consumi sanitari” e che “gli ospedali devono concentrarsi sulla cura, non sulla funzione di magazzino di farmaci”.
Sul caso specifico delle gliflozine, Gemmato rivendica risultati positivi. Il sottosegretario cita una rinegoziazione al ribasso dei prezzi che avrebbe portato a un risparmio di 9,2 milioni di euro per il SSN in un solo trimestre, pari a una stima annua di 36 milioni di euro.
A supporto della sua tesi, Gemmato richiama anche la domanda dei cittadini. Il sottosegretario cita un’indagine Censis secondo cui il 94% dei cittadini italiani chiederebbe la possibilità di avvicinare la distribuzione dei farmaci alle proprie abitazioni.
Il nodo irrisolto: chi ha ragione sui conti?
Qui sta il cuore del problema. I dati presentati dalle due parti sono reali ma misurano cose diverse.
Gemmato cita i risparmi sulle gliflozine in un trimestre. Dataroom calcola il costo complessivo lungo tutta la filiera su base annua, includendo le nuove remunerazioni ai grossisti e alle farmacie. Secondo Dataroom, lo sforamento della spesa farmaceutica nei primi nove mesi del 2025 sarebbe riconducibile anche alla nuova remunerazione delle farmacie per la dispensazione dei farmaci SSN e al trasferimento dalla distribuzione diretta alla convenzionata di alcune classi di medicinali, tra cui le gliflozine per il trattamento del diabete.
Lo scontro non è solo mediatico: sul dossier farmaceutico si è aperta una tensione ai vertici del Ministero della Salute, con Gemmato che sostiene che le modifiche producano risparmi e l’AIFA che rivendica di aver ottenuto riduzioni di prezzo, ma le cui stime non coincidono con quelle del sottosegretario.
Il problema di opportunità che resta
Al di là della questione contabile, la vicenda pone un interrogativo istituzionale difficile da aggirare. Un sottosegretario con deleghe specifiche sulla farmaceutica, titolare di quote in una farmacia di quartiere, ha promosso una riforma che allarga i margini di guadagno del comparto. L’Autorità garante ha detto che non è illegale. Ma la politica non si misura solo sulla legalità formale.
Il deputato del M5S Quartini, in sede parlamentare, ha precisato che “non è sufficiente che in punta di diritto risulti compatibile con l’incarico assegnato” e ha annunciato una mozione di censura, ritenendola “doverosa per il rispetto della disciplina e dell’onore istituzionale”.
L’accesso ai farmaci di prossimità è un obiettivo legittimo. La semplificazione del sistema distributivo anche. Ma quando chi scrive le regole del gioco è anche tra i beneficiari diretti del gioco, è ragionevole che i cittadini chiedano trasparenza sui numeri reali — non quelli presentati da chi ha interesse a difendere la riforma, né quelli amplificati da chi ha interesse ad attaccarla.
I 270 milioni contestati da Gabanelli e i 36 milioni di risparmio rivendicati da Gemmato non sono inconciliabili solo perché uno dei due mente: misurano effetti diversi, su orizzonti diversi, con metodologie diverse. Il problema è che nessun organismo indipendente ha ancora prodotto una valutazione definitiva e pubblica dell’intera operazione.