Torino, cricca dei favori: indagato il PM Padalino per abuso d’ufficio

20/11/2018 – Negli anni di Mani Pulite, nel ruolo di giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, si era ritrovato spesso a interrogare molti degli indagati finiti in manette a seguito delle indagini del pool di Antonio Di Pietro. In quella valanga di accuse, alcuni dovevano rispondere anche di «abuso d’ufficio», uno dei reati diventati famosi nella stagione di Tangentopoli. Adesso, Andrea Padalino, si ritroverà in quello stesso tribunale a dover rispondere dell’identico reato. Per fatti accaduti a Torino, dove è stato per molti anni pubblico ministero, seguendo inchieste importanti: terrorismo, pubblica amministrazione, criminalità organizzata, Tav.

La vicenda, che lo ha portato ad essere iscritto nel registro degli indagati della procura di Milano, nasce dall’inchiesta sul giro di favori emerso all’interno della procura torinese. In questo fascicolo sono indagati l’avvocato Pier Franco Bertolino, l’appuntato dei carabinieri Renato Dematteis e altre cinque persone accusate anche di corruzione in atti giudiziari. Ad indagare sul pm Padalino, non più in servizio negli uffici di Torino ma presso la procura di Alessandria, è il collega milanese Eugenio Fusco. Non è escluso che il magistrato, difeso dall’avvocato Massimo Di Noia, possa essere interrogato nei prossimi giorni.

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I presunti favori
La storia dei favori in procura si intreccia con molte vicende personali degli indagati: amicizie, frequentazioni, rapporti lavorativi. Le accuse dell’inchiesta torinese, coordinata dai pm Saverio Pelosi, Livia Locci e Paolo Toso, si articola su più fronti. L’avvocato Bertolino è sospettato di aver rivelato a due persone coinvolte in un grosso traffico di stupefacenti, l’esistenza di un’indagine dei carabinieri nata a seguito di un sequestro di 71 kg di droga. Mentre l’appuntato Dematteis, per anni in forza al personale dell’Arma in servizio in procura, ed amico dell’avvocato Bertolino, avrebbe violato «il divieto di consigli circa la scelta del difensore». A 4 persone avrebbe consigliato di nominare il legale come «difensore di persona offesa». Inoltre, avrebbe fatto in modo che i procedimenti collegati a queste persone venissero assegnati al pool Criminalità Organizzata «in violazione dei criteri di assegnazione automatica».

E In numerosi casi il magistrato titolare dei fascicoli era il pm Andrea Padalino. Il procuratore capo Armando Spataro, a fronte del materiale raccolto, aveva inviato un corposo faldone di documenti ai colleghi di Milano, per competenza. Da qui l’iscrizione. Tra le carte ci sarebbero molte intercettazioni telefoniche che chiamerebbero in causa Padalino. – [LaStampa]
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