Arrestati vertici di Blutec: distratti soldi per Termini Imerese

12/03/2019 – Sono stati arrestati il presidente e l’amministratore delegato della Blutec Spa, la società che controlla l’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese e che avrebbe dovuto far partire un grande piano di rilancio per il sito per cui aveva ricevuto fondi pubblici. Invece l’indagine dalla Guardia di Finanza della città in provincia di Palermo ha scoperto che i finanziamenti ricevuti dallo Stato venivano usati per altri scopi, cosa che ha portato entrambi ad una accusa per malversazione a danno dello Stato a cui si è aggiunta una misura interdittiva con il divieto di esercitare imprese e uffici direttivi per 12 mesi. È stato anche emesso un decreto di sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale e delle relative quote sociali della Blutec Spa e delle disponibilità finanziarie, immobiliari e mobiliari degli indagati per un importo di oltre 16,5 milioni di euro.

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LANDINI CGIL: L’arresto dei vertici di Blutec è un fatto “molto grave”, ed è “importante che il Ministero dello Sviluppo economico, dove sono stati fatti gli accordi, riconvochi tutte le parti per affrontare la situazione e lo faccia in tempi rapidi”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine della cerimonia per i 60 anni del Cnel. “Il governo deve farsi garante di trovare una soluzione per Termini Imerese e di tutelare i livelli occupazionali”, ha sottolineato Landini.

Speculazione finanziaria e spese fantasma, come quella per un costoso software mai arrivato a Termini Imerese. Così, secondo gli inquirenti, i vertici di Blutec, l’azienda scelta dal governo Renzi per salvare lo stabilimento, hanno invece fatto sparire 16,5 milioni di euro. Soldi pubblici che sarebbero dovuti servire appunto al rilancio del polo ex Fiat e che però Roberto Ginatta, il presidente del Cda finito agli arresti domiciliari insieme all’amministratore delegato Cosimo Di Cursi, “non si sognava di investire” in Sicilia, come racconta agli investigatori delle Fiamme gialle uno dei testimoni dell’inchiesta. Per questo il gip di Termini Imerese definisce “indubbia” la volontà di Ginatta e Di Cursi di usare i 21 milioni di euro versati all’azienda per “una destinazione diversa“. “Una volta arrivato questo finanziamento, ho avuto serie difficoltà con il dottor Ginatta in quanto non mi autorizzava a saldare i fornitori”, racconta infatti alla Guardia di finanza di Palermo il responsabile degli acquisti del gruppo.

Ginatta, buon amico e socio in affari di Andrea Agnelli, è l’uomo scelto dal governo Renzi nel dicembre 2014 per salvare lo stabilimento siciliano fermato da Fiat nel 2011. “Dopo Terni, Piombino, Gela, Trieste, Reggio Calabria, Electrolux, Alitalia, oggi accordo su Termini Imerese. Domani Taranto. Anche questo è Jobs act“, esultava proprio il premier Matteo Renzi, in un tweet del 23 dicembre di quell’anno. Quattro anni più tardi il giudice Stefania Gallì mette in fila nella sua ordinanza i “gravi indizi di colpevolezza” a carico di Ginatta e Di Cursi che devono rispondere di malversazione ai danni dello Stato.

Il gip scrive che i vertici Blutec “hanno gestito il finanziamento del tutto a prescindere dalla destinazione prevista e per la quale era stato erogato e alla data in cui la somma ottenuto in conto anticipo avrebbe dovuto risultare debitamente impiegata si era dispersa in diversi e ulteriori canali”. Il finanziamento di cui parla il gip si riferisce all’accordo di programma che la Blutec spa aveva sottoscritto nel 2015 con i dicasteri dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali, con la Regione siciliana e il Comune di Termini Imerese, per un importo complessivo di circa 95 milioni di euro, chiedendo agevolazioni pubbliche per oltre 71 milioni. A partire dal dicembre 2016, sono stati erogati alla società circa 21 milioni euro a titolo di anticipazione, ma come ilfattoquotidiano.it aveva raccontato già a gennaio 2018, gli investimenti industriali a cui i fondi erano vincolati non sono mai stati realizzati. Continua su FONTE
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