Istat, a luglio crollo degli inattivi e la disoccupazione sale all’11,3%. Quella giovanile al 35,5%

31/08/2017 – Il tasso di disoccupazione sale a luglio all’11,3% Lo comunica l’Istat segnalando un aumento di 0,2 punti percentuali da giugno. Il dato però si accompagna a un aumento degli occupati, + 59 mila unità, e un drastico calo degli inattivi, -115 mila. Aumenta quindi la quota di persone che pur non avendo un lavoro si mette alla ricerca, e questo fa crescere il tasso di disoccupazione, cioè il numero di persone che sono a caccia di un impiego ma non lo trovano. Risale, per lo stesso motivo, anche la disoccupazione giovanile che si attesta al 35,5%.

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Per la prima volta dal 2008, torna sopra quota 23 milione il numero totale degli occupati: a luglio ha raggiunto quota 23.063 persone. Se si scorporano invece i dati sui nuovi occupati si evidenzia un aumento di 42 mila unità dei lavoratori dipendenti (23 mila stabili e 19 mila a termine) e 17 mila indipendenti. Su base tendenziale, cioè rispetto a luglio 2016, il numero di occupati sale di 294 mila unità: la crescita interessa uomini e donne e riguarda i lavoratori dipendenti (+378 mila, di cui +286 mila a termine e +92 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-84 mila). Nello stesso periodo diminuiscono sia i disoccupati (-0,6%, -17 mila) sia, soprattutto, gli inattivi (-2,4%, -322 mila).

I dati per fasce d’età e l'”effetto Fornero”. È importante, come sempre, guardare il dato suddiviso per classi di età per comprendere cosa spinge l’aumento degli occupati. Il numero di nuove persone con un impiego sale di 12 mila unità nella fascia 15-24 anni e di 7 mila unità tra 25 e 34 anni. Scende invece nel’area centrale, tra i 35 e i 49 anni. Il balzo vero si registra tra gli over 50, prevalentemente ma non solo per effetto delle riforme pensionistiche,da ultima la riforma Fornero, che mantengono più a lungo le persone al lavoro, confermando un trend che prosegue già da molti anni.



Le conseguenze dell’invecchiamento. Rilevante è poi il contirbuto della componente demografica: in una popolazione che tende a invecchiare sempre di più è naturale che cresca la quota di occupati nelle fasce di età più avanzate. Da alcuni mesi l’Istat quindi “ripulisce” il dato della crescita tendenziale degli occupati proprio dalla componente demografica. Il risultato è che l’aumento interessa in modo più equilibrato tutte le fasce di età, come emerge dalla tabella. – fonte

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