COVID: LA COMMISSIONE DELLA VERGOGNA: Focus sul “Processo Politico” e sul fango istituzionale. Il bersaglio fisso Conte, e la clamorosa fuga dalle responsabilità di Draghi.

Le commissioni parlamentari d’inchiesta nascono, per dettato costituzionale, con il compito di far luce su eventi di straordinaria gravità nell’interesse della collettività. Dovrebbero essere fari di verità oggettiva, organi mossi da un’etica della trasparenza e dal rispetto rigoroso delle istituzioni. Eppure, la Commissione parlamentare sulla gestione dell’emergenza sanitaria da COVID-19, istituita e blindata dalla maggioranza di centrodestra, ha assunto sin dalle sue prime battute le sembianze di un organo radicalmente diverso: un tribunale politico speciale, orfano di terzietà e piegato alle esigenze della propaganda elettorale permanente. Non si cerca la verità storica su una tragedia collettiva che ha sconvolto il Paese; si cerca la testa di un avversario politico.
Il clima di scontro frontale che ha caratterizzato i lavori è esploso in modo plastico nell’agosto del 2026, con le storiche e infuocate audizioni dei leader dell’opposizione. Quella che doveva essere un’indagine conoscitiva si è trasformata, per ammissione degli stessi protagonisti, in un “plotone d’esecuzione” politico. Questo saggio-inchiesta si propone di smontare i meccanismi di questo teatro istituzionale, svelandone le incongruenze strutturali, le finalità di partito e, soprattutto, le omissioni deliberate che ne minano irreparabilmente la credibilità.
Siamo di fronte a un’anomalia democratica senza precedenti nella storia repubblicana recente. Per la prima volta, uno strumento di indagine parlamentare non viene utilizzato per analizzare i fatti nella loro complessità sistemica, ma viene chirurgicamente programmato come un’arma di distrazione di massa. La claque di Fratelli d’Italia, coadiuvata dagli alleati di governo, ha costruito un perimetro d’indagine talmente asimmetrico da rasentare la farsa: un recinto blindato dove le responsabilità gestionali delle Regioni – molte delle quali a trazione centrodestra – vengono sistematicamente insabbiate, mentre i riflettori rimangono perennemente puntati su un unico e prestabilito bersaglio.

L’intera architettura di questa commissione tradisce un’ossessione geopolitica e interna ben precisa: demolire l’eredità politica del governo che ha affrontato il momento più buio del dopoguerra. Ma nel fare questo, la maggioranza è incorsa in un cortocircuito logico e investigativo clamoroso, un indizio macroscopico che svela il trucco dietro lo show propagandistico. Nel mirino degli inquirenti parlamentari c’è il focus ossessivo sui mesi del 2020, mentre cala un silenzio assordante, quasi protettivo, sull’azione del governo successivo. L’assenza di una convocazione per l’uomo che ha ereditato la gestione post-pandemia e che ha firmato i decreti sulle restrizioni più severe e sui passaporti sanitari obbligatori, solleva interrogativi inquietanti. Perché nessuno ha il coraggio di pronunciare il nome di Mario Draghi a Palazzo San Macuto?
Questo saggio non vuole essere una difesa d’ufficio del passato, ma un atto d’accusa contro la manipolazione del presente. Nelle pagine che seguono analizzeremo, atti alla mano, la violenza verbale delle audizioni-fiume, le carte prodotte per smontare le tesi d’accusa, la scientifica esclusione dei testimoni chiave e il pericolo che questo “precedente” rappresenta per il futuro della nostra democrazia parlamentare. Quando la ricerca della verità viene sostituita dalla sete di vendetta politica, lo Stato cessa di essere arbitro e si fa carnefice. E il processo a Giuseppe Conte ne è la prova più evidente.

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