Ennesimo scempio all’insaputa: Governo infila in extremis le trivelle nei parchi, marchetta all’ENI?

18/05/2017 – Poche righe, e si ritorna indietro di mesi. Una delle solite “manine magiche” del governo ha infatti reintrodotto una folle norma che avevamo scongiurato, dopo una lunga battaglia, nella versione approvata in commissione ambiente: la possibilità di trivellare nei parchi e nelle aree protette.

La manina ha aggiunto, con il vergognoso articolo 5, poche parolette magiche dall’apparenza innocua, e cioè: “fatte salve le attività estrattive in corso e quelle strettamente conseguenti”. E siccome il diavolo è nei dettagli, tutto ciò significa che possono essere tranquillamente aggiunti pozzi nuovi di servizio a quelli esistenti. Il sì al provvedimento Parchi era condizionato a questo articolo. È sempre la stessa storia, ci ritroviamo sempre alla casella del via: i petrolieri alzano il telefono e il governo ottempera prontamente.

loading…



Perfino quell’espressione, “Strettamente conseguenti”, è un altro diabolico dettaglio, insieme a quel modo di scrivere assolutamente non tecnico e non preciso: attività estrattive. Cosa intende il governo? Prospezione? Ricerca? Coltivazione? Sono questi i termini che indicano con precisione l’attività. Invece qui si parla soavemente di “attività estrattiva”, a significare in sintesi: tutto. Tutto è permesso, tutto si può, si potranno riavviare permessi già ottenuti, proseguire con quelli a metà, trivellare e distruggere definitivamente il patrimonio ambientale italiano. Il governo con questo articolo firma un assegno in bianco e lo offre ai petrolieri. Ma quali sono i pozzi esistenti nei parchi? Un piccolo esempio: quelli Eni nel parco della Val D’Agri. Ecco cosa c’è in ballo con quelle poche righe.

Noi voteremo NO, ancora una volta, alla cessione delle aree più preziose del territorio italiano a chi ci fa su i soldi. Voteremo no per amore dei parchi, dell’ambiente, del paesaggio, e per amore della Basilicata. Non ci avrete mai, come volete voi. – FONTE

Petrolio in Val d’Agri: Eni pronta a ripartire ma la Regione frena

Ammonta a 232 tonnellate la quantità di greggio finora recuperata dall’Eni in seguito alla perdita di idrocarburi da uno dei serbatoi di stoccaggio del Centro Olio Val d’Agri di Viggiano e Grumento Nova, dopo lo stop circa un mese fa (15 aprile) della Regione Basilicata, che ha bloccato la produzione di idrocarburi con effetti importanti anche su quella nazionale.

Ma si dovranno recuperare ancora circa 200 tonnellate di greggio, secondo le stime presentate dalla compagnia petrolifera alla Regione, nella Conferenza dei servizi per l’approvazione del Piano di caratterizzazione redatto dall’Eni.

In base al volume totale di prodotto smaltito con le autobotti e alla relativa concentrazione di idrocarburi totali riscontrata, la società ha stimato che il recupero avverrà tra maggio e luglio.
Ma si andrà avanti con le operazioni di emungimento fino al completo recupero del greggio disperso, fino a quando, cioè, nei pozzetti si rileverà solo la presenza di acqua. Il rapporto acqua e idrocarburi è già ora in netto miglioramento; la percentuale di greggio rilevata è minima, a dimostrazione dell’efficacia delle barriere di contenimento. Certo sarà più difficile risalire a quanto successo nei mesi passati e a quando si è verificata l’infiltrazione di greggio attraverso il bacino di contenimento finendo poi nel canale di scolo esterno al Centro Olio.

Per quantificare e valutare il pregresso ci vorrà tempo e ancora controlli e carotaggi.

È certo che dopo l’individuazione della perdita (nei primi giorni di febbraio) e la messa a punto dei cordoni di sicurezza, non c’è pericolo di ulteriori fuoriuscite e lo stesso fiume Agri e l’invaso del Pertusillo sono risultati esenti da contaminazione. Eppure le preoccupazioni di una popolazione già allarmata si sono accresciute anche alla luce dell’attuale «sottostima dell’impatto della comunicazione», come evidenziato dallo stesso ad di Eni, alimentando di fatto il clima di forte sfiducia con i cittadini.

Di qui la linea di «massimo rigore» adottata dalla Regione con prescrizioni molto stringenti alla società su messa in sicurezza, piano di caratterizzazione e ammodernamento del Centro Olio. E se l’Eni si è detta pronta a riprendere la produzione in Val d’Agri tra la fine di maggio e i primi di giugno – «compatibilmente con le autorizzazioni necessarie, l’Eni sarebbe pronta per riprendere la produzione in Val d’Agri tra la fine di maggio e i primi di giugno» ha detto in questi giorni il capo dell’upstream del gruppo –, in ogni caso, bisognerà attendere gli esiti di un’ispezione straordinaria nell’impianto prevista a fine mese da Ispra e Arpa Basilicata e un nuovo atto di giunta che modifichi quello con cui è stato imposto lo stop di 90 giorni.

Ripresa dell’attività e bonifica procedono comunque parallelamente. Il «piano di caratterizzazione» dell’Eni, con le integrazioni imposte dalla Regione è stato implementato dalla società che ha previsto di effettuare 146 sondaggi di cui 94 al di fuori del Cova, per un orizzonte temporale di 3-4 mesi di lavoro con squadre che operano in parallelo. Tra le prescrizioni, l’allargamento dell’area da sottoporre a indagine per timore dell’estendersi della contaminazione dopo i controlli sulle acque del canale di drenaggio del Consorzio industriale a ridosso della Fondovalle dell’Agri, che hanno portato allo stop del Cova.

La Regione, inoltre, ha autorizzato, in via sperimentale per 20 giorni, l’impianto mobile di trattamento delle acque dell’Eni, con esame delle acque reflue in entrata e in uscita, facendo però ancora ricorso alle autobotti (sono centinaia quelle utilizzate), per essere certi che l’impianto operi in perfetta sicurezza. E mentre si alza al massimo l’attenzione, i sindaci di Viggiano e Grumento Nova hanno presentato un esposto denuncia per inquinamento ambientale, nonché una richiesta di risarcimento dei danni ambientali, di salute pubblica e di immagine del territorio. ilSole24ore del 17/05/2017

 

Diventa sostenitore di L’Onesto clicca mi piace sulla pagina facebook