LA FACCIA DI BRONZO DELLO STABILICUM:LA CLAMOROSA GIRAVOLTA DI MELONI SULLA LEGGE ELETTORALE

C’era una volta una leader che urlava allo “scandalo” se un governo osava blindare le regole del voto con la questione di fiducia. Quella leader era Giorgia Meloni nel 2017. Oggi, la stessa firma che ieri gridava al colpo di mano sigilla l’approvazione dello Stabilicum con lo stesso, identico metodo autoritario. Una metamorfosi politica fulminea e imbarazzante, che trasforma la coerenza sbandierata per anni in un lontano ricordo di convenienza.

Il cortocircuito della memoria

Nove anni fa, dai banchi dell’opposizione, le tesi della destra erano scolpite nella pietra: le “regole del gioco” non si cambiano a colpi di maggioranza, il Parlamento non può essere esautorato, i cittadini devono poter scegliere. Parole sacrosante, che oggi suonano come una condanna inappellabile scritta di proprio pugno.

La realtà del 2026 ci consegna invece uno spettacolo speculare e opposto:

  • Ieri: La denuncia contro un sistema che calpestava la sovranità popolare.
  • Oggi: Il ricorso sistematico alla fiducia per blindare una riforma elettorale ritagliata su misura per le esigenze di palazzo della maggioranza.

Quando il potere cancella le promesse

La parabola dello Stabilicum dimostra come il potere in Italia soffra di una cronica perdita di memoria. Non si tratta di una legittima evoluzione politica, ma di una giravolta lampante, resa ancora più stridente dall’esistenza di archivi video impossibili da cancellare. Il paradosso è servito: per difendere la stabilità si è scelta la strada della restaurazione, dimostrando che le lezioni di stile democratico valgono solo quando a governare sono gli altri.

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