Calabria: arrestato il sindaco di Bova Marina. Aveva appena aderito al PD

ndrangheta07/12/2016 – Ancora una volta a inguaiare sindaci, assessori e amministratori pubblici in Calabria è il sistema della raccolta dei rifiuti. Un business milionario che, oltre a ingolosire le cosche della ‘ndrangheta, pronte ad allungare i tentacoli, finisce anche per attirare l’attenzione di pubblici amministratori, interessati a scendere a patti con i clan, favorendone e agevolandone gli appalti a loro favore, in cambio di denaro. Il sistema corruttivo è stato smascherato dai carabinieri del gruppo di Reggio Calabria che, sotto le direttive della procura distrettuale antimafia, hanno arrestato il sindaco di Bova Marina Vincenzo Crupi, il vice sindaco di Brancaleone Giuseppe Abenavoli, l’ex sindaco di Melito Porto Salvo Giuseppe Iaria e due assessori del Comune di Brancaleone, Giuseppe Marino e Alfredo Zappia. Travaglio fa troppe domande su corruzione e legge elettorale: Renzi letteralemente in crisi In manette sono finiti anche due ex dirigenti Carmelo Barbaro, ingegnere alla provincia di Reggio Calabria, e Francesco Maisano, dirigente dell’ufficio tecnico al Comune di Melito Porto Salvo. Crupi proprio martedì aveva aderito al Pd. Il sindaco di Bova posto ai domiciliari è figlio di Pasquino, meridionalista e storico tra i più apprezzati nel Meridione d’Italia, morto qualche anno fa. Un avviso di garanzia è stato, inoltre, recapitato al consigliere regionale Francesco Cannizzaro, eletto nella lista di centrodestra. Cannizzaro, secondo quanto sostengono i magistrati, avrebbe ottenuto appoggi elettorali dalla cosca Paviglianiti. Il Segnalatore – Una storia di corruzione all’Italiana Esplora il significato del termine: Per tutti le accuse vanno dalla corruzione al concorso esterno in associazione mafiosa, turbativa d’asta, estorsione, falsa testimonianza. L’inchiesta «Ecosistema» che ha portato in carcere in tutto quattordici persone, con arresti eseguiti anche a Roma e Urbino, ha evidenziato anche l’influenza delle cosche alle consultazioni comunali del 2014, a San Lorenzo. Secondo i magistrati reggini la famiglia di ‘ndrangheta dei Paviglianiti avrebbe gestito l’elezione del sindaco e di parte del consiglio comunale del piccolo centro del basso ionio reggino. Negli anni scorsi il comune di San Lorenzo era stato monitorato per presunte infiltrazioni mafiose. Nonostante la relazione dei commissari che ipotizzavano condizionamenti mafiosi su alcune scelte dell’amministrazione comunale, il Comune non venne sciolto. Il sindaco dell’epoca si dimise, però, subito dopo. Per indire nuove elezioni c’è voluto tempo; solo quando i Paviglianiti ebbero contezza di aver trovato l’uomo giusto da candidare alla poltrona di sindaco, diedero l’assenso per fissare la tornata elettorale. Anche questo emerge dall’operazione «Ecosistema» che è il proseguimento di altre due inchieste, «Ada» e «Ultima spiaggia», avviate in precedenza dalla magistratura di Reggio Calabria che, oltre al clan dei Paviglianiti, aveva disarticolato la cosca Iamonte, una delle principali famiglie di ‘ndrangheta calabresi.Per tutti le accuse vanno dalla corruzione al concorso esterno in associazione mafiosa, turbativa d’asta, estorsione, falsa testimonianza. L’inchiesta «Ecosistema» che ha portato in carcere in tutto quattordici persone, con arresti eseguiti anche a Roma e Urbino, ha evidenziato anche l’influenza delle cosche alle consultazioni comunali del 2014, a San Lorenzo. Secondo i magistrati reggini la famiglia di ‘ndrangheta dei Paviglianiti avrebbe gestito l’elezione del sindaco e di parte del consiglio comunale del piccolo centro del basso ionio reggino. Negli anni scorsi il comune di San Lorenzo era stato monitorato per presunte infiltrazioni mafiose. Nonostante la relazione dei commissari che ipotizzavano condizionamenti mafiosi su alcune scelte dell’amministrazione comunale, il Comune non venne sciolto. Il sindaco dell’epoca si dimise, però, subito dopo. Per indire nuove elezioni c’è voluto tempo; solo quando i Paviglianiti ebbero contezza di aver trovato l’uomo giusto da candidare alla poltrona di sindaco, diedero l’assenso per fissare la tornata elettorale. Anche questo emerge dall’operazione «Ecosistema» che è il proseguimento di altre due inchieste, «Ada» e «Ultima spiaggia», avviate in precedenza dalla magistratura di Reggio Calabria che, oltre al clan dei Paviglianiti, aveva disarticolato la cosca Iamonte, una delle principali famiglie di ‘ndrangheta calabresi. – FONTE CONTINUA A LEGGERE
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