Scontro Totale a New York: Netanyahu sfida Mamdani all’ONU, mentre la Piazza si Incendia e Finisce in Manette Susan Sarandon

NEW YORK – Il Palazzo di Vetro si trasforma in un ring geopolitico, mentre le strade di Manhattan diventano un campo di battaglia civile. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha registrato uno dei momenti di massima tensione della sua storia recente: uno scontro frontale, politico e istituzionale, che ha visto contrapposti il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Sindaco di New York, Zohran Mamdani, culminato all’esterno con l’arresto della star di Hollywood e attivista Susan Sarandon.
Il J’accuse di Netanyahu dal Podio dell’ONU
La scintilla è scoppiata quando Benjamin Netanyahu ha preso la parola davanti a un’aula parzialmente svuotata dal boicottaggio di decine di delegazioni internazionali. Il premier israeliano non ha usato mezzi termini per rispondere a Zohran Mamdani, il primo cittadino della metropoli ospitante che, nei mesi precedenti, aveva formalmente chiesto l’arresto del leader israeliano in virtù del mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra a Gaza.
Dal podio delle Nazioni Unite, Netanyahu ha sferrato un attacco durissimo, qualificando le dichiarazioni del sindaco come “antisemite” e accusandolo apertamente di “diffondere menzogne” e di strizzare l’occhio alle organizzazioni terroristiche, alimentando così un clima d’odio e insicurezza per la folta comunità ebraica newyorkese.
La Controrisposta di Mamdani: “Non Decidiamo Noi, ma Resta un Ricercato”
La replica del sindaco di New York ha gelato il clima istituzionale a stretto giro di posta. “Le menzogne di Netanyahu non cancellano la realtà del mandato della CPI”, ha tuonato Mamdani attraverso una nota ufficiale.
Il sindaco ha poi dovuto chiarire i confini legali dello scontro: pur ribadendo che Netanyahu dovrebbe rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia internazionale, la municipalità di New York ha ammesso di non avere la giurisdizione per procedere al fermo di un capo di Stato straniero, prerogativa che spetta esclusivamente al governo federale degli Stati Uniti. Mamdani ha però sancito lo strappo politico definitivo, negando a Netanyahu qualsiasi protocollo di accoglienza o benvenuto istituzionale nella Grande Mela.

Caos in Strada: l’Arresto di Susan Sarandon
Mentre dentro il Palazzo di Vetro si consumava lo strappo diplomatico, fuori i blocchi stradali e le cariche della polizia stavano già ridisegnando la geografia della protesta. Migliaia di manifestanti si sono riversati attorno alla sede ONU guidati dal movimento Jewish Voice for Peace.
In prima linea, nel bel mezzo di un’azione di disobbedienza civile pacifica che ha paralizzato il traffico di Manhattan, la polizia di New York (NYPD) ha fatto scattare le manette per decine di attivisti. Tra di loro, il volto più noto è stato quello dell’attrice premio Oscar Susan Sarandon. Icona storica dell’attivismo pacifista e per i diritti civili, la Sarandon è stata presa in custodia e scortata dagli agenti in questura, diventando il simbolo visivo di una New York profondamente polarizzata e incendiata dal conflitto in Medio Oriente.
L’America si risveglia così divisa in due: da un lato la fermezza militare di Tel Aviv rivendicata sul podio più importante del mondo, dall’altro una metropoli e le sue istituzioni in aperta rivolta contro la presenza del premier israeliano.

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