Bomba in Consip, il pm Woodcock indagato per violazione del segreto d’ufficio

27/06/2107 – Il pm di Napoli Henry John Woodcock è indagato dalla procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta Consip, per violazione del segreto d’ufficio. L’indagine è quella relativa alla fuga di notizie che nello scorso dicembre in relazione a presunti avvertimenti sull’esistenza dell’indagine ai dirigenti della Consip, che sarebbero stati veicolati dal vertice dell’Arma dei carabinieri e dal ministro Luca Lotti. Il pm napoletano secondo le ricostruzioni del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Mario Palazzi sarebbe uno degli artefici di quella fuga di notizie che portò il Fatto Quotidiano a dicembre scorso a dare notizie delle indagini a carico del ministro dello Sport Luca Lotti e del comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette. Woodcock potrà chiarire la sua posizione nei prossimi giorni: è stato convocato dai colleghi romani per un interrogatorio.

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Intanto questo pomeriggio per lo stesso filone sarà interrogato ancora il vicecomandante del Noe, Alessandro Sessa che è stato iscritto nel registro degli indagati perché in un suo precedente interrogatorio da testimone, poco più di un mese fa, non aveva negato di essere stato informato regolarmente dal capitano Gianpaolo Scafarto sugli sviluppi dell’inchiesta che lambisce gli interessi dei Renzi. Aveva però sostenuto di non avere fatto rapporto al generale comandante del Noe, Sergio Pascali, almeno fino al 6 novembre 2016 (quando ci fu una prima fuga di notizie) «e il generale bruscamente mi chiamò per essere informato».

Si legge infatti nel capo d’imputazione che Sessa: «nella sua qualità di ufficiale in servizio presso il comando carabinieri Tutela ambiente di Roma, vicecomandante preposto all’articolazione di polizia giudiziaria delegata alle indagini in relazione alla vicenda Consip» avrebbe detto il falso per «sviare l’indagine relativa all’accertamento degli autori mediati e immediati della violazione del segreto a favore degli amministratori Consip».

Scafarto da parte sua sostiene una cosa diversa. Dice che il colonnello aveva informato il generale mesi prima, già a giugno. Due versioni in contrasto. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi sembrano credere a Scafarto che avrebbe mostrato alcuni messaggini WhatsApp che sbugiardano il colonnello.
Scafarto aveva già fatto allusioni a un ruolo centrale del colonnello. «Per quanto attiene al generale Pascali – aveva messo a verbale – atteso che dalle intercettazioni emergevano suoi rapporti con il generale Saltalamacchia (comandante dei carabinieri in Toscana, indagato per una presunta fuga di notizie a beneficio di Tiziano Renzi, ndr) a sua volta amico di Marroni, portai i relativi brogliacci al colonnello Sessa, lasciando che decidesse lui cosa fare».



Nell’interrogatorio del 10 maggio, Scafarto aveva aggiunto: «Non so cosa abbia fatto. Certamente il generale Pascali è stato informato, ma non so in quali termini, dopo il 6 novembre 2016». Affermazioni che ora Scafarto ha parzialmente modificato, in quanto già a giugno avrebbe rimproverato Sessa, via messaggino, «di avere fatto male ad informare il Capo».

Il colonnello Sessa, è già ascoltato l’8 giugno scorso da indagato, e oggi i pm intendono chiarire altri passaggi rimasti ad oggi oscuri e che riguardano sempre messaggi WhatsApp che Sessa e Scafarto si sono scambiati. In particolare, il 23 settembre 2016 Scafarto scrive al suo superiore: «Mi ha chiamato H (pm Henry John Woodcock, ndr) . Cose brutte. Poi le dico (…)”. Il giorno seguente, il 24 settembre, Sessa scrive a Scafarto: «Sono stato mezz’ora al tel col doctor (pm di Napoli Henry John Woodcock, ndr)». «Problemi?», chiede Scafarto, «tra un pò – dice Sessa – ti chiamo e ti dico (…) oltre alle arance anche i limoni». Ielo e Palazzi due settimane fa hanno già chiesto conto del contenuto di questi messaggi, ritenuti criptici. In particolare volevano capire quali fossero queste «cose brutte» che sarebbero emerse in un incontro tra Scafarto e Woodcock. Al riguardo Sessa non ha saputo, o voluto, dare una spiegazione specifica, tanto da «avvalersi della facoltà di non rispondere».

Cosa farà quest’oggi il colonnello Sessa? Deciderà di rispondere alle domande degli inquirenti o prenderà ancora tempo? E Woodcock? fonte

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